Leoni per agnelli
(Lions for Lambs)Robert Redford, 2007 (Usa), 91’
uscita italiana: 21 dicembre 2007
voto su
C.C.
Lions for Lambs è approssimativo sin dalla scelta del titolo:
Carnahan (autore dello script) storpia infatti l’affermazione di un generale tedesco durante la Prima Guerra Mondiale, che si riferiva ai corpi scelti dell’esercito inglese come a
«Lions led by donkeys», coraggiosi “leoni” comandati da “somari” incapaci, trasferendola idealmente alle truppe americane impegnate nella ormai famigerata
gwot – global war on terrorism –, dei leoni comandati da agnelli.
Seguendo la strada ormai di moda nei più recenti drama/thriller politici (
Syriana, A Mighty Heart, Rendition) la storia procede su tre piani narrativi distinti e distanti – per luoghi, per contesto – ma in realtà uniti da un comune fil rouge.
Mentre una reporter irritante ed autolesionista (
Maryl Streep) intervista il rampante senatore repubblicano Irving (un sorprendente
Tom Cruise), pronto a proporre un nuovo piano-panacea per la guerra al terrorismo, a chilometri di distanza un discutibile professore (
Robert Redford, settant’enne dal viso modellato con la plastilina) tratta dei massimi sistemi con un giovane studente (
Andrew Garfield) reo di aver perso la voglia di cambiare il mondo. A legare le due storie c’è la tragica esperienza di due ex alunni del logorroico professore (
Michael Peña e
Derek Luke), soldati di stanza in Medio Oriente, che tentano di sopravvivere ad una missione andata male – missione voluta dal senatore Cruise,
e il cerchio si chiude.
La struttura narrativa del film è interessante ma pericolosa: puntando tutto su fiumi di parole e immobili location piuttosto che su scene più o meno “movimentate”, Redford rischia di diventare come il suo alter ego nella pellicola, un professore che dall’alto bacchetta in modo un po’ bigotto, proponendo tutta una serie di interrogativi e problemi senza tentare nemmeno di suggerire soluzioni. Tralasciata completamente “l’altra faccia della medaglia” – con l’assenza di voci islamiche che non siano le grida dei talebani mentre attaccano i due poveri survivor americani – lo script di Carnahan scivola troppo spesso nella demagogia e nell’ “altrismo”.
I personaggi sono poco interessanti e interpretati mediocremente – basti pensare che nel cast spicca come figura più convincente quella interpretata da Tom Cruise… –, in particolar modo lascia allibiti la giornalista cui dà volto e voce Maryl Streep: una navigata reporter che non trova miglior soluzione che commiserarsi e distruggere la sua carriera pur di non scrivere il pezzo riguardante la "propagandistica" conversazione avuta col guerrafondaio senatore – inutile far notare che ci sarebbero stati mille modi per affrontare la situazione con approccio più critico e razionale.
Presentato in anteprima alla
Festa del Cinema di Roma,
Lions for Lambs è un film-lezione che si fatica a mandare giù: dovrebbe (nella intenzioni di Redford?) suonare come una sveglia per la coscienza critica delle giovani generazioni, ma finisce con l’essere una nenia pretenziosa e decisamente fine a se stessa, che sveglia solo le altrettanto pretenziose critiche di qualche amante del cinema.
Perdibile.