
Il treno per Darjeeling(The Darjeeling Limited)Wes Anderson, 2007 (Usa), 91’
anteprima italiana: 3 settembre 2007 (
Festival di Venezia)
uscita italiana: 30 aprile 2008
voto su
C.C. 
Di Anderson in Anderson. Dopo aver parlato, pochi giorni fa, del capolavoro di Paul Thomas (
There Will Be Blood) siamo di fronte all’omonimo geniale cineasta americano, Wes, che con l’ormai fidata truppa di amici e compagni di ventura (
Roman Coppola,
Owen Wilson,
Jason Schwartzman,
Anjelica Houston) mette in scena un’altra perla delle sue, piena di stile, sottile ironia e meravigliose ambientazioni. Dopo
I Tenenbaum e
Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, l’ottimo Wes sceglie di mantenere parte del suo cast preferito (c’è anche un cameo per
Bill Murray, che “apre” il film) e trasferirsi nella mistica India. Il risultato è una delle sue opere più riuscite.
I fratelli Whiteman, Francis (Owen Wilson), Peter (Adrien Brody) e Jack (Jason Schwartzman, cantante fallito, tra gli autori dello script), intraprendono un viaggio spirituale attraverso l’India per provare a ricucire il loro rapporto, che negli anni si è deteriorato. La traumatica morte del padre e la fuga della madre – divenuta una asceta e vera causa del viaggio – hanno spinto infatti i tre fratelli a separarsi, finendo col non avere più fiducia l’uno nell’altro. A bordo del fatiscente e pittoresco Darjeeling Limited ed in giro per l’India i Whiteman vivono una serie di avventure ed esperienze assurde che li condurranno a raggiungere la sfuggente madre (Anjelica Houston) e infine a ritrovare il perduto feeling.
Il cinema di Wes Anderson è assolutamente caratteristico: il singolare gusto per le ambientazioni e per ogni altro minimo particolare (meravigliosi i costumi della nostra Milena Canonero); le storie surreali, quasi fiabesche, ironiche ma mai prive di una certa di malinconia; le interpretazioni sopra le righe dei protagonisti, sono il comune fil rouge che collega tutte le sue originalissime opere.
The Darjeeling Limited (no comment per il titolo italiano…) è l’esasperazione di questo stile, una specie di opera d’arte post moderna che quasi si allontana dal cinema come siamo abituati a concepirlo.
Come ne Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, Anderson si diverte a costruire uno straordinario mezzo di trasporto-palcoscenico su cui far recitare i suoi protagonisti: il Darjeeling Limited non è meno bizzarro ed articolato del sottomarino che ha come capitano Bill “Cousteau” Murray. E il giovane regista utilizza ogni occasione per mostrarcene tutti gli angoli, ogni curatissimo dettaglio – buon esempio la carrellata-sogno a cui assistiamo durante la comunicazione “muta” tra i fratelli e la rediviva madre, in cui possiamo scorgere tra i diversi mini-set oltre al già citato Murray anche Natalie Portman, protagonista con Schwartzman del corto/prologo Hotel Chevalier, proiettato prima del film.
Accompagnati da una immancabile vagonata di valigie griffatissime – appartenute al defunto padre – i fratelli viaggiano in lungo e in largo per l’India, mostrandoci scorci meravigliosi e cordialissimi indigeni. Anderson muove la camera magistralmente, fa uso continuo dello zoom e adopera con saggezza il sempre “pericoloso” effetto slow motion. Accompagnato da un altro fidato collaboratore (il direttore della fotografia Robert Yeoman) e da squadre di capacissimi scenografi-carpentieri e set designer, l’ottimo Wes riesce a costruire le consuete originalissime ambientazioni, esotiche e stilizzate.
Anche la soundtrack è molto ricercata, e vive grazie all'ipod munito di casse perennemente portato a spasso da Schwartzman (già autore della canzone-sigla del telefilm OC, per cui andrà all'inferno).
I tre protagonisti stanno bene al gioco e ci regalano alcuni siparietti davvero esilaranti – come la loro mania per i medicinali indiani, che si scambiano e utilizzano in continuazione o la perenne lite sul possesso degli averi, materialissimi, del padre – coinvolti in discorsi spesso assurdi o incredibilmente infantili.
Anderson, semplicemente unico nel suo genere, è uno di quei registi da tutto o niente: o lo ami, o lo odi. Noi lo adoriamo.
Imperdibile.