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 Troisi... di Emanuele P.
 
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a cura di Emanuele P. (del 19/12/2011 @ 12:00:04, in Al Cinema, linkato 2882 volte)

Le Idi di marzo
(The Ides of March)
George Clooney, 2011 (USA), 101'
uscita italiana: 16 dicembre 2011
voto su C.C.

Ammettiamolo: passata un po' di sbornia da yeswecan chi è che non vorrebbe vedere George Clooney come candidato dei democratici alle presidenziali americane; a maggior ragione trattandosi di un Clooney particolarmente “di sinistra” con qualche idea da visionario ed il solito carisma magnetico. È proprio l'ex villeggiante lariano ad avverare i nostri sogni (almeno su celluloide) nel suo ultimo film da regista-interprete, trasformandosi in Mike Morris, candidato in lotta sul filo dei voti con un agguerrito rivale ben meno affascinante (Michael Mantell) per la nomination democratica. Dietro questi due totem si muovono altrettanti panciuti burattinai d'eccezione: si tratta di Philip Seymour Hoffmann e Paul Giamatti, al servizio rispettivamente di Morris e del suo rivale, pronti a tutto pur di far trionfare il loro “cavallo”. Ma il vero protagonista del film, a dispetto delle apparenze, è la nuova speranza del cinema americano (simil-indipendente) Ryan Gosling, che interpreta un brillante consulente per i media della campagna pro-Morris, combattuto tra qualche dilemma etico e l'avvenente mascella di Evan Rachel Woods. Attenzione, perché il “thriller” politico è dietro l'angolo.

Tratto da una piece teatrale (Farraguth North, di Beau Willimon, co-autore della sceneggiatura con Grant Heslov e lo stesso regista) The Ides of March è un film piacevole, ben scritto e soprattutto magistralmente interpretato. Clooney si conferma infatti un validissimo “direttore di attori”: nella sua regia un'espressione o un gesto sono sempre enfatizzati più di un superfluo movimento di camera; anzi spesso è proprio il protagonista della scena a “determinarne” la cifra stilistica, come nell'emblematica sequenza in cui P.S. Hoffmann viene liquidato.
L'ottimo cast messo a disposizione dalla macchina produttiva del film (dove c'è persino la longa manus di Di Caprio), straripante di attori notoriamente “impegnati” ben lieti di partecipare all'happening cinematografico più radical-chic della stagione, è dunque valorizzato dalle scelte del Clooney regista, che pare particolarmente a suo agio nel raccontare con gran ritmo ed un occhio attento alla suspense questa storia ricca di tradimenti e svolte inaspettate. Dietro la trama si nasconde una morale un po' demagogica, con la nostra famigerata antipolitica che sembra far capolino anche oltreoceano. Persino l'amato George può dimostrarsi in privato ben diverso dal superuomo che appare, in stile Warhol, sui manifesti.
Intrattenimento intellettualmente accettabile.
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a cura di Emanuele P. (del 16/12/2011 @ 13:53:27, in Re per una notte, linkato 1253 volte)

Ecco l'elenco completo dei nominati per l'edizione 2012 dei Golden Globe Awards, il premio assegnato dalla Hollywood Foreign Press Association. La cerimonia si terrà il 15 gennaio.

Best motion picture, drama
The Descendants
The Help
Hugo
The Ides of March
Moneyball
War Horse

Best motion picture, musical or comedy
50/50
The Artist
Bridesmaids
Midnight in Paris
My Week with Marilyn

Best director
Woody Allen, Midnight in Paris
George Clooney, The Ides of March
Michel Hazanavicius, The Artist
Alexander Payne, The Descendants
Martin Scorsese, Hugo

Best actress in a motion picture, drama
Glenn Close, Albert Nobbs
Viola Davis, The Help
Rooney Mara, The Girl with the Dragon Tattoo
Meryl Streep, The Iron Lady
Tilda Swinton, We Need to Talk About Kevin

Best actor in a motion picture, drama
George Clooney, The Descendants
Leonardo DiCaprio, J Edgar
Michael Fassbender, Shame
Ryan Gosling, The Ides of March
Brad Pitt, Moneyball

Best performance by an actor in a musical or comedy
Jean Dujardin, The Artist
Brendan Gleeson, The Guard
Joseph Gordon-Levitt, 50/50
Ryan Gosling, Crazy, Stupid, Love.
Owen Wilson, Midnight in Paris

Best performance by an actress in a musical or comedy
Jodie Foster, Carnage
Charlize Theron, Young Adult
Kristen Wiig, Bridesmaids
Michelle Williams, My Week with Marilyn
Kate Winslet, Carnage

Best supporting actor
Kenneth Branagh, My Week with Marilyn
Albert Brooks, Drive
Jonah Hill, Moneyball
Viggo Mortensen, A Dangerous Method
Christopher Plummer, Beginners

Best supporting actress
Bérénice Bejo, The Artist
Jessica Chastain, The Help
Janet McTeer, Albert Nobbs
Octavia Spencer, The Help
Shailene Woodley, The Descendants

Best foreign film
The Flowers of War
In The Land of Blood and Honey
The Kid with a Bike
A Separation
The Skin I Live In

Best animated feature
The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn
Arthur Christmas
Cars 2
Puss in Boots
Rango

Best screenplay
Midnight in Paris, Woody Allen
The Ides of March, George Clooney, Grant Heslov, Beau Willimon
The Artist, Michel Hazanavicius
The Descendants, Alexander Payne, Nat Faxon and Jim Rash
Moneyball, Steven Zaillian and Aaron Sorkin

Best original song
"Hello Hello" – Gnomeo & Juliet – Elton John
"Lay Your Head Down" – Albert Nobbs – Sinead O'Connor
"The Living Proof" – The Help – Mary J. Blige
"The Keeper" – Machine Gun Preacher – Gerard Butler
"Masterpiece" – W.E. – Madonna

Best original score
The Artist, Ludovic Bource
W.E., Abel Korzeniowski
The Girl with the Dragon Tattoo, Trent Reznor and Atticus Ross
Hugo, Howard Shore
War Horse, John Williams

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a cura di Emanuele P. (del 15/12/2011 @ 19:13:14, in Al Cinema, linkato 1669 volte)

Enter the Void
(Enter the Void)
Gaspar Noé, 2009 (Canada, Francia, Germania, Italia), 154'
uscita italiana: 9 dicembre 2011
voto su C.C.

Oscar (Nathaniel Brown), in fuga da un passato spiacevole, sopravvive a Tokyo spacciando stupefacenti. È persino riuscito a mettere da parte abbastanza da acquistare un biglietto per il Giappone anche per l'adorata sorella Linda (Paz de la Huerta), alla quale è legato da un rapporto profondissimo e piuttosto ambiguo. Durante una retata della polizia il giovane dovrà però confrontarsi con la principale incognita del mestiere: una pallottola in pieno petto.

Prendete l'adorabile Lost in Translation e guardatelo, in loop, persi tra i fumi dell'alcol e provvisti di acidi d'ogni genere. Dopo qualche giorno forse sarete pronti per l'ultima opera di Gaspar Noé (reso già famigerato da Irreversible): un trip, una peculiare indagine su ciò che c'è dopo la morte, arricchita da luci stroboscopiche, arditi movimenti di camera e qualsiasi orpello narrativo in grado di far storcere il naso al bacchettone di turno.
Il cineasta argentino ci rivela sin dai primi minuti della pellicola quello che sarà il menù per i successivi centocinquanta: si tratta dell'approssimativa sinossi che l'arruffato Alex (unico personaggio lontanamente “normale” dell'intero film, interpretato da Cyril Roy) propone ad Oscar circa il contenuto del Libro Tibetano dei Morti. Infatti, dopo la lunga introduzione nella quale la camera mutua fedelmente il punto di vista del protagonista, possiamo assistere alla sua morte ed all'inizio di un interminabile viaggio che rispetta con rigore sorprendente ognuna delle tappe descritte nel Libro. Lo “spirito” di Oscar vaga su una Tokyo perennemente notturna, fluttua tra sottilissime pareti abbagliata dagli immancabili neon che dominano lo skyline, spia tutte le reazioni alla sua tragica dipartita, con il distacco e l'assenza di empatia che solo uno stato di completa separazione dalla vita possono giustificare. Questa è la ragione per cui la crudezza di numerose sequenze diventa artisticamente “accettabile”: non si tratta di semplici provocazioni (o almeno così vogliamo credere), piuttosto di un modo estremamente diretto per rendere evidente il distacco dal mondo terreno che succede alla morte e dipingere così con brusche pennellate un limbo in cui le emozioni ed i sentimenti non esistono, un punto d'osservazione asettico, quasi “clinico”, dal quale si assiste senza alcun coinvolgimento alle vicissitudini degli altri, i superstiti.
Come prescritto dal Libro, Oscar può quindi rivivere tutta la sua vita (e noi con lui), segnata dall'incidente d'auto nel quale morirono i genitori. Questo ricordo, che irrompe provocando inevitabilmente un sobbalzo, è l'unico in grado di risvegliare dal torpore metafisico che caratterizza tutta la narrazione: pur facendo di nuovo capolino sin troppo spesso durante il resto del film, mantiene buona parte del suo impatto proprio perché si tratta del solo momento in cui il protagonista (o ciò che ne resta) sembra provare un reale coinvolgimento per quello a cui assiste. Nonostante tutto, l'amore divenuto quasi patologico che lega Oscar alla sorella gli rende impossibile allontanarsi definitivamente dalla vita, ed ecco che l'ultima parte del viaggio può avere inizio: un bad trip, interminabile incubo funestato da tutte le più terribili paure del ragazzo, al termine del quale potrà finalmente tornare, reincarnandosi, al fianco di Linda.

Lasciando da parte gli innumerevoli indizi di complessi e forzature sparsi nella trama, sicuramente tali da incuriosire parecchio Freud, non si può fare a meno di ammirare l'intento di Noé e cercare di comprendere quell'imperativo che lo spinge a sfruttare il suo medium in un modo inconsueto, mai banale – ciò è evidente sin dai titoli di testa, che meritano di essere visti anche da chi poi abbandonerà la sala, maledicendo il regista. Questa ricerca in diverse occasioni tradisce l'autore, così come altri rappresentanti tra i più apprezzati registi “d'avanguardia” (von Trier, Aronofsky), perché li stimola a cercare la provocazione ad ogni costo, quasi sentissero il dovere di tener fede al motto
épater le bourgeois tanto caro a Baudelaire. Si tratta di un costo che però un cinefilo deve essere disposto a pagare, pur di trovarsi di fronte ad un'opera che tenti di comunicare qualcosa, ed in un modo insolito.
Noé, che dice di avere in Kubrick il suo punto di riferimento, è stato omaggiato di illustri paragoni con il Maestro per la sequenza finale di questo
Enter the Void (si parla addirittura di 2001); guardandoci bene dal bestemmiare, suggeriamo invece di trovare proprio in una risposta di Kubrick un ottimo scudo per la pioggia di critiche ricevute: “in ogni mio film c'è una quantità di verità sicuramente sufficiente a scandalizzare qualcuno”.
Esperienza.
 
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