E Kevin Costner divenne il cattivo... - Pianosequenza.net
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Il miglior modo per imparare a fare un film è farne uno.

Stanley Kubrick
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E Kevin Costner divenne il cattivo...
a cura di Emanuele P. (del 06/10/2007 @ 00:02:28, in Al Cinema, linkato 3166 volte)

Mr. Brooks
(Mr. Brooks)
Bruce A. Evans, 2007 (Usa), 120'
uscita italiana: 5 ottobre 2007
voto su C.C.

C’è una scena del film Psycho (quello di Hitchcock, naturalmente) in cui vediamo Antony Perkins che osserva con apprensione l’automobile della ragazza appena uccisa mentre scompare in una palude. Ad un certo punto però la macchina smette di affondare e, per qualche istante, resta in improbabile equilibrio. In quei momenti lo spettatore prova una empatia totalmente involontaria nei confronti di quello che si potrebbe credere il figlio dell’assassina (o l’assassino stesso, a seconda di quanto si sia scaltri), perché teme come lui che l’auto smetta di colare a picco e resti dunque lì, in bella mostra, creando al buon Perkins un enorme problema.
Per fortuna, qualche secondo dopo, la macchina riprende a sprofondare nella palude, e ivi scompare lasciando come suo ricordo solo qualche bolla d’aria. E noi, così come Perkins, tiriamo quasi un sospiro di sollievo.
Tutto questo sproloquio è per comprendere come in realtà non di rado gli spettatori siano propensi a provare una profonda empatia anche per i personaggi “cattivi” dei film, per gli assassini, addirittura per i serial killer – a breve inizierà sulle reti satellitari FOX un ottimo serial tv, Dexter, che narra proprio delle gesta di un omicida seriale che uccide però solo quelli che “lo meritano”.
Mr. Brooks fonda tutto il suo fascino proprio nello strizzare l’occhio allo spietato cattivone di turno, fascino incrementato dal fatto che il bad guy sia per una volta il brav’uomo-eroe cinematografico per antonomasia, Kevin Costner (anche Harrison Ford ci provò con Le verità nascoste, ma con pessimi risultati).

Il signor Brooks (Costner) è l’uomo dell’anno, un self made man ricco, affermato ed invidiato. Bella moglie amata (Marg Helgenberger, quella di CSI), figlia adolescente ribelle nella norma (Danielle Panabaker, nel cast di Shark, discreto telefilm ancora inedito in Italia), una fabbrica di scatole che gli frutta bei capitali; il suo unico difetto è l’avere una inconfessabile dipendenza: c’è chi beve troppo, chi fuma, chi si droga… lui uccide. Lo fa con accuratezza maniacale, tanto da non essere mai stato catturato nonostante abbia perpetrato numerosissimi ammazzamenti, e lo fa supportato dal suo alter ego rigorosamente inesistente (William Hurt), con cui discute argutamente, programma, si confessa.
A mettergli i bastoni tra le ruote, più o meno, ci sono una detective con intricate beghe ex-coniugali (Demi Moore) e un impacciato voyeurista (Dane Cook) che avendo fotografato per caso un omicidio di Mr. Brooks tenta di ricattarlo chiedendo in cambio di poter presenziare al prossimo assassinio.

Bruce Evans, semi esordiente alla regia e già apprezzato sceneggiatore (Stand by me), riesce senza strafare nel non facile compito di rendere credibile Costner come psicopatico serial killer dalla doppia vita, noioso imprenditore alla luce del sole, spietato assassino quando calano le tenebre.
Ci riesce aiutato dalle ottime interpretazioni di Hurt e dello stesso Costner, credibili ed ispirati nei loro duetti invisibili che si svolgono di continuo durante tutta la narrazione.
Nonostante le tematiche trattate, Evans decide di eliminare tutte le scene cruente “superflue”, senza far venir meno una buona dose di suspence.
Il vero punto forte di tutto il film però non è la insostenibile tensione che ci si aspetterebbe da un thriller, bensì l’interessante aspetto psicologico-ambiguo che caratterizza tutti i personaggi principali e più in generale lo svolgersi della trama – emblematica la sequenza finale dell’incubo.
Questa totale ambiguità di situazioni e protagonisti riesce in parte a sopperire agli inevitabili cali di tensione dovuti alla reale mancanza di un confronto protagonista-antagonista, confronto presente di fatto solo tra la Moore e un altro criminale in una parte marginale della storia. Sono proprio i momenti d’azione quasi irruente in cui la stagionata Demi inizia a sparacchiare qua e là a risultare infatti i peggiori di tutta la pellicola, perché totalmente fuori luogo e girati con stile approssimativo.

Mr. Brooks è un film interessante, piuttosto originale e ben interpretato. Se però ciò che cercate è un thriller “classico” lasciate proprio perdere, rischiereste di restare delusi dall’apparenza e maledireste una pellicola tutto sommato apprezzabile – o peggio rimarreste intrappolati nei prediconi pseudo moralisti che condannano una trama rea di rendere simpatico uno spietato omicida.

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