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 Totò e Pier Paolo Pasolini... di Emanuele P.
 
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Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.

Ingmar Bergman
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
a cura di Emanuele P. (del 20/09/2010 @ 15:13:59, in Al Cinema, linkato 1894 volte)

My Son, My Son, What Have Ye Done
(My Son, My Son, What Have Ye Done)
Werner Herzog, 2009 (USA, Germania), 91'
uscita italiana: 10 settembre 2010
voto su C.C.

Brad (Michael Shannon) si barrica nella sua villetta per sfuggire alla polizia che vuole interrogarlo riguardo l'omicidio della madre (una bravissima Grace Zabriskie), del quale è il principale sospettato, ed afferma di avere con sé due ostaggi. Sulla scena arrivano il detective Havenhurst (Willem Dafoe) e il novizio Vargas (Michael Peña) che attraverso le testimonianze della fidanzata e di un amico del “sequestratore” (Chloë Sevigny e Udo Kier) provano a ricostruire l'accaduto.

Il sodalizio nato tra David Lynch (fiero produttore) e Werner Herzog (alla regia) poteva suscitare qualche perplessità in più d'uno tra i cinefili che hanno bisogno di stringere sempre tra le proprie mani, come fossero una indispensabile coperta di Linus, il raziocinio e il verosimile; eppure, malgrado le premesse, My Son, My Son, What Have Ye Done è un film piuttosto lineare, nel quale più che l'astrusa trovata stilistica (un barattolo di carne in scatola che rotola in modo inquietante, fenicotteri rosa e struzzi che dominano la scena, l'immancabile nano che trova l'occasione giusta per fare capolino, la madre matrona dalle fattezze inequivocabilmente lynchiane) si tenta di rimettere insieme i pezzi di un puzzle surrealista: tutti i flashback che costituiscono la narrazione sono disordinate istantanee del passato recente dei protagonisti e raramente risultano in semplice esercizio di stile non propriamente legato allo sviluppo della storia – come l'episodio della palla da basket, lasciata da Brad su un albero in vista di un futuribile arrivo di qualche bambino dallo spiccato talento, che si staglia in controluce su una poetica San Diego fotografata all'imbrunire.
Partendo da un episodio di cronaca nera realmente accaduto, Herzog (anche co-autore dello script, insieme ad Herbert Goldberg) caratterizza con efficacia il protagonista, che tutti considerano “instabile” per i comportamenti eccentrici e per la fede cieca che dimostra nei confronti di quella che chiama la sua “voce interiore”, la stessa voce che qualche mese prima, quando tutto è iniziato, gli aveva salvato la vita in una giungla peruviana. Da quel momento Brad ha cominciato a parlare con Dio (che è quel patriota ritratto sul barattolo di carne in scatola) e soprattutto ad interrogarsi sul morboso rapporto che lo lega alla madre iper-protettiva, trovando risposte solo in una tragedia di Sofocle della quale proprio in quei giorni sta interpretando a teatro uno dei protagonisti. Così la vita finisce inevitabilmente con l'ispirarsi all'arte e l'unica conclusione degna diventa proprio quell'ultima frase che, col solito inumano contegno, la madre gli sussurrerà prima di spirare.
La recitazione degli attori, insieme alla minacciosa colonna sonora, contribuisce a conferire al film un ritmo ipnotico: un sogno collettivo dal quale si viene risvegliati solo al termine di questa inedita “hostage crisis”; ma in tutta la sua (a tratti) superflua ricerca dell'originalità, Herzog finisce paradossalmente col divenire quasi banale.
Immobile.
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a cura di Emanuele P. (del 17/09/2010 @ 09:35:41, in Al Cinema, linkato 1695 volte)

Fratelli in erba
(Leaves of Grass)
Tim Blake Nelson, 2009 (USA), 105'
uscita italiana: 17 settembre 2010
voto su C.C.

I due gemelli Bill e Brady (Edward Norton) sono la dimostrazione pratica di come l'ambiente socio-culturale possa plasmare un individuo. Mentre Brady è rimasto nel natio paesino dell'Oklahoma, diventando un proverbiale “redneck” (indossa camicie a quadri, è mediamente illetterato e razzista, ha troppa dimestichezza con i fucili) che si guadagna da vivere coltivando marijuana, Bill ne è scappato anni prima, iniziando una lenta ma inarrestabile ascesa nel mondo accademico che lo ha portato a diventare uno dei più apprezzati esperti di filosofia classica. Quando l'impeccabile professore verrà ricondotto a casa con l'inganno, si troverà coinvolto in un intreccio degno di una delle black comedy dei fratelli Coen, tra ebrei da macchietta, violenza inattesa e satira sociale.

Tim Blake Nelson, per l'occasione co-protagonista oltre che regista e sceneggiatore, sembra indeciso su quale registro stilistico adottare per raccontare la sua storia, in bilico tra la commedia e il pamphlet intellettualoide (lo stesso titolo originale, Leaves of Grass, cita una raccolta di poesie dell'Ottocento e tutte le massime che compaiono qua e là all'interno della trama finiscono con l'apparire un po' pretenziose). Infatti, nonostante la commistione di generi molto spesso sia un bene, in questo caso le scelte del regista-interprete americano convincono poco, perché non consentono allo spettatore di immergersi nella storia come i toni e le pretese suggerirebbero. Molte delle idee brillanti proposte, in parte autobiografiche (Nelson è ebreo, nato in un paesino dell'Oklahoma come quello scimmiottato nella pellicola) si perdono, tra una poesia declamata e qualche considerazione su morale ed equilibrio, in una esibizione delle due principali peculiarità del film: la quasi perfezione ormai raggiunta nel campo degli effetti speciali e l'innegabile talento di Edward Norton. Per quanto riguarda la prima, va dato atto ai tecnici che i vari scontri tra Norton ed il suo doppio sono credibili ed assolutamente naturali (avevamo già visto qualcosa di simile recentemente nell'ottimo Moon di Duncan Jones), con numerose sequenze nelle quali i due si dividono la scena, in alcuni casi addirittura azzuffandosi; entra qui in gioco la seconda caratteristica che rende comunque Leaves of Grass un film godibile, e cioè la grandissima naturalezza con la quale Norton riesce ad interpretare i due personaggi, conferendo ad ognuno una propria, vivente, personalità. L'attore americano già in passato aveva dimostrato di riuscire a caratterizzare magistralmente ruoli simili (Schegge di paura, The Score, Fight Club), ma nella sua carriera non è mai giunto a lavorare con un regista, e ad un soggetto, che potessero finalmente mettere in luce le sue enormi capacità. Fatto salvo il capolavoro di Spike Lee, La 25ma ora, Norton non ha ancora fatto quel salto di qualità che meriterebbe da tempo, in quanto interprete tra i più talentuosi della sua generazione. Purtroppo neanche questo film glielo consentirà, pur essendo un'opera abbastanza originale da ripagare abbondantemente il prezzo del biglietto – come sempre, velo pietoso da stendere sul titolo italiano ed in questo caso anche sul doppiaggio, che non lascia traccia del grande lavoro di Norton su accenti e intonazioni dei suoi due personaggi.
Blake ha tentato di costruire una storia che fosse coerente con la lezione-incipit declamata dall'ottimo professore di filosofia ai suoi studenti (come insegna Socrate, guai a chi è così presuntuoso da credere di aver raggiunto l'equilibrio nella vita, perché si schianterà) ma finisce con l'essere condannato dal suo stesso maestro. Come Icaro ha forse provato a volare un po' troppo vicino al sole.
Ammirevole.
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a cura di Emanuele P. (del 12/09/2010 @ 17:16:03, in Re per una notte, linkato 1613 volte)
Si è conclusa ieri con la cerimonia di premiazione la sessantasettesima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, che ha visto come apprezzato presidente di giuria il nostro amato Quentin Tarantino (aiutato da Guillermo Arriaga, Ingeborga Dapkunaite, Arnaud Desplechin, Danny Elfman, Luca Guadagnino e Gabriele Salvatores).
Vi ricordiamo che con quest'anno il Mouse d'Oro è sbarcato ufficialmente al lido e dopo giorni di votazioni sono stati premiati i film:

- SILENT SOULS di Aleksei Fedorchenko con il Mouse d'Oro 2010
“per aver saputo unire con efficacia sperimentazione e narrazione all’interno di un’opera capace di uscire dagli schemi e al tempo stesso di analizzare le culture della sua terra”.

- INCENDIES di Denis Villeneuve con il Mouse d'Argento 2010
“per aver testimoniato in modo tragico ed esplicito l’insensatezza della guerra contaminando cinema della realtà e tragedia greca”.


Ma, tornando a noi, ecco l'elenco completo dei vincitori:

LEONE D’ORO per il miglior film a:
SOMEWHERE di Sofia COPPOLA (Usa)
 
LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a:
Álex de la IGLESIA per il film BALADA TRISTE DE TROMPETA (Spagna, Francia)
 
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:
ESSENTIAL KILLING di Jerzy SKOLIMOWSKI (Polonia, Norvegia, Ungheria, Irlanda)
 
COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a:
Vincent GALLO nel film ESSENTIAL KILLING (Polonia, Norvegia, Ungheria, Irlanda)
 
COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a:
Ariane LABED nel film ATTENBERG (Grecia)
 
PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a:
Mila KUNIS nel film BLACK SWAN (Usa)
 
OSELLA per la miglior fotografia a:
Mikhail KRICHMAN per il film OVSYANKI (SILENT SOULS) (Russia)

OSELLA per la migliore sceneggiatura a:
Álex de la IGLESIA per il film BALADA TRISTE DE TROMPETA (Spagna, Francia)
 
LEONE SPECIALE a:
Monte HELLMAN
Monte Hellman è un grande artista cinematografico ed un poeta minimalista. La sua opera è stata di ispirazione a questa giuria per cui è per noi un onore rendergli onore
 
LEONE DEL FUTURO - PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS):
COGUNLUK (MAJORITY) di Seren YÜCE (Turchia)
 
PREMIO ORIZZONTI (riservato ai lungometraggi):
VERANO DE GOLIAT di Nicolás PEREDA (Messico, Canada)
 
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA (riservato ai lungometraggi):
THE FORGOTTEN SPACE di Nöel BURCH e Allan SEKULA (Olanda, Austria)
 
PREMIO ORIZZONTI CORTOMETRAGGIO:
COMING ATTRACTIONS di Peter TSCHERKASSKY (Austria)
 
PREMIO ORIZZONTI MEDIOMETRAGGIO:
TSE (OUT) di Roee ROSEN (Israele)
una MENZIONE SPECIALE a:
JEAN GENTIL di Laura Amelia GUZMÁN e Israel CÁRDENAS (Repubblica Dominicana, Messico, Germania)
 
VENICE SHORT FILM NOMINEE FOR THE EUROPEAN FILM AWARDS:
THE EXTERNAL WORLD di David OREILLY (Germania)
 
PREMIO CONTROCAMPO ITALIANO:
20 SIGARETTE di Aureliano AMADEI (Italia)
 
MENZIONE SPECIALE a Vinicio MARCHIONI (20 SIGARETTE)
 

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