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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
a cura di Emanuele P. (del 26/09/2011 @ 15:14:10, in Uno Sparo Nel Buio, linkato 1252 volte)

Blood Story
(Let me in)
Matt Reeves, 2010 (USA, Gran Bretagna), 115'
uscita italiana: 30 settembre 2011

Lasciate proprio perdere.
Piuttosto, gustatevi il film del quale è furbesco remake: questo. Non ve ne pentirete.
Alla faccia delle teorie sul marketing di De Laurentiis.

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a cura di Emanuele P. (del 12/09/2011 @ 15:02:36, in Uno Sparo Nel Buio, linkato 1385 volte)

Box Office 3D – Il film dei film
(Box Office 3D – Il film dei film)
Ezio Greggio, 2011 (Italia), 90'
uscita italiana: 9 settembre 2011

Sentivamo l'insostenibile necessità di avere nei nostri cinema un saporito film che rendesse omaggio al metacinema (ma con condimento all'amatriciana, quella fatta col guanciale scadente venduto in vaschette ai supermercati). O meglio, evitando un lessico inadatto ai consumatori finali della pellicola, un delicatissimo “film dei film” come si affretta a declamare la locandina. Proprio spulciando con più attenzione (ma mica tanta) la stessa locandina possiamo apprendere nuove ed interessanti nozioni sull'ultima opera del regista Ezio Greggio: persino la scelta del titolo serve a mettere in chiaro che l'intera operazione punta solo a saccheggiare il botteghino, accalappiando qualche boccalone ancora affamato di parodie cinematografiche. Noi, eredi di Risi e Monicelli, adesso abbiamo scoperto la comodità di riciclare format stranieri PERSINO nel cinema: dopo programmi televisivi come il Grande Fratello ed X-Factor siamo passati a comprare-adattare le sceneggiature altrui. Non tragga in inganno il “gronchi rosa” rappresentato da Benvenuti al Sud, riuscita (entro certi limiti) riedizione di una commedia francese campione d'incassi, che mantecando luoghi comuni, ottime interpretazioni e simpatia partenopea ottiene un piatto più che presentabile; dietro questa tendenza all'utilizzo di format economicamente remunerativi si nasconde una pericolosa mistura di pigrizia intellettuale e scarso coraggio da parte di produttori e distributori che può danneggiare mortalmente il futuro della nostra commedia. Box Office 3D rappresenta proprio l'estremo raschiamento del barile, perché Greggio e compagnia tentano di cavalcare un filone (quello di Scary Movie) divenuto obsoleto da anni. Era il lontano 2000 quando il fortunato precursore della saga uscì negli States e dopo un decennio persino in America qualcuno ha iniziato a porsi domande sulla presa che un simile format (aridaglie con questa parola orrenda) possa avere ancora sul famigerato grande pubblico. Dunque, oltre a tradire il cinema, il prodottino distribuito da Moviemax finirà col tradire anche il suo nomen omen. Almeno ce lo auguriamo.


La sezione Uno Sparo nel Buio è frutto di malsano pregiudizio. Ogni film ivi recensito non è stato mai visto. Tutte le considerazioni esposte derivano da un approfondito studio della locandina e dei trailer, arricchito da spocchiose opinioni a priori che i vostri corrispondenti esprimono con gioia infantile.
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a cura di Emanuele P. (del 11/09/2011 @ 19:00:10, in Re per una notte, linkato 1257 volte)
Si è conclusa ieri a Venezia la sessantottesima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.
Come negli scorsi anni, anche stavolta le nostre infaticabili webzine hanno eletto il loro preferito, grazie alla terza edizione del Mouse d'Oro:

Mouse d’Oro a Killer Joe di William Friedkin:
“per aver dimostrato a 76 anni che il cinema non ha età, portando sullo schermo una storia attuale e tragica con il cinismo, lo stile e l’intelligenza della grande Hollywood in un prodotto indipendente e iconoclasta”

Mouse d’Argento a Kotoko di Shinya Tsukamoto:
“per aver definito una nuova frontiera dell’estremo”


Ovviamente, nulla di lontanamente concordante con le opinioni della giuria ufficiale... ecco dunque i film e gli interpreti da loro premiati:

VENEZIA 68
Leone d’Oro per il miglior film
Faust di Aleksander Sokurov (Russia)

Leone d’Argento per la migliore regia
Shangjun CAI per il film Ren Shan Ren Hai (People Mountain People Sea) (Cina - Hong Kong)

Premio Speciale della Giuria
Terraferma di Emanuele Crialese (Italia)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
Michael Fassbender nel film Shame di Steve McQueen (Gran Bretagna)

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
Deanie Yip nel film Tao jie (A Simple Life) di Ann Hui (Cina - Hong Kong)

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
Shôta Sometani e Fumi Nikaidô nel film Himizu di Sion Sono (Giappone)

Osella per la miglior fotografia
Robbie Ryan per il film Wuthering Heights di Andrea Arnold (Gran Bretagna)

Osella per la migliore sceneggiatura
Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per il film Alpis (Alps) di Yorgos Lanthimos (Grecia)


Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”
Là-bas di Guido Lombardi (Italia) - Settimana della Critica


ORIZZONTI
Premio Orizzonti
(riservato ai lungometraggi):
Kotoko di Shinya Tsukamoto (Giappone)

Premio Speciale della Giuria (riservato ai lungometraggi):
Whores’ Glory di Michael Glawogger (Austria, Germania)

Premio Orizzonti Mediometraggio:
Accidentes Gloriosos di Mauro Andrizzi, Marcus Lindeen (Svezia, Danimarca, Germania)

Premio Orizzonti Cortometraggio:
In attesa dell'avvento di Felice D'Agostino, Arturo Lavorato (Italia)

Menzioni Speciali:
O Le Tulafale (The Orator) di Tusi Tamasese (Nuova Zelanda, Samoa)
All The Lines Flow Out di Charles LIM Yi Yong (Singapore)


CONTROCAMPO ITALIANO
Premio Controcampo
(per i lungometraggi narrativi)
Scialla! di Francesco Bruni

Premio Controcampo (per i cortometraggi)
A Chjàna di Jonas Carpignano

Premio Controcampo Doc (per i documentari)
Pugni chiusi di Fiorella Infascelli

Menzioni Speciali:
al documentario Black Block di Carlo Augusto Bachschmidt
a Francesco Di Giacomo per la fotografia di Pugni chiusi


Leone d’Oro alla carriera
Marco Bellocchio

Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker Award 2011
Al Pacino

Premio Persol 3D per il più creativo cinema stereoscopico dell'anno
Zapruder Filmmakers Group (David Zamagni, Nadia Ranocchi, Monaldo Moretti)

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a cura di Emanuele P. (del 02/09/2011 @ 21:08:01, in Al Cinema, linkato 2146 volte)

Singolarità di una ragazza bionda
(Singularidades de uma Rapariga Loira)
Manoel de Oliveira, 2009 (Portogallo, Spagna, Francia), 64'
uscita italiana: 2 settembre 2011
voto su C.C.

Durante un lungo viaggio in treno, Macario (Ricardo Trêpa) racconta alla sua sconosciuta vicina (Leonor Silveira) le numerose disavventure che lo hanno portato a scappare da Lisbona, prima d'impazzire. Come prevedibile, dietro la sua rovina c'è un'affascinante ragazza (Catarina Wallenstein) della quale il giovane ragioniere si è perdutamente innamorato dopo averla ammirata, per giorni, dalla finestra del suo ufficio. Ma come dice uno sconsolato Macario, dopo l'ennesimo rifiuto da parte di un negoziante, il commercio si tiene lontano da un contabile romantico. Così lo zio Francisco (Diogo Dória), suo datore di lavoro e decisamente contrario al matrimonio, costringe il nostro sventurato ad espatriare verso Capo Verde pur di mettere da parte una piccola fortuna, tale da poter cominciare una nuova vita con l'amata. Al suo ritorno, nuovi ostacoli saranno pronti ad apparire.

Essere il più vecchio cineasta in attività (centotre anni) ha interessanti vantaggi. Manoel de Oliveira li condensa tutti nel suo ultimo, brevissimo, lavoro: gli basta appena un'ora per narrare con disincanto la favola amorosa di Macario, la sua infatuazione per un ideale (una ragazza angelica ma misteriosa, perennemente munita di ventaglio orientale e ciuffo a coprirle un occhio) che in quanto tale deve restare irraggiungibile. Una volta conosciuta, Luisa sembra infatti mostrare alcune “eccentricità” pronte a demolire ogni sogno romantico.
La prospettiva del regista portoghese è riassunta in un breve estratto dal poema Il custode delle greggi (di Fernando Pessoa), recitato durante un grottesco ricevimento che sembra fotografare con straordinaria chiarezza l'anacronistica situazione della società portoghese nell'era della crisi economica globale. In questi versi del XXXII canto il narratore, rispondendo allo sconcerto di un uomo che non comprende come possano i ricchi non curarsi delle sofferenze del resto del popolo, fa notare che i fiumi ed i fiori continuano a scorrere e fiorire ignari di tutto, sin dall'albore dei tempi; conclude quindi augurandosi di non essere un “brav'uomo”, che vive una vita infelice perché consapevole dei patemi sofferti dal prossimo.
L'intero film è punteggiato con piccoli misteri: una torre campanaria con l'orologio al quale mancano le lancette, fiches che scompaiono una volta cadute dal tavolo di gioco, uno strano personaggio che cerca con foga il suo cappello smarrito su un ponte. Persino l'apparentemente innocuo raccontare di Macario, a bordo del treno, nasconde il suo enigma: i più attenti potranno scorgere attraverso il finestrino un surreale alternarsi di stagioni, dalla neve invernale ai campi fioriti. Tutti questi indizi servono forse a suggerirci qualcosa? L'intera storia, tratta da un racconto di Eça de Queiroz datato fine ottocento, pur essendo ambientata nel presente potrebbe tranquillamente aver luogo un secolo prima (o uno dopo per quanto ne sappiamo): questo perché è senza tempo il sogno romantico di cui Macario diviene, suo malgrado, frustrata vittima. De Oliveira rimuove i consueti e precisi riferimenti temporali, come quando mostra (con una certa frequenza durante lo sviluppo della storia) un meraviglioso scorcio di Lisbona catturato in orari e condizioni sempre diverse. Mette in chiaro che il suo curioso film è quasi un sogno (ne ha perlomeno molte caratteristiche), una parabola sulla vita e sull'amore idealizzato. Dunque ecco che risuonano nelle nostre orecchie le parole di Pessoa: beato chi riesce ad essere “egoista” come lo sono i fiumi ed i fiori, che hanno come unico fine al mondo quello di esistere, senza dover capire come farlo. Beato chi affronta quell'infinito mistero che è la vita senza porsi troppe domande.
Parola di un brillantissimo vecchietto.
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