
Oxford Murders – Teorema di un delitto
(The Oxford Murders)
Álex De la Iglesia, 2008 (Francia, Spagna), 110’
uscita italiana: 11 aprile 2008
Nella prima scena di The Oxford Murders assistiamo ad una specie di improbabile flashback in cui un giovanissimo Ludwig Wittgenstein – probabilmente il filosofo più odiato dagli studenti – è intento a scrivere su un suo taccuino alcune elucubrazioni nonostante si trovi in piena trincea, durante una guerra mondiale. Questa sequenza, seguita da un’altra, verbosissima, in cui John Hurt pontifica sulle teorie del prima citato pensatore tedesco, è un po’ l’emblema di un film piuttosto originale, cervellotico quanto basta e discretamente diretto dal panzuto regista spagnolo Álex de la Iglesia – con tanto di laurea in filosofia appesa in ufficio.
Si tratta di un vero e proprio giallo – scene d’azione ridotte ai minimi termini, molteplici sospettati più o meno credibili, qualche coup de théâtre ben congegnato – ambientato, come suggerito dal titolo, in quel di Oxford, dove misteriose morti si sommano intorno al giovane studente Elijah Wood ed al suo mentore Hurt, rinomato e machiavellico professore.
A complicare il tutto ci sono le numerose spasimanti del giovane – Leonor Watling (Parla con lei), Julie Cox – oltre che un enigma da risolvere, banale nella sua complessità.
I colpi di scena sono dietro l’angolo.
Álex de la Iglesia (La Comunidad, Crimen Perfecto), da sempre scambiato, per sembianze e stile al messicano Guillermo Del Toro, dirige con buon gusto e grande intelligenza il suo film – riadattato, partendo dal racconto di Guillermo Martinez, con l’aiuto di Jorge Guerricaechevarría – che appartiene ad un genere sempre più desueto (ahimè): il giallo vecchia maniera.
Nonostante lo script sia un po’ macchinoso ed in alcuni momenti poco convincente, la struttura portante (enigma-sofismi-ambiguità) regge bene e de la Iglesia si dimostra capace di mantenere costante intensità ed interesse. Non manca qualche preziosismo, come l’ottimo piano sequenza che precede il ritrovamento del primo corpo, e più in generale il regista spagnolo sembra a suo agio nel raccontarci questa singolare storia.
Gli si può quindi perdonare il giovane che pensa alla matematica anche mentre gioca a squash, le numerose sequenze con esasperanti speculazioni sul nulla, alcune improbabili e fortunatissime coincidenze oltre a tutte le altre pecche di una sceneggiatura non entusiasmante.
Anche il cast contribuisce alla buona riuscita della pellicola (molto bene Hurt, l’ex hobbit Wood e l'imprescindibile Leonor Watling), insieme ad una interessante atmosfera che caratterizza ogni scena, parzialmente frutto della fotografia giallastra di Kiko de la Rica.
Considerato il genere, fin troppo bistrattato, e l’evidente budget non milionario, possiamo dire che The Oxford Murders è un film più che discreto, che sfrutta appieno – e un po’ nobilita – uno script certamente non entusiasmante.