In viaggio per l'India a bordo del Darjeeling Limited - Pianosequenza.net
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 Cimino... di Emanuele P.
 
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Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.

Ingmar Bergman
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In viaggio per l'India a bordo del Darjeeling Limited
a cura di Emanuele P. (del 10/03/2008 @ 09:15:03, in Anteprime, linkato 2665 volte)

Il treno per Darjeeling
(The Darjeeling Limited)
Wes Anderson, 2007 (Usa), 91’
anteprima italiana: 3 settembre 2007 (Festival di Venezia)
uscita italiana: 30 aprile 2008
voto su C.C.

Di Anderson in Anderson. Dopo aver parlato, pochi giorni fa, del capolavoro di Paul Thomas (There Will Be Blood) siamo di fronte all’omonimo geniale cineasta americano, Wes, che con l’ormai fidata truppa di amici e compagni di ventura (Roman Coppola, Owen Wilson, Jason Schwartzman, Anjelica Houston) mette in scena un’altra perla delle sue, piena di stile, sottile ironia e meravigliose ambientazioni. Dopo I Tenenbaum e Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, l’ottimo Wes sceglie di mantenere parte del suo cast preferito (c’è anche un cameo per Bill Murray, che “apre” il film) e trasferirsi nella mistica India. Il risultato è una delle sue opere più riuscite.
 
I fratelli Whiteman, Francis (Owen Wilson), Peter (Adrien Brody) e Jack (Jason Schwartzman, cantante fallito, tra gli autori dello script), intraprendono un viaggio spirituale attraverso l’India per provare a ricucire il loro rapporto, che negli anni si è deteriorato. La traumatica morte del padre e la fuga della madre – divenuta una asceta e vera causa del viaggio – hanno spinto infatti i tre fratelli a separarsi, finendo col non avere più fiducia l’uno nell’altro. A bordo del fatiscente e pittoresco Darjeeling Limited ed in giro per l’India i Whiteman vivono una serie di avventure ed esperienze assurde che li condurranno a raggiungere la sfuggente madre (Anjelica Houston) e infine a ritrovare il perduto feeling.
 
Il cinema di Wes Anderson è assolutamente caratteristico: il singolare gusto per le ambientazioni e per ogni altro minimo particolare (meravigliosi i costumi della nostra Milena Canonero); le storie surreali, quasi fiabesche, ironiche ma mai prive di una certa di malinconia; le interpretazioni sopra le righe dei protagonisti, sono il comune fil rouge che collega tutte le sue originalissime opere.
The Darjeeling Limited (no comment per il titolo italiano…) è l’esasperazione di questo stile, una specie di opera d’arte post moderna che quasi si allontana dal cinema come siamo abituati a concepirlo.
Come ne Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, Anderson si diverte a costruire uno straordinario mezzo di trasporto-palcoscenico su cui far recitare i suoi protagonisti: il Darjeeling Limited non è meno bizzarro ed articolato del sottomarino che ha come capitano Bill “Cousteau” Murray. E il giovane regista utilizza ogni occasione per mostrarcene tutti gli angoli, ogni curatissimo dettaglio – buon esempio la carrellata-sogno a cui assistiamo durante la comunicazione “muta” tra i fratelli e la rediviva madre, in cui possiamo scorgere tra i diversi mini-set oltre al già citato Murray anche Natalie Portman, protagonista con Schwartzman del corto/prologo Hotel Chevalier, proiettato prima del film.
Accompagnati da una immancabile vagonata di valigie griffatissime – appartenute al defunto padre – i fratelli viaggiano in lungo e in largo per l’India, mostrandoci scorci meravigliosi e cordialissimi indigeni. Anderson muove la camera magistralmente, fa uso continuo dello zoom e adopera con saggezza il sempre “pericoloso” effetto slow motion. Accompagnato da un altro fidato collaboratore (il direttore della fotografia Robert Yeoman) e da squadre di capacissimi scenografi-carpentieri e set designer, l’ottimo Wes riesce a costruire le consuete originalissime ambientazioni, esotiche e stilizzate.
Anche la soundtrack è molto ricercata, e vive grazie all'ipod munito di casse perennemente portato a spasso da Schwartzman (già autore della canzone-sigla del telefilm OC, per cui andrà all'inferno).
I tre protagonisti stanno bene al gioco e ci regalano alcuni siparietti davvero esilaranti – come la loro mania per i medicinali indiani, che si scambiano e utilizzano in continuazione o la perenne lite sul possesso degli averi, materialissimi, del padre – coinvolti in discorsi spesso assurdi o incredibilmente infantili.
Anderson, semplicemente unico nel suo genere, è uno di quei registi da tutto o niente: o lo ami, o lo odi. Noi lo adoriamo.
Imperdibile.
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