Come consuetudine, ecco tutte le recensioni proposte dei film usciti in Italia nell'anno solare 2009. Non tantissime le "soddisfazioni", ma sicuramente un discreto numero di pellicole sopra la media. Voti segnalati su Cinebloggers Connection.
Tra tutti i film di Jean-Luc Godard, Il Disprezzo è stato uno dei meno apprezzati da critica e pubblico, soprattutto nostrani. I baroni del nostro giornalismo specializzato hanno osteggiato oltremodo questa pellicola forse anche perché il cineasta francese (tra i più illustri “genitori” della Nouvelle Vague) scelse di riadattare, con qualche licenza di troppo, un racconto di Alberto Moravia per trasformarlo in sceneggiatura; inoltre una vera e propria mutilazione fu messa in atto ai danni dell’opera originale da parte della distribuzione italiana (produttore Carlo Ponti), stravolgendo il film e comunque privandolo di quella forza figurativa che rappresenta significativamente la cifra stilistica del “primo” Godard.
Una delle peculiarità de Il Disprezzo, che contribuì senza dubbio al suo scarso appeal sul pubblico, è rappresentata dalla totale secondarietà della trama rispetto alla forma: una blasfemia per lo spettatore tipo che vede l’apostata transalpino proporre minuti e minuti di dialoghi privi di spessore o di alcun fine narrativo; dopo il passaggio cruciale dalla surreale sequenza iniziale (tanto cult da divenire pane per scaltri pubblicitari decenni dopo) all’episodio che cambia ineluttabilmente l’equilibrio della precaria coppia Piccoli-Bardot, ognuna delle scene diviene un ridondante esercizio di stile, superfluo, verboso, nel quale spicca solo un memorabile e provocatorio eloquio di oscenità che la Bardot scandisce con simulatissimo candore. Infatti poco importa quanto Paul (Michel Piccoli) tenti di sforzarsi per recuperare la fiducia (e l’amore) della bella Camille (Brigitte Bardot) perché lei lo disprezza, lo disprezza dopo aver compreso quanto sia “sacrificabile” per l’uomo in vista di un possibile guadagno – Piccoli, regista in difficoltà, quasi incoraggia le attenzioni un po’ troppo evidenti che un produttore (Jack Palance) rivolge alla sua giovane moglie.
L’eterno litigio tra i due diviene una coreografica rappresentazione, nella quale più delle parole (vuote), contano le immagini e la loro componente puramente estetica (lo stesso Piccoli, col suo cappello e il sigaro sempre in bocca, sembra una caricatura del regista di felliniana memoria); non a caso questo battibecco itinerante passa dal curatissimo ma sgombro interno di un loft fino al mare e alla costa di Capri, attingendo così alla preziosa bellezza del paesaggio naturale. La “scusa” è quella di un film da girare (e quale altrimenti), affiancando Fritz Lang, che interpreta se stesso, incapace di ultimare con profitto le riprese di un’ennesima trasposizione delle gesta di Ulisse. L’escamotage mitologico consente anche divagazioni, ancora una volta inutili ma indispensabili, su arte e scenari, su scultorei busti di pietra e il blu splendente del mare che circonda la fittizia Itaca. Ad accompagnare la maggior parte delle scene è presente uno stupendo contrappunto musicale, il Theme de Camille di Georges Delerue, che sembra vivere in perfetta simbiosi con le immagini sin dalla prima sequenza-manifesto del film (i titoli di testa “recitati”), e che conferisce al lavoro di Godard una terza dimensione altrimenti inarrivabile.
Il Disprezzo è, insomma, un puro esercizio di stile, che non vuole però ricostruire i canoni di un genere (come il precedente Fino all’ultimo respiro) ma essere invece un inno alla bellezza, un vero e proprio trattato sull’estetica – dal corpo di B.B. all’ideale classico delle sculture, sino ai palcoscenici mozzafiato sui quali si svolgono le ultime sequenze del film, come la pittoresca Villa Malaparte, a Capri. Più che ammiccare con malizia, Godard illumina con la passione di un critico d’arte, prova a mostrare invece di spiegare, lascia all’occhio dello spettatore (e non forse alla mente) il giudizio ultimo sul suo lavoro. Ed è per questo che a quarant’anni dall’uscita, Il Disprezzo mantiene ancora intatta tutta la sua forza ed espressività, slegato com’è dai consueti canoni dell’intreccio cinematografico: potere alle immagini, alla loro forza evocativa. Cosa è il Cinema, se non questo?
Annunciati nella notte i vincitori della 67esima edizione dei Golden Globe Awards, premi assegnati dalla Hollywood Foreign Press Association. Il sopravvalutatissimo Avatar raccoglie i maggiori consensi con due globi dorati (miglior film e regia), insieme a Crazy Heart (film in cui splende Jeff Bridges ancora inedito in Italia); solo un premio a fronte delle sei nomination per Up in the Air (miglior sceneggiatura per Reitman e Turner) e nessuno per l'atteso Nine, nonostante le cinque candidature. Il nostro amato Quentin Tarantino si consola con il meritatissimo premio a Christoph Waltz (miglior attore non protagonista in film drammatico). Niente da fare per Ba'aria, nella categoria film stranieri trionfa Haneke; ci consoliamo con la inossidabile Sofia Loren. Dexter e Mad Men raccolgono consensi nell'ambito serial tv.
Ecco l'elenco completo delle nomination. I vincitori sono segnalati in grassetto.
Cecil B. DeMille Award Martin Scorsese
Best Motion Picture - Drama Avatar The Hurt Locker Inglourious Basterds Precious: Based On The Novel Push By Sapphire Up In The Air
Best Director - Motion Picture James Cameron – Avatar Kathryn Bigelow – The Hurt Locker Clint Eastwood – Invictus Jason Reitman – Up In The Air Quentin Tarantino – Inglourious Basterds
Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama Sandra Bullock – The Blind Side Emily Blunt – The Young Victoria Helen Mirren – The Last Station Carey Mulligan – An Education Gabourey Sidibe – Precious: Based On The Novel Push By Sapphire
Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama Jeff Bridges – Crazy Heart George Clooney – Up In The Air Colin Firth – A Single Man Morgan Freeman – Invictus Tobey Maguire – Brothers
Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Comedy Or Musical Meryl Streep – Julie & Julia Sandra Bullock – The Proposal Marion Cotillard – Nine Julia Roberts – Duplicity Meryl Streep – It's Complicated
Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Comedy Or Musical Robert Downey Jr. – Sherlock Holmes Matt Damon – The Informant! Daniel Day-Lewis – Nine Joseph Gordon-Levitt – (500) Days Of Summer Michael Stuhlbarg – A Serious Man
Best Performance by an Actress In A Supporting Role in a Motion Picture Mo'nique – Precious: Based On The Novel Push By Sapphire Penélope Cruz – Nine Vera Farmiga – Up In The Air Anna Kendrick – Up In The Air Julianne Moore – A Single Man
Best Performance by an Actor In A Supporting Role in a Motion Picture Christoph Waltz – Inglourious Basterds Matt Damon – Invictus Woody Harrelson – The Messenger Christopher Plummer – The Last Station Stanley Tucci – The Lovely Bones
Best Animated Feature Film Up Cloudy With A Chance Of Meatballs Coraline Fantastic Mr. Fox The Princess And The Frog
Best Foreign Language Film The White Ribbon (Das Weisse Band - Eine Deutsche Kindergeschichte) (Germany) Baaria (Italy) Broken Embraces (Spain) The Maid (La Nana) (Chile) A Prophet (Un Prophete) (France)
Best Screenplay - Motion Picture Jason Reitman, Sheldon Turner - Up In The Air Neill Blomkamp, Terri Tatchell - District 9 Mark Boal - The Hurt Locker Quentin Tarantino - Inglourious Basterds Nancy Meyers - It's Complicated
Best Original Score - Motion Picture Michael Giacchino - Up Marvin Hamlisch - The Informant! James Horner - Avatar Abel Korzeniowski - A Single Man Karen O and Carter Burwell - Where The Wild Things Are
Best Original Song - Motion Picture "The Weary Kind (Theme From Crazy Heart)" – Crazy Heart Music & Lyrics By: Ryan Bingham and T Bone Burnett "Cinema Italiano" – Nine Music & Lyrics By: Maury Yeston "I See You" – Avatar Music By: James Horner and Simon Franglen Lyrics By: James Horner, Simon Franglen and Kuk Harrell "I Want To Come Home" – Everybody's Fine Music & Lyrics By: Paul McCartney "Winter" – Brothers Music By: U2 Lyrics By: Bono
Best Television Series - Drama Mad Men (AMC) Big Love (HBO) Dexter (SHOWTIME) House (FOX) True Blood (HBO)
Best Performance by an Actress In A Television Series - Drama Julianna Margulies – The Good Wife (CBS) Glenn Close – Damages (FX NETWORK) January Jones – Mad Men (AMC) Anna Paquin – True Blood (HBO) Kyra Sedgwick – The Closer (TNT)
Best Performance by an Actor In A Television Series - Drama Michael C. Hall – Dexter (SHOWTIME) Simon Baker – The Mentalist (CBS) Jon Hamm – Mad Men (AMC) Hugh Laurie – House (FOX) Bill Paxton – Big Love (HBO)
Best Television Series - Comedy Or Musical Glee (FOX) 30 Rock (NBC) Entourage (HBO) Modern Family (ABC) The Office (NBC)
Best Performance by an Actress In A Television Series - Comedy Or Musical Toni Collette – United States Of Tara (SHOWTIME) Courteney Cox – Cougar Town (ABC) Edie Falco – Nurse Jackie (SHOWTIME) Tina Fey – 30 Rock (NBC) Lea Michele – Glee (FOX)
Best Performance by an Actor In A Television Series - Comedy Or Musical Alec Baldwin – 30 Rock (NBC) Steve Carell – The Office (NBC) David Duchovny – Californication (SHOWTIME) Thomas Jane – Hung (HBO) Matthew Morrison – Glee (FOX)
Best Mini-Series Or Motion Picture Made for Television Grey Gardens (HBO) Georgia O'Keeffe (LIFETIME) Into The Storm (HBO) Little Dorrit (PBS) Taking Chance (HBO)
Best Performance by an Actress In A Mini-series or Motion Picture Made for Television Drew Barrymore – Grey Gardens (HBO) Joan Allen – Georgia O'Keeffe (LIFETIME) Jessica Lange – Grey Gardens (HBO) Anna Paquin – The Courageous Heart Of Irena (CBS) Sigourney Weaver – Prayers For Bobby (LIFETIME)
Best Performance by an Actor in a Mini-Series or Motion Picture Made for Television Kevin Bacon – Taking Chance (HBO) Kenneth Branagh – Wallander: One Step Behind (PBS) Chiwetel Ejiofor – Endgame (PBS) Brendan Gleeson – Into The Storm (HBO) Jeremy Irons – Georgia O'Keeffe (LIFETIME)
Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Series, Mini-Series or Motion Picture Made for Television Chloë Sevigny – Big Love (HBO) Jane Adams – Hung (HBO) Rose Byrne – Damages (FX NETWORK) Jane Lynch – Glee (FOX) Janet McTeer – Into The Storm (HBO)
Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Series, Mini-Series or Motion Picture Made for Television John Lithgow – Dexter (SHOWTIME) Michael Emerson – Lost (ABC) Neil Patrick Harris – How I Met Your Mother (CBS) William Hurt – Damages (FX NETWORK) Jeremy Piven – Entourage (HBO)
a cura di Emanuele P. (del 22/01/2010 @ 15:20:47, in Al Cinema, linkato 1379 volte)
Sherlock Holmes (Sherlock Holmes) Guy Ritchie, 2009 (Usa, Gran Bretagna, Australia), 128' uscita italiana: 25 dicembre 2009 voto su C.C.
Finalmente Guy Ritchie è tornato a dirigere un film sui suoi sorprendenti standard (Lock and Stock,Snatch), dopo essersi inaridito nelle vesti di Mr. Ciccone e aver collezionato una serie di insuccessi che rischiavano di frustrare le capacità creative di uno dei registi più interessanti della sua generazione. Paradossalmente l’autore britannico è riuscito nell’impresa proprio girando il più “rischioso” dei film possibili, ispirato ad una vera e propria icona inglese del secolo scorso, in decine di occasioni chiamata in causa dalla celluloide: Sherlock Holmes. La più grande intuizione di Ritchie (e soprattutto della sua truppa di sceneggiatori: Johnson, Peckham, Kinberg e Wigram) è quella di allontanarsi dal consueto approccio cinematografico utilizzato per raccontare le avventure dell’eroe inventato da sir Arthur Conan Doyle, che troppo spesso si risolveva in un semplicistico bivio tra l’accurata verosimiglianza o la commedia forzata (miglior esempio di quest’ultimo registro è La vita privata di Sherlock Holmes, scritto e diretto da Billy Wilder).
Questo Sherlock Holmes infatti, pur ispirandosi alle vicende narrate dal medico scozzese, ne modernizza personaggi e rapporti, rendendo la coppia di investigatori quasi più simile ad un consolidato duo di eroi da graphic novel. E l’espediente funziona. In questo contesto la cifra stilistica di Ritchie (montaggio serrato, slow motion, uso personalissimo della linea temporale) viene valorizzata al meglio, così come la coppia di interpreti Robert DowneyJr-Jude Law, che rende i protagonisti pienamente consoni allo spirito del film. Anche la storia, originale, contribuisce a creare il giusto mix di azione e ragionamento, vedendo Holmes e Watson alle prese con le macchinazioni di un Lord (Mark Strong) intenzionato ad impossessarsi del potere utilizzando la magia nera. Ovviamente, essendo il nostro protagonista uno dei paladini del positivismo, ogni cosa potrà essere spiegata razionalmente.
I cultori del Canone (ovvero i quattro romanzi e i cinquantasei racconti attribuiti ufficialmente a Conan Doyle che raccontano delle avventure dell’investigatore più famoso di tutti i tempi) potrebbero storcere il naso di fronte ad un Holmes succube dei sentimenti che prova per una donna (sebbene sia la celebre Irene Adler, interpretata nel film da Rachel McAdams), o che partecipa per puro divertimento a dei combattimenti clandestini, ma queste “licenze” che Ritchie e compagni si concedono sono più che tollerabili di fronte all’intelligente lavoro di caratterizzazione che accompagna ogni personaggio. Finalmente anche Watson, alter ego di Conan Doyle e sempre ritratto (dal cinema) come maldestro e un po’ tonto, diventa prestante, atletico e soprattutto consapevole: non è vittima della eccentrica intelligenza del suo caro amico, bensì ne risulta essere il completamento ideale – pragmatismo, esperienza sul campo, buon senso. E proprio il rapporto tra i due (incrinato dalla presenza di un terzo incomodo, la donna della quale Watson è innamorato, Kelly Reilly) risulta essere il principale fulcro dell’intero film, insieme alla vocazione da action movie che Ritchie ha deciso di conferire alla storia. Ognuna delle concitate sequenze può avvalersi poi del palcoscenico ideale rappresentato da una Londra meravigliosamente stilizzata e ricostruita con le più avanzate tecniche di computer grafica, oltre che del puntuale contrappunto musicale curato dal sempre affidabile Hans Zimmer (Il Gladiatore,Il cavaliere oscuro).
Robert Downey Jr., all'ennesima rinascita, è perfetto per il ruolo di protagonista; il suo Sherlock Holmes è tanto lontano dall’iconografia classica del celebre berretto e dell’immancabile lente d’ingrandimento, quanto vicino all’essenza vera e propria dell’eroe ideato da Conan Doyle.
Probabilmente ulteriori episodi sono già in cantiere (non a caso appare sulla scena lo storico antagonista di Holmes, il professor Moriarty) e c’è solo da sperare che la provvidenziale “furbizia” dimostrata da Ritchie e compagni in questo capitolo li accompagni anche in futuro.
Assegnati come ogni anno i premi dell'associazione nazionale dei critici americani: si tratta di un vero e proprio plebiscito per The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, film molto apprezzato tra gli addetti ai lavori ma destinato a restare senza celebrazioni mondane - ben poco interesserà all'autrice, aggiungiamo.
Ecco l'elenco dei premi:
Best Picture: The Hurt Locker
Best Foreign-Language Film: Summer Hours - L'heure d'été (France)
Best Non-Fiction Film: The Beaches of Agnes
Best Director: Kathryn Bigelow, The Hurt Locker
Best Actor: Jeremy Renner, The Hurt Locker
Best Actress: Yolande Moreau, Seraphine
Best Supporting Actor (parimerito): Christoph Waltz, Inglourious Basterds, and Paul Schneider, Bright Star
Best Supporting Actress: Mo’Nique, Precious: Based on the novel ‘Push’ by Sapphire
Best Screenplay: Joel and Ethan Coen, A Serious Man
Best Cinematography: Christian Berger, The White Ribbon
Best Production Design: Nelson Lowry, Fantastic Mr. Fox
a cura di Emanuele P. (del 30/01/2010 @ 11:27:02, in Anteprime, linkato 1675 volte)
Brevi interviste con uomini schifosi (Brief Interviews with Hideous Men) John Krasinsky, 2008 (Usa), 80’
Temevo questo momento. Il giorno in cui un giovane e supponente “autore” del cinema americano, probabilmente indipendente, avrebbe proposto nel pieno di un acceso brainstorming qualcosa tipo “ideona! che ne dite di un bel film tratto dai racconti di David Foster Wallace?”.
La brillante idea (considerata tale solo dai pochi incapaci di apprezzare l’assoluta genialità di DFW) è venuta a mr John Krasinsky , un attorucolo alla prima da regista, forse conosciuto per il serial tv The Office nel quale mostra da numerose stagioni il suo enorme faccione tipicamente americano.
La scelta di Brief Interviews with Hideous Men come raccolta di racconti dai quali trarre un film, mette in luce la presenza di un vero e proprio masochismo latente nelle intenzioni del povero Krasinsky, che si ritrova fra le mani un insieme confuso ed eterogeneo di istantanee sul mondo maschile (raccolte più o meno sapientemente da Wallace sotto forma di questionario), prive di un comun denominatore diverso dalla spregevolezza innata del nostro genere. Per questo il giovane americano si affanna a costruire un ipotetico fil rouge tra i vari episodi, rappresentato dall’approccio non convenzionale di una ragazza (Julianne Nicholson) ad una ricerca accademica sul femminismo, e si concede la licenza di inventare ulteriori “interviste” non presenti nella raccolta originale. Infine, con un tocco di egocentrismo che non passa inosservato, si ritaglia un personaggio cruciale nello sviluppo degli eventi (il protagonista della B.I. #20, vero e proprio capolavoro di DFW), interpretando da par suo quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere l’illuminante finale della pellicola.
Ne esce però fuori solo uno sconclusionato ed a tratti estenuante susseguirsi di individui disgustosi, che perde ogni significato con la sua trasposizione cinematografica; nonostante Krasinsky provi ad utilizzare un paio di scaltre trovate stilistiche per ravvivare la narrazione (il momento migliore del film è probabilmente il segmento in “finto-flashback” nel quale recita Christopher Meloni) diventa evidente la fatica fatta per riempire gli ottanta minuti di pellicola. Alcune delle B.I. scelte non hanno alcuna attinenza con la storia, altre vengono proposte in modo così pedissequo ed approssimativo da divenire solo noiose; persino il fulcro di tutta la raccolta di Wallace, la già citata B.I. #20, viene svilita da una contestualizzazione discutibile e pretenziosa.
Krasinsky non omaggia DFW, si limita a scimmiottare i suoi personaggi o ad “adattarli” alla sciagurata logica della sceneggiatura che ha concepito, e paradossalmente (ma non tanto, a pensarci bene) riesce ad essere lontanamente brillante solo nelle sequenze originali, quelle scritte appositamente per il cinema. Speriamo lo abbia capito anche lui.