Grindhouse - Death Proof: Tarantino e il trash di qualitą - Pianosequenza.net
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 Leone... di Mario T.
 
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Per me la violenza è un soggetto del tutto estetico. Dire che non ti piace la violenza al cinema è come dire che al cinema non ti piacciono le scene di ballo.

Quentin Tarantino
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Grindhouse - Death Proof: Tarantino e il trash di qualitą
a cura di Emanuele P. (del 09/05/2007 @ 11:30:23, in Anteprime, linkato 10522 volte)

Grindhouse - A prova di morte
(Grindhouse - Death Proof)
Quentin Tarantino, 2007 (Usa), 116'
uscita americana: 6 aprile 2007
uscita italiana: 1 giugno 2007
voto su C.C.

Sin dall’inizio, si è spiazzati.
In entrata infatti un finto trailer di un truculento horror ci da il benvenuto in questo straordinario film, una versione tarantiniana di Duel (Spielberg) con continue citazioni da cult di genere americani anni sessanta-settanta (volendo essere un po’ generici, l’equivalente dei nostri poliziotteschi e “b-movie”).
Death Proof infatti fa bellamente sfigurare il pecoreccio horror Planet Terror che, girato da Rodriguez, rappresenta l’altra parte di questo esperimento vintage: Grindhouse.
Tarantino “bara” e, seppur attenendosi allo stile molto particolare del resto della pellicola, confeziona un magistrale action movie/thriller impreziosendolo con tutti gli orpelli propri del suo cinema.
Dopo il flop americano, che non fatico ad attribuire in maggior parte all’amico (di Quentin) Rodriguez, Grindhouse verrà presentato in Europa con due uscite distinte, una per Planet Terror e una per Death Proof.
Inutile ribadire quale andare a vedere.

Austin, Texas. Tre ragazze, attraenti e sboccate quanto basta, sono in libera uscita per locali.
Jungle Julia (Sydney Tamiia Poitier), star dell’etere radiofonico, Shanna (Jordan Ladd) e la intrigante Arlene - Butterfly (Vanessa Ferlito, che dopo le smorfiacce nella versione newyorkese di CSI si mostra in tutta la sua sensualità) girano i soliti locali della città, parlano di ragazzi, scherzano.
Nel locale di Warren (Quentin Tarantino, la sua è una comparsata d’obbligo) incontrano un bizzarro personaggio, Stuntman Mike (Kurt Russell), misterioso ed inquietante.
Lo stuntman infatti usa la sua particolarissima macchina, la Death Proof del titolo (auto corazzata e “a prova di morte”) come arma per perseguitare provocanti donzelle.
Ci sono altre quattro ragazze in uscita libera qualche giorno dopo, ma stavolta due di loro sono stuntman e piuttosto agguerrite.
Oltre alla innocua ed ingenua Lee (Mary Elizabeth Winstead), e alla ribelle in fieri Abernathy (Rosario Dawson), ci sono infatti Kim (Tracie Thoms) e Zoe (Zoe Bell, stuntman sul serio e controfigura di Uma Thurman in Kill Bill), e saranno prontissime a ripagare quel pazzo di Mike con la sua stessa “moneta”.

Tarantino (nell’occasione anche direttore della fotografia), ispirandosi ai b-movie americani di Samuel Z. Arkoff e William Castle, confeziona un film pressoché perfetto: si diverte con un cast quasi tutto al femminile e straordinariamente attraente a raccontare questa assurda storia di inseguimenti ed omicidi, di parole e auto “da guerra”.
I discorsi sono, al solito, verbosissimi e sboccati, ma la sorpresa principale è che stavolta non ci sono vissute Iene o gangster pulp a pronunciarli; ci sono ragazze, con shorts, top aderenti, e acconciature alla moda.
Mentre le prime sono vittime, le successive diventano carnefici, che “vendicano” inconsapevolmente le colleghe, facendo passare al buon Kurt Russell un pessimo “quarto d’ora” (letteralmente, la fantastica sequenza finale è molto lunga ed enormemente adrenalinica).
Il cast è assolutamente in parte, con le interpretazioni di Russell e delle ragazzacce Ferlito, Dawson e Bell sugli scudi.
L’esperto Kurt Russell, coraggioso nella scelta di interpretare un personaggio così particolare, un po’ inquietante ed un po’ ridicolo, è semplicemente perfetto.
Dal canto suo, Zoe Bell è protagonista di una scena lunghissima e pazzesca, ovviamente senza controfigura.
L’unica pecca di questo Death Proof potrebbe essere che l’antefatto che precede l’iniezione di adrenalina è un po’ troppo lungo, ma al contrario ho apprezzato proprio quei momenti di introduzione, in quanto puro e delizioso esercizio di stile (con tanto di fissazione un po’ fetish per i piedi, e non solo…, delle protagoniste).
La soundrack, ricercata e rigorosamente vintage, ha anche qualche accenno ai nostri poliziotteschi - sono convinto di aver sentito già in un film di Di Leo la musica di sottofondo che Tarantino ha usato per una parte dell'inseguimento finale [mi correggo, si tratta del main theme di Italia a mano armata, regia firmata da Franco Martinelli, colonna sonora di Franco Micalizzi].
Il trailer (diretto da Eli Roth) che precede il film, promozione di un fittizio horror ambientato durante il Giorno del Ringraziamento, è quasi fastidiosamente truculento, ma contribuisce a creare in sala la giusta atmosfera, trasportando lo spettatore in un cinemino di seconda visione con audio e video claudicanti e non privi di artefatti (alcune sequenze del film sono volutamente “corrotte”, per meglio attenersi allo stile di tutta la narrazione; queste bobine mancanti guarda caso riguardano scene particolarmente hot che vengono lasciate alla immaginazione dello spettatore ...).

Insomma, noi utenti non anglofoni, per una volta, abbiamo un vantaggio: goderci questo Death Proof da solo e in una versione extended che, nonostante faccia storcere il naso a qualcuno, risulta completa e convincente.
Ancora per una volta, lasciatecelo dire: W Tarantino.

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