Focus on: Death Proof - A prova di morte - Pianosequenza.net
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 Spike Lee... di Emanuele P.
 
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Il mio primo film era così brutto, che in sette stati americani aveva sostituito la pena di morte.

Woody Allen
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Focus on: Death Proof - A prova di morte
a cura di Emanuele P. (del 07/04/2008 @ 10:15:26, in Sentieri Selvaggi, linkato 3076 volte)

Quando una melodia ricorda, per qualche strofa o accordo, un’opera precedente, si è sempre pronti a gridare al plagio; se un romanzo riprende letteralmente frasi e periodi di un altro scritto, scattano le denuncie; nel cinema invece – e questo è un altro degli aspetti che ci fanno amare la settima arte – è possibile rivivere sequenze più o meno memorabili del passato in nuove pellicole, citazioni a volta involontarie, più spesso esplicite, difficilmente “in mala fede”, piccole chicche riservate ai cinemaniaci attenti.
Il tanto discusso (e amato) Quentin Tarantino è sicuramente il regista che tra quelli dell’ultima generazione ha saputo coltivare una passione per il cinema – anche quello meno “nobile” – a tratti maniacale. Il cineasta americano è una sorta di autistico della celluloide (perdonerete la definizione), che spesso si ritrova a proporre nei suoi film frammenti e sensazioni tratte da opere precedenti, senza neanche volerle citare coscientemente. Attraverso le migliaia di pellicole che ha divorato sin da giovane, Tarantino ha interiorizzato una inarrivabile quantità di immagini e situazioni, prese sia da capolavori acclamatissimi che da più beceri film di genere – è ben nota la sua passione per i cosiddetti B-movies.
Nel Cinema di Tarantino spesso scoviamo citazioni che è facile considerare “spontanee”, senza tortuose ricerche o paraculistiche intenzioni; ne è perfetto esempio il suo ultimo lavoro, Death Proof, esplicito e godibilissimo omaggio ai film di genere meno “nobili” (americani e non).
Tra le tante citazioni è possibile selezionarne alcune, paradigmatiche riguardo il concetto di omaggio tout-court, in cui Tarantino utilizza finanche la colonna sonora di quelle opere originali per sottolineare immagini di un simile contesto – ci limiteremo principalmente alle citazioni che riguardano il cinema italiano, dall’alto della consueta e mirabile ignoranza.

- L’uccello dalle piume di cristallo (Dario Argento, 1970)

L’opera prima da solista alla regia di Dario Argento si apre con una sequenza, magnificamente supportata dal tema musicale presente in tutto il film (Violenza Inattesa, di Ennio Morricone), in cui ci vengono mostrati una serie di “scatti” che l’inevitabile maniaco ruba alla sua prossima vittima.
Allo stesso modo, nel secondo “episodio” di Death Proof, Tarantino ci mostra la soggettiva di Russell che scatta alcune foto alle tre ragazze che si appresta a terrorizzare (ma mica tanto), e utilizza oltre alla medesima colonna sonora di Morricone, anche un espediente stilistico molto simile. Il sapiente uso di sfocatura e riquadri del regista americano ricorda infatti da vicino quello più spartano ma ugualmente efficace di Argento, che si limita a circondare l’immagine con segni che ricordano quelli che è possibile vedere attraverso l’obbiettivo di una macchina fotografica.
La citazione è insomma integrale, musica più immagini; e sicuramente non casuale. 

- Italia a mano armata (Franco Martinelli, 1976)



In tutto il già citato secondo episodio di Death Proof sono evidenti citazioni sparse di molti poliziotteschi italiani (Di Leo, Lenzi e compagnia cantante); in particolare è sembrata evidente questa relativa al film di Martinelli, che come nel caso precedente è rafforzata dall’utilizzo della stessa colonna sonora d’annata (Italia a mano armata, di Franco Micalizzi). Nella sequenza dell’inseguimento, in cui Russell è continuamente tamponato dal gruppo di terribili stunt-women, il main theme di Micalizzi fa irruzione proprio nel momento in cui la macchina “a prova di morte” di Stuntman Mike viene costretta a compiere un enorme salto verso la vicina e affollatissima highway; questa sequenza ricorda da vicino quella in cui è Maurizio Merli a saltare nel vuoto a bordo della sua mitica Alfa della polizia, proprio accompagnato dallo stesso ritmatissimo contrappunto musicale.

- Blow Out (Brian De Palma, 1981)

Stavolta la citazione è solo "musicale": Tarantino utilizza come sottofondo allo scambio di romantici messaggini la melodia del grande Pino Donaggio (Sally and Jack), che De Palma scelse per sottolineare il tragico finale del suo Blow Out. In comune c'è l'atmosfera, allo stesso tempo romantica ed un po' malinconica.

- Vanishing Point - Punto Zero (Richard C. Sarafian, 1971)



L'ultimo esempio è quello più esplicito, in quanto la pellicola di Sarafian è spesso citata all'interno del secondo episodio di Death Proof; in particolare grazie al guest starring della storica 70's Dodge Challenger, maniacalmente ricercata da Zoe Bell e compagne. Tutta la seconda parte del film di Tarantino è direttamente ispirata alle pellicole australiane degli anni '70-'80, che erano contraddistinte dalla immancabile presenza di una lunghissima sequenza d'azione in cui era protagonista un inseguimento d'auto. Al contrario dei film americani di simile genere dello stesso periodo, quelli australiani – come pontificato dallo stesso Tarantino – erano caratterizzati da sequenze d'inseguimenti in cui lo "scenario" risultava solo un semplice e dimenticabile supporto per le scene: tutta l'attenzione era dedicata alle auto, agli scontri, alla velocità. Anche per questo il geniale Quentin ha scelto le pellicole aussie come modello di riferimento per quella che avrebbe dovuto essere «la migliore sequenza di inseguimento d'ogni tempo, o perlomeno una delle prime tre...». Il risultato è eccezionale.

Abbiamo proposto solo alcune tra le numerossime citazioni (più o meno esplicite) che Tarantino ci ha regalato nel suo ultimo capolavoro, ma è giusto chiudere segnalando anche due esempi di genio "inedito", due sequenze in cui il cineasta americano ci dimostra tutta la sua abilità.

Ovviamente, non potevamo esimerci dal citare il perfetto piano sequenza di 9 minuti durante il quale Tarantino gira attorno alla tavola del diner quasi "spiando" i discorsi delle quattro ragazze. Un sapiente lavoro di zoom e movimenti di camera permette di mostrare tutto il lungo e verbosissimo dialogo senza mai rendere la sequenza stuccosa o ripetitiva.

In omaggio allo stile fintotrash di tutto il "progetto Grindhouse", ecco poi la sequenza dell'acceso diverbio tra le due stuntwomen. Tarantino sceglie una inquadratura virtualmente "impossibile", in cui tenere a fuoco le due ragazze, distanti tra loro. Con un occhio un po' più attento si può notare come in effetti la scena sia un "collage": nella parte centrale è evidente una spalla, fuori fuoco e non allineata...

Perdonateci se continueremo a definire eretici, quelli che odiano Tarantino, o lo considerano un regista "banale". Davvero nulla di più falso può essere detto...

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