Pianosequenza.net
Immagine
 Coppola ....... di Emanuele P.
 
"
Il western è un pretesto per raccontare i miei fantasmi ed il sentimento dell'amicizia che per me è molto importante. Posso così descrivere le mie sensazioni personali, simboliche e soprattutto fare riflettere.

Sergio Leone
"
 
\\ Ingresso : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
a cura di Emanuele P. (del 22/03/2013 @ 14:50:50, in Cattiva Maestra Televisione, linkato 1192 volte)

House of Cards

(House of Cards)
di Beau Willimon, Michael Dobbs, USA (2013) – Netflix
13 episodi da 60’

Netflix è una società americana che, con lungimiranza, ha saputo passare nell’ultimo decennio dal noleggio “materiale” di VHS e DVD a quello digitale di streaming di qualità, accessibile previo pagamento di pochi dollari/sterline. Non contenti di limitarsi alla distribuzione di contenuti prodotti da terzi, alla Netflix hanno quindi messo in campo un progetto estremamente ambizioso: dare vita ad un serial “autoctono”, in grado di rivaleggiare quanto a qualità e contenuti con i principali competitor proposti annualmente dai network più prestigiosi. Nasce così House of Cards.

Gli episodi seguono le vicissitudini quotidiane del politicante Francis Underwood (un monumentale Kevin Spacey), che lavora a Washington elevando ad arte l’inciucio e la minaccia, nell’ambizione di scalare, un passo alla volta, la piramide sino ad un posto nel ticket democratico per il successivo mandato. Persino la sua vita familiare, condivisa con la moglie Claire (Robin Wright), è indissolubilmente legata agli intrighi della politica. Completa (e complica) il quadro la giovane reporter Zoe Barnes (Kate Mara), disposta a tutto pur di pubblicare lo scoop di una vita; prevedibilmente, il suo destino si legherà a quello dell’ineffabile Frank.

Il soggetto di House of Cards è liberamente tratto da una miniserie britannica dei primi anni novanta (adattamento dell’omonimo romanzo di Michael Dobbs) ed affidato per un restyling a stelle e strisce allo sceneggiatore Beau Willimon, che già con Le idi di marzo si era dimostrato particolarmente a suo agio nel tratteggiare i lineamenti di tutti gli ambigui personaggi che si aggirano dietro le quinte della politica americana. David Fincher figura come padre “artistico” del progetto nonché come sponsor appetibile per un’ampia platea di cinefili moderatamente esigenti e, sebbene siano pochi gli episodi effettivamente griffati dal talentuoso regista di Seven e Fight Club, è possibile notare nella cifra stilistica dell’intero serial la stessa atmosfera decadentemente postmoderna diventata negli anni distintiva per il Cinema di Fincher – tra i registi degli episodi figurano anche Joel Schumacher e James Foley.

Il serial è impreziosito da alcune intuizioni decisamente originali, su tutte l’idea di abbattere la proverbiale quarta parete concedendo al personaggio di Kevin Spacey la possibilità di rivolgersi direttamente allo spettatore; questo espediente, diventato motivo di marketing virale con la nascita di innumerevoli parodie sparse sul web, punteggia con formidabile efficacia la narrazione, garantendo una giusta dose di humor ma anche ulteriore empatia nei confronti dello spregevole deputato Underwood.
La principale e più significativa novità che arriva da House of Cards è però insita nel format stesso e più in particolare nel nuovo modo in cui lo spettatore si rapporta con il medium televisivo: l’intera prima stagione del serial (tredici episodi)  è infatti stata rilasciata “in blocco” su Netflix, rendendo possibili maratone lunghissime e poco salutari per tutti i fan rimasti invischiati nella ragnatela del carismatico Frank. Come definito dallo stesso Fincher, House of Cards è di fatto un “film con interruzioni” più che un insieme omogeneo di episodi, e questo ha considerevoli conseguenze anche sul modo nel quale le singole puntate sono concepite, mancando la necessità del consueto cliffhanger (colpo di scena) indispensabile per mantenere nel tempo l’interesse prima del successivo appuntamento. Si tratta di un continuum narrativo che scorre fluidamente da un episodio all’altro, lasciando all’utente la possibilità di interromperlo quando lo ritiene più opportuno: un approccio innovativo ed estremamente moderno, che guarda con attenzione all’evoluzione verso l’on demand destinata a coinvolgere nel prossimo futuro il mondo dei media.
Ovviamente tutte le brillanti intuizioni di produttori ed autori verrebbero vanificate se House of Cards non fosse un prodotto valido innanzitutto da un punto di vista televisiv-cinematografico: sono un perfetto casting e l’attento lavoro di sceneggiatura a garantire ore di intrattenimento di qualità decisamente al di sopra della media. La speranza è che prima o poi si possa apprezzare anche dalle nostre parti.
Rivoluzionario.

 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
a cura di Emanuele P. (del 05/03/2013 @ 15:37:06, in Al Cinema, linkato 1907 volte)

Il lato positivo – Silver Linings Playbook
(Silver Linings Playbook)
David O. Russell, USA (2012), 117’
uscita italiana: 7 marzo 2013
voto su C.C.
Pat (Bradley Cooper) torna a vivere con i genitori (Jacki Weaver e Robert De Niro) dopo aver parzialmente scontato una condanna per l'aggressione all’amante della moglie. Solo dopo l’incidente gli è stato diagnosticato un disturbo bipolare, che rende difficoltoso il suo reinserimento nella società: una canzone lo tormenta, contrattempi anche piccoli provocano eccessi d’ira e l’ossessione per l’amata moglie è tutt’altro che scomparsa. L’incontro con Tiffany (Jennifer Lawrence), giovane vedova condizionata dai sensi di colpa, gli cambierà la vita.
Sin dai tempi di Spellbound (Io ti salverò, 1945) quello della donna disposta a tutto pur di redimere e/o cambiare l’amato è stato uno dei temi più gettonati del cinema “romantico”, ma con Silver Linings Playbook il regista e sceneggiatore David O. Russell (The Fighter) riesce a declinarlo in modo diverso, brillante ed originale.
La storia, tratta dal romanzo di Matthew Quick, affronta infatti con leggerezza anche lo spinoso problema della malattia mentale; come suggerisce il titolo l’ottimismo diventa la lente attraverso la quale filtrare ogni situazione. L’apparente semplicità della struttura narrativa nasconde numerosi spunti di riflessione: vengono affrontate le difficoltà del rapporto padre-figlio, la complessa elaborazione di un lutto inaspettato, e soprattutto viene raccontato l’infinito (persino commuovente) amore di una famiglia nei confronti del suo figliol prodigo.
La fama di ottimo direttore di attori che circonda David O. Russell, pur assolutamente meritata (le performance e i premi dei “suoi” protagonisti sono lì a dimostrarlo) non deve mettere in discussione un indubbio talento cinematografico, messo in luce da scelte registiche mai banali che garantiscono alla narrazione ritmo invidiabile ed una estetica appagante. La parte finale del film è un valido esempio: l’intera sequenza del “dance contest” , magistralmente girata, è architettata con grande cura (oltre ad una certa furbizia) e culmina nella brillante performance dei due eroi, pronti a dare vita ad una scena musicale che vale un posto nell’Olimpo del genere, in compagnia del twist ballato al Jack Rabbit’s Slim dalla coppia Thurman-Travolta. Con l’impegnativa esibizione danzereccia il duo di protagonisti sigilla una brillante prova attorale, costruita su un infinito rincorrersi, litigare, chiedere scusa: si tratta di un amore a prima vista, del quale solo Pat sembra non accorgersi. Nasce così una complicità tra autore e spettatore (al quale più di una volta, celatamente, vengono mostrati particolari chiarificatori) che intensifica il pathos e garantisce al climax finale una prevedibile ma spettacolare riuscita.
 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1


online dal 16 ottobre 2006

Titolo
Al Cinema (196)
Amarcord (63)
Anteprime (33)
Cattiva Maestra Televisione (13)
Contenuti Speciali (43)
Frames (29)
Professione Reporter (5)
Re per una notte (63)
Sentieri Selvaggi (9)
Uno Sparo Nel Buio (4)

Post del mese:
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017

Gli interventi più cliccati


Cerca per parola chiave
 


Titolo
Logo (33)

Le fotografie più cliccate


Titolo
Blog segnalato da:












Giudice su:




Inland Empire Aggregator









Net news di Informazione Libera


Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog






Creative Commons License
I testi sono pubblicati sotto una 
Licenza Creative Commons.


27/02/2017 @ 19:13:19
script eseguito in 47 ms