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 Bergman... di Emanuele P.
 
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Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia.

François Truffaut
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
a cura di Emanuele P. (del 23/03/2011 @ 15:49:17, in Anteprime, linkato 1954 volte)

Blue Valentine
(Blue Valentine)
Derek Cianfrance, 2010 (USA), 120'
uscita italiana: 14 febbraio 2013
voto su C.C.

She sends me my blue valentines, remind me of my cardinal sin
I can never wash the guilt or get these bloodstains off my hands
And it takes a whole lot of whiskey to make this nightmares go away
And I cut my bleedin' heart out every nite
And I'm gonna die just a little more on each St. Valentine's day
Don't you remember, I promised I would write you these blue valentines...
Blue Valentine, Tom Waits

Dean (Ryan Gosling) e Cindy (Michelle Williams) s'incontrano per la prima volta nella casa di riposo dove la ragazza va a trovare ogni giorno l'amata nonna. Non sembra si tratti del canonico colpo di fulmine (almeno per lei) ma una lunga conoscenza e le casualità della vita li uniscono indissolubilmente; dal loro legame nasce una bambina (Faith Wladyka), diventano una famiglia quasi felice. Nel frattempo l'amore è però lentamente sfiorito, fino a trasformarsi in triste malinconia.

Nell'intreccio costruito dall'esordiente Derek Cianfrance (con Cami Delavigne e Joey Curtis) ci sono echi che fanno tornare alla mente la “trilogia esistenziale” di Antonioni ed in particolar modo il capolavoro La notte (1961): i due protagonisti, tra i più brillanti esponenti della nuova generazione di attori americani, vedono svanire il loro amore proprio nel breve intervallo di una notte, l'ultima passata insieme. Ovviamente si tratta della proverbiale “punta dell'iceberg”, figlia di anni nei quali la coppia ha lasciato che la vita prendesse il sopravvento, condizionandone aspettative e speranze. Il regista infatti ce li presenta qualche anno prima, quando ancora tutto per loro sembrava possibile: Cindy è al college, studia per diventare un medico e si diverte col fidanzato wrestler (Mike Vogel); Dean ha trovato il suo primo lavoro e con i colleghi idealizza su amore e destino. L'inattesa gravidanza della ragazza, incerta sull'identità del padre, forza gli eventi, ed i due si ritrovano sposati. Per Dean si tratta dell'avverarsi di quelle speranze sulle quali fantasticava da tempo ma per la imperscrutabile Cindy diviene una strada a senso unico verso un'esistenza mediocre e priva di soddisfazioni. Il premuroso giovane del quale si era innamorata, così pieno di potenzialità (come spesso gli rinfaccia durante le loro discussioni), si è trasformato in un alcolista, che lavora da imbianchino e sembra non avere alcuna ambizione nella vita oltre ad amarla incondizionatamente. Ma senza stima non può esistere l'amore, che quindi svanisce, giorno dopo giorno; anche l'ultimo tentativo di Dean per risvegliare quella passione ormai finita si rivela inutile.
Cianfrance asseconda con abilità il ritmo della narrazione, nella quale si alternano i due piani temporali, che sembrano raccontare storie differenti: nel passato c'è una luminosa storia romantica, nel presente la sua cupa conclusione (con fotografia dominata da colori freddi ed in particolare da quel “blue” che in americano è sinonimo di tristezza). Grazie a questo riuscito escamotage emerge dallo sviluppo anche una dimensione positiva, che stemperi l'inevitabile durezza della realtà; le disavventure dei due protagonisti, straordinariamente comunicativi, riescono infatti a suscitare nello spettatore empatia e partecipazione. Resta l'amaro in bocca solo a quelli le cui emozioni sono state ormai anestetizzate da anni trascorsi ad ammirare i consueti canovacci delle commedie romantiche.
Indipendente (per davvero).
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a cura di Emanuele P. (del 15/03/2011 @ 15:30:58, in Uno Sparo Nel Buio, linkato 1569 volte)

Amici Miei - Come tutto ebbe inizio
(Amici Miei - Come tutto ebbe inizio)
Neri Parenti, 2011 (Italia), 108'
uscita italiana: 16 marzo 2011

Invece di godersi una comodissima anteprima di Amici miei - Come tutto ebbe inizio, il vostro corrispondente ha scelto di visitare uno degli enormi magazzini che ospitano buona parte dei patiti del fai-da-te della provincia cittadina, con l'obbiettivo di mettere da parte una discreta scorta di materiali da pittore (tele, pennelli, colori ad olio). Infatti il trailer dell'ultima “cine-colomba pasquale” made in De Laurentiis ha avuto su chi scrive un effetto inatteso ed epifanico, convincendolo circa la necessità di dare al mondo una nuova versione di Guernica. Il sillogismo sembra evidente: in entrambi i casi l'opera originale è stata così ben accolta ed osannata da rendere necessario sfruttarla ancora, ed ancora ed ancora. Non importa che prima c'avesse messo talento ed ingegno un tale Picasso (o un tale Monicelli, buon'anima), perché una testa di cavallo e qualche quadrettone tutti sappiamo disegnarli, così come tutti possiamo scritturare (col solo presupposto di possedere la pecunia sonante) una serie di attori comici o presunti tali, prendendo a picconate grazie all'arte di Neri Parenti una delle pietre miliari della nostra storia cinematografica. Davanti alla tela, per fortuna ignara dello scempio che sta per subire, il vostro corrispondente non può fare a meno di rimuginare su quanto poco serva (per di più in una settimana così importante dal punto di vista simbolico) mettere in scena l'ennesima versione d'avanspettacolo pecoreccio, “impreziosita” da una forzatissima ambientazione rinascimentale, che svilisce la comicità in funzione della ricerca affannosa del ghigno “di pancia”. Così, magicamente, la mano si ferma a mezz'aria, evita di compiere ulteriori sacrilegi: il famoso cavallo resta solo quello del maestro Pablo. Purtroppo alla supercazzola di Tognazzi non è stato riservato lo stesso, doveroso, rispetto.



La sezione Uno Sparo nel Buio è frutto di malsano pregiudizio. Ogni film ivi recensito non è stato mai visto. Tutte le considerazioni esposte derivano da un approfondito studio della locandina e dei trailer, arricchito da spocchiose opinioni a priori che i vostri corrispondenti esprimono con gioia infantile.
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a cura di Mario T. (del 11/03/2011 @ 16:07:25, in Al Cinema, linkato 2069 volte)

I ragazzi stanno bene
(The Kids Are All Right)
Lisa Cholodenko, 2010 (U.S.A.), 104'
uscita italiana: 11 marzo 2011
voto su C.C.

Da poco maggiorenne, Joni (Mia Wasikowska) cede alle incessanti richieste del fratellastro Laser (Josh Hutcherson) e tenta di mettersi in contatto con il loro padre biologico (Mark Ruffalo), all'insaputa delle due “madri” che li hanno cresciuti (Annette Bening e Julianne Moore).
L'irruzione dell'uomo in questa insolita famiglia metterà in crisi il prezioso equilibrio mantenuto sino a quel momento.

Il film di Lisa Cholodenko, pur proponendo un approccio originale al genere iper-usurato delle commedie familiari (impreziosito dalla recitazione convincente dell'ottimo “trittico” di protagonisti), si rivela col passare dei minuti sempre meno coinvolgente, a tratti immobile, persino freddo. Il merito principale dell'opera è aver mostrato la normalità dell'amore, anche familiare, dei rapporti lesbici, contribuendo perciò a modificare quell'immaginario saffico viziato da troppi stereotipi e pregiudizi. La stessa delicatezza necessaria per affrontare questa realtà ancora non convenzionale senza che divenga grottesca (così come, probabilmente, l'indispensabile “tocco femminile”), si rivela però un ostacolo per la regista che perde presto il controllo della storia, sia dal punto di vista stilistico che da quello narrativo: pathos e tensione svaniscono, così come parte di quella vena anticonformista che aveva fatto ben sperare nei primi minuti, sostituiti da asprezza e da un'esagerata stigmatizzazione. Lo sviluppo banalizza la storia, appiattendola verso un finale scontato.

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a cura di Emanuele P. (del 04/03/2011 @ 15:27:53, in Al Cinema, linkato 2183 volte)

The Fighter
(The Fighter)
David O. Russell, 2010 (U.S.A.), 115'
uscita italiana: 4 marzo 2011
voto su C.C.

C'è ben poco che mi affascini del pugilato ma è fuor di dubbio che, nella sua trasposizione cinematografica, la "nobile arte" sia in grado di sublimare con molta efficacia tutte le paure, le aspirazioni e i propositi di revanche sociale che caratterizzano la nostra sciagurata umanità. Un po' come i due eroi (interpretati da Tognazzi e Gassman) del memorabile episodio che conclude il film cult I mostri, anche i protagonisti di The Fighter fanno parte di quella sfumata penombra ai margini del pugilato che conta: una ex “leggenda” locale, Dicky Eklund (Christian Bale), il suo fratellastro Micky (Mark Wahlberg) e la loro madre-manager Alice (Melissa Leo), che si affannano per far sopravvivere una famiglia numerosissima e scalcagnata. Tratto dalla storia vera di Micky Ward (pugile che negli ottanta, anche grazie ai consigli del redento fratellastro ed allenatore, riuscì a vincere la World Boxing Union), il film di David O. Russell celebra un ideale “cambio della guardia” tra leggende del paesino di Lowell, Massachusetts. L'idolo del posto, Dicky, dopo uno sporadico episodio di gloria (ha mandato al tappeto Sugar Ray Leonard, non si capisce con quanto merito) è diventato un delinquente, con dipendenza dal crack e una particolare abilità nel finire nei guai; il suo successore designato, Micky, figlio della stessa madre e di diverso padre, resta però impantanato in ring di periferia, rischiando la pelle in ogni combattimento. Solo la comparsa della fidanzata Charlene (Amy Adams, sempre più brava) e il provvidenziale rinsavimento del “mentore” Dicky renderanno possibile il tanto auspicato passaggio di testimone.

Russell affronta la storia servendosi di due registri differenti: mentre durante gli incontri di pugilato mantiene una visione asettica, mutuata dalle dirette della tv via cavo, con fotografia sbiadita, in un meccanico inseguirsi di ganci e montanti, durante il resto del film, in quell'incredibile ring rappresentato dai sobborghi in cui i personaggi sopravvivono, il ritmo della narrazione cambia facendosi incalzante, iperrealista. In questa inattesa dicotomia risiede il principale fascino del film, che sorprende chiunque fosse arrivato in sala aspettandosi l'ennesima epopea pugilistica: Russell si rivela capace di alternare con gusto i due piani narrativi, esaltandosi nell'affrontare la paradossale condizione familiare nella quale ha luogo la vicenda. I Ward sono succubi della matriarca Alice, che cannibalizza la carriera del secondogenito maschio Micky costringendolo sotto l'influenza mortifera del fratellastro, troneggia sul placido marito George (Jack McGee) e bolla chiunque non faccia parte della famigerata famiglia come un pericoloso nemico. Le “presta” gesti e lineamenti Melissa Leo, con una performance magistrale che merita ognuno dei riconoscimenti ottenuti; a spalleggiarla contribuiscono gli altri due validissimi interpreti della pellicola, Wahlberg e Bale, che interpretano i loro ruoli con stili molti diversi ma ugualmente efficaci. Il camaleontico Christian tira fuori dal cilindro l'ennesima trasformazione, che vale anche per lui gli onori della Academy ma in una categoria probabilmente non esatta: Dicky e Micky sono personaggi simbiotici, da considerare entrambi come protagonisti principali. Tutti e due sono combattenti, lottano per il denaro, per la fama, per dimostrare di essere meglio di quanto non credano i loro vicini. Lottano in modi e contro avversari diversi ma spinti dallo stesso imperativo. E possono vincere solo insieme.
Inatteso.
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