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 Troisi... di Emanuele P.
 
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Non è necessario che un regista sappia scrivere ma, se sa leggere, aiuta.

Billy Wilder
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
a cura di Emanuele P. (del 24/11/2011 @ 13:13:55, in Anteprime, linkato 2155 volte)

Midnight in Paris
(Midnight in Paris)
Woody Allen, 2011 (Spagna, USA), 94'
uscita italiana: 2 dicembre 2011
voto su C.C.

Gil Pender (Owen Wilson), sceneggiatore di successo, giunge a Parigi insieme alla promessa sposa Inez (Rachel McAdams) ed ai futuri suoceri (Mimi Kennedy, Kurt Fuller). Tutto sembra procedere normalmente finché una notte, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, Gil inizia a vagabondare tra le incantevoli viuzze parigine. Quando le campane di una chiesa scandiscono la mezzanotte una Peugeot degli anni Venti si ferma per dargli un passaggio: si tratta di un viaggio nel tempo che cambierà la sua vita.

Come spesso gli è accaduto nella sua decennale carriera, Woody Allen sembra divertirsi a celare tra numerose produzioni di nicchia (talvolta persino mediocri) dei veri e propri gioielli. Lasciata finalmente quella Gran Bretagna che, Match Point a parte, sembra non essere una Musa sufficientemente stimolante per il cineasta americano, Allen trova a Parigi la brillantezza dei vecchi tempi, divertendosi con una storia che sembra scritta apposta per raccontarci di uno dei suoi sogni più irrealizzabili. Pender soffre di quella che il pedante “amico” della fidanzata, Paul (personaggio irresistibile, interpretato da Micheal Sheen) definisce come la Golden Age Syndrome: è cioè incapace di confrontarsi con il presente, convinto che in una dorata epoca precedente la sua vita sarebbe stata migliore. Quando la magia della mezzanotte parigina traghetta Gil nel suo mondo ideale (gli anni '20) tutto diventa perfetto. Può andare alle feste dei Fitzgerald, parlare con Hemingway di narrativa, guerra e donne, far giudicare il suo manoscritto (manco a dirlo, ambientato in un Nostalgia Shop) da Gertrude Stein e soprattutto può conoscere l'affascinante Adriana (Marion Cotillard), già amante di Picasso e Modigliani, il suo ideale di donna, diversa com'è dalla fidanzata Rachel (viziata, materialista, egocentrica).
La Peugeot che diventa “macchina del tempo” è un espediente formidabile col quale Allen si concede di esplorare un mondo del quale (sospettiamo) avrebbe voluto far parte: ne conosce ogni personaggio, ogni location, ogni canzone e ce le propone con una passione viscerale, sempre evidente durante tutta la narrazione. Diventa impossibile non immedesimarsi in Gil Pender da Pasadena, capo scout che non ha finito il corso di letteratura al college, a cui viene magicamente donata l'occasione di confrontarsi con Hemingway, Fitzgerald e T.S. Eliot, o persino consentito di suggerire la trama per un nuovo film (L'angelo sterminatore) al giovane Buñuel pur di far colpo su una bella ragazza – sembra quasi di rivedere Troisi che prova a conquistare una giovane del Rinascimento appropriandosi delle canzoni di Lennon e Modugno. Così l'intero film diviene anche spunto per mostrarci, alla maniera di Allen, tutta una serie di personaggi dei quali, quando va bene, conosciamo soltanto il nome: con la “scusa” dei patemi romantici che affliggono il nostro eroe ci viene somministrata una dose omeopatica di cultura del primo Novecento, non priva di qualche caricatura esilarante – assolutamente da segnalare quella di Salvador Dalì, a cui presta i lineamenti Adrien Brody.
Come ogni sogno, anche quello di Pender è destinato a finire. E come ogni buona favola anche questa ha la sua morale pronta a fare capolino tra le righe del finale. Nelle ultime scene, a rassicurarci più d'ogni altra cosa, c'è però il sorriso di Gabrielle (Léa Seydoux): sembra fare il paio con quello, dello stesso Allen, che concludeva Manhattan trentanni fa. Perché dimostra che, tutto sommato, ci è ancora concesso di guardare al passato con un po' di nostalgia. Soprattutto se si tratta di un passato che non abbiamo vissuto.
Godibile.

«Wow! I don't know what it is about this city!
It's like, I've got to write a note to the Chamber of Commerce.»
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a cura di Emanuele P. (del 08/11/2011 @ 13:34:09, in Re per una notte, linkato 1130 volte)

Assegnati lo scorso 4 novembre i premi ufficiali dell'ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.
Ecco l'elenco completo:

Premi della giuria internazionale:

Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior film:
Un cuento chino di Sebastián Borensztein

Premio Marc’Aurelio della Giuria alla migliore attrice:
Noomi Rapace per Babycall

Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore:
Guillaume Canet per Une vie meilleure

Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio:
Voyez comme ils dansent di Claude Miller

Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio:
The Eye of the Storm di Fred Schepisi

Premio Speciale alla colonna sonora della Giuria Marc’Aurelio:
Ralf Wengenmayr per Hotel Lux


Premio assegnato dal pubblico al miglior film:
Un cuento chino di Sebastián Borensztein

Mouse d'oro - Il premio della critica online:
Un cuento chino di Sebastiàn Borensztein

Mouse d'argento alla migliore pellicola fuori concorso:
Project Nim di James Marsh

Premio Marc’Aurelio al miglior documentario per la sezione L'Altro Cinema | Extra:
Girl Model di David Redmon e Ashley Sabin

Premio Marc’Aurelio Alice nella città sotto i 13 anni:
En el nombre de la hija di Tania Hermida P.

Premio Marc’Aurelio Alice nella città sopra i 13 anni:
Noordzee Texas di Bavo Defurne

Premio Marc’Aurelio Esordienti:
ex aequo Circumstance di Maryam Keshavarz – La Brindille di Emmanuelle Millet

Premio Marc'Aurelio all'attore:
Richard Gere


Vi rimandiamo al Prontuario dei film del Festival, nelle nostre pagine.

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a cura di Emanuele P. (del 02/11/2011 @ 14:29:58, in Re per una notte, linkato 1606 volte)

The Lady
di Luc Besson, Francia, 2011 – 127'
voto: 4.5/10

Una grande storia non si gira da sola: Besson ovatta la straordinaria battaglia di Aung San Suu Kyi in un film retorico e manieristico.
Da fiction tv.



Il mio domani
di Marina Spada, Italia, 2011 – 88'
voto: 5/10

Stile ed atmosfera interessanti vengono sviliti dalla trama, priva di una vera ragion d'essere. Resta in piedi solo la stucchevole retorica del fallimento.
Inconcludente.



Hotel Lux
di Leander Haussmann, Germania, 2011 – 110'
voto: 5.5/10

Lo spunto di un cabarettista tedesco finito per caso nel celebre albergo delle grandi purghe staliniane è geniale, ma la sceneggiatura lascia a desiderare e il film non brilla.
Sprecato.



Hysteria
di Tanya Wexler, Regno Unito, Lussemburgo, 2010 – 95'
voto: 6.5/10

Il dandy Rupert Everett nell'Inghilterra vittoriana è una formula collaudata, ma questa spassosissima farsa aggiunge un tocco "vibrante" al fortunato filone.
Riuscito.



Ostende
di Laura Citarella, Argentina, 2011 – 85'
voto: 5.5/10

La bella intuizione alla base del soggetto, che s'ispira ai grandi classici della suspense, fatica a sostenere il lungometraggio. Il finale, stiracchiato, non convince.
Acerbo.



Nuit Blanche
di Frédéric Jardin, Francia, 2011 – 99'
voto: 7/10

Scritto e diretto da due abili professionisti della celluloide, il film spazia tra noir e azione, con riusciti omaggi ai B-movies d'oltreoceano. L'atmosfera conquista sin dai primi istanti.
Adrenalinico.



Turn me on, Goddammit!
di Jannicke Systad Jacobsen, Norvegia, 2011 – 76'
voto: 7.5/10

Una tenera commedia di formazione adolescenziale nella provincia norvegese, delicata e sorprendente come l'inatteso sense of humor scandinavo(!).
Rivelazione.
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