Rendition, il thriller politico del post 9/11
Rendition - Detenzione illegale (Rendition) Gavin Hood, 2007 (Usa, Sudafrica), 120’ anteprima italiana: 21 ottobre 2007 (RomaFilmFest) uscita italiana: 29 febbraio 2008 voto su C.C. 
La “extraordinary rendition” è una procedura che comporta la cattura e successiva deportazione e detenzione eseguita in ambito di paralegalità di un sospetto terrorista. Anche se già utilizzata in precedenza, dopo gli attentati alle Twin Towers la extraordinary rendition è stata messa in atto più frequentemente – anche in Italia, con il sequestro dell’imam egiziano Abu Omar – destando sempre maggiori perplessità e in alcuni casi avendo come conseguenza anche procedimenti giudiziari a carico degli agenti che la avevano messa in atto. Il regista sudafricano Gavid Hood (Tsotsi) partendo da questi presupposti confeziona un thriller piuttosto classico e ben diretto, nonché una non celata critica alla Rendition, mostrata in tutta la sua brutalità – e certamente con maggior effetto perché subita da un “innocente” in cui non è difficile impersonarsi.
Un cittadino egiziano (Omar Metwally), da anni residente in America ed ivi felicemente “sposato con prole”, viene intercettato di ritorno da un volo transoceanico e trasferito in una prigione mediorientale perché sospettato di aver rapporti con un gruppo di terroristi. Avrà a che fare con il giovane agente CIA Freeman (Jake Gyllenhaal) e con uno spietato carceriere (Yigal Naor), la cui vita privata è sconvolta dalle azioni di una figlia “ribelle” (Zineb Oukach). Dall’altro lato dell’Oceano la giovane moglie (Reese Witherspoon) farà di tutto per poterlo salvare, scontrandosi con la glaciale Meryl Streep, consueta lady di ferro.
Hood dirige abilmente uno script valido, facendo la spola tra il polveroso Medio Oriente e i brillanti interni americani. Il regista riesce nel non semplicissimo compito di evitare facili moralismi, restando abbastanza imparziale nel raccontare tra documentario e finzione questa storia a tratti aberrante. La spy story si intreccia bene con le numerose “sottotrame” presenti nella narrazione, che non manca di qualche interessante virtuosismo – vedi la gestione dei piani temporali. Ben interpretato da un cast decisamente all’altezza, Rendition non compie però l’ulteriore salto di qualità che lo avrebbe reso un film da ricordare, poiché il soggetto manca di una idea davvero originale o sorprendente. Il film scorre infatti sui binari prefissati e arriva fino alla conclusione senza sbavature; apprezzabile la scelta di evitare per questa storia così credibile ed attuale un finale completamente a “tarallucci e vino”, che avrebbe stonato troppo riportando la pellicola ad una atmosfera terribilmente hollywoodiana. Meno apprezzabili le condizioni in cui abbiamo potuto vedere questo film: eravamo infatti all'interno della mongolfiera Salacinema Lotto – forse adatta per le estrazioni del bingo, certo non per sostituire una sala cinematografica–, affiancati da un gruppo di zitelle venete che disquisiva amabilmente durante tutta l'ora e mezza di proiezione riguardo ogni più insignificante particolare («uhh l'ho riconosciuto, quello è il porto di Algeri», «ma come è possibile, il tizio non era morto?») salvo poi alzarsi rumorosamente lasciando la sala appena iniziati i titoli di coda. Nonostante ciò, possiamo affermare che Rendition è il meglio che si può chiedere al cinema americano per questo genere.
|