La tragica storia di Daniel Pearl

A Mighty Heart - Un cuore grande (A Mighty Heart) Michael Winterbottom, 2007 (Usa), 108' uscita italiana: 16 novembre 2007 voto su C.C. 
Raccontare una storia “vera”, per di più estremamente tragica ed assolutamente recente, non è semplice. Michael Winterbottom, ormai autore di docu-fiction in serie – da The Road to Guantanamo in giù – ci riesce discretamente puntando tutto sull’indubbio impatto emotivo dell’avvenimento e su una sorprendente interpretazione di Angelina Jolie, credibile e lontana dal “personaggio” che spesso ha contribuito a costruirsi.
Tratta dal libro scritto dalla stessa Mariane Pearl (la Jolie nel film), la storia narra la tragica vicenda di un giornalista, Daniel Pearl (interpretato da Dan Futterman), responsabile per il Sud dell'Asia del Wall Street Journal, rapito ed in seguito barbaramente giustiziato – esecuzione a cui tutto il mondo poté assistere – nei primi mesi del 2002 da un gruppo di fondamentalisti islamici.
Lo stile di Winterbottom è il consueto, con montaggio serratissimo e grande attenzione al mondo del giornalismo e della comunicazione. Il suo è un docu-film, documentario fittizio ma molto efficace nel raccontare la storia mantenendo quanto più possibile la “giusta distanza” dalle emozioni, evitando un eccessivo coinvolgimento. La grandissima forza di Mariane (incinta di sei mesi all’epoca del rapimento) è abilmente enfatizzata, fino all’ultimo agghiacciante grido di fronte alla ineluttabile certezza che ogni speranza è andata persa. Come detto, l’interpretazione della Jolie è decisamente all’altezza, così come quelle del resto del cast, in parte e mai sopra le righe. Winterbottom, già “castigatore” degli USA nel suo film-denuncia sul disprezzo dei diritti umani in quel di Guantanamo, decide di spostare lo sguardo anche sull’altra faccia della medaglia, sul mondo del fondamentalismo islamico, facendo però ben attenzione a non incappare in facili generalizzazioni – significativo il modo in cui sono proposti i numerosi “indigeni” che supportano Mariane durante i tragici giorni di attesa, in netto contrasto ad esempio con la insopportabile agente FBI che fa capolino solo in poche scene. Il risultato è un film sufficientemente equilibrato, che manca però di un approfondimento sul contesto in cui gli eventi ebbero luogo e sulle conseguenti implicazioni politiche, culturali e morali. Winterbottom preferisce limitarsi a raccontare la storia di Mariane, la sua terribile tragedia ma anche il suo ammirabile coraggio nell’affrontarla. D’altronde, come afferma la donna in una delle sequenze finali del film, questo è l’unico modo in cui reagire: non permettere ai terroristi di raggiungere il loro obbiettivo. Non avere paura.
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