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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Ecco l'elenco completo dei film premiati nella cerimonia di chiusura del Festival di Cannes 2009.
In Competition :
Lungometraggi:
Palme d'Or DAS WEISSE BAND (THE WHITE RIBBON) directed by Michael HANEKE
Grand Prix UN PROPHÈTE (A PROPHET) directed by Jacques AUDIARD
Award for Best Director Brillante MENDOZA for KINATAY
Award for Best Screenplay LOU Ye for CHUN FENG CHEN ZUI DE YE WAN (Spring Fever)
Award for Best Actress Charlotte GAINSBOURG in ANTICHRIST directed by Lars VON TRIER
Award for Best Actor Christoph WALTZ in INGLOURIOUS BASTERDS directed by Quentin TARANTINO
Jury Prize Ex-aequo FISH TANK directed by Andrea ARNOLD BAK-JWI (THIRST) directed by PARK Chan-Wook
Vulcain Prize for an artist technician, awarded by the C.S.T. MAP OF THE SOUNDS OF TOKYO directed by Isabel COIXET
Lifetime achievement award for his work LES HERBES FOLLES (WILD GRASS) directed by Alain RESNAIS
Cortometraggi:
Palme d'Or - Short Film ARENA directed by João SALAVIZA
Short Film Special Distinction THE SIX DOLLAR FIFTY MAN directed by Louis SUTHERLAND, Mark ALBISTON
Un Certain Regard :
Un Certain Regard Prize - Groupama Gan Foundation for Cinema KYNODONTAS (DOGTOOTH) directed by Yorgos LANTHIMOS
Jury Prize - Un Certain Regard POLITIST, ADJECTIV (POLICE, ADJECTIVE) directed by Corneliu PORUMBOIU
Un Certain Regard Special Jury Prize Ex-aequo KASI AZ GORBEHAYE IRANI KHABAR NADAREH (NO ONE KNOWS ABOUT PERSIAN CATS) directed by Bahman GHOBADI LE PÈRE DE MES ENFANTS (FATHER OF MY CHILDREN ) directed by Mia HANSEN-LØVE
Cinefondation :
1st Prize Cinéfondation BÁBA directed by Zuzana KIRCHNEROVÁ-ŠPIDLOVÁ
2nd Prize - Cinéfondation GOODBYE directed by SONG Fang
3rd Prize Cinéfondation Ex-aequo DIPLOMA directed by Yaelle KAYAM NAMMAE UI JIP (DON'T STEP OUT OF THE HOUSE) directed by JO Sung-hee
Golden Camera :
Caméra d'or SAMSON AND DELILAH directed by Warwick THORNTON
Caméra d'Or - Special Distinction AJAMI directed by Scandar COPTI, Yaron SHANI

Kobe Doin’ Work
(Kobe Doin’ Work)
Spike Lee, 2009 (Usa), 84’
Quando uno sport viene interpretato ai massimi livelli dai più grandi atleti del momento, non c’è bisogno di conoscerlo per apprezzarne lo spettacolo. Questo è il grande fascino dei playoff NBA, l’apice massimo della pallacanestro professionistica: si tratta spesso di battaglie dal sapore quasi epico, scontri tra titani inarrivabili, momenti di entertainment allo stato purissimo. Importa poco non essere un particolare esperto, restare sorpresi dai coreografici gesti degli arbitri o semplicemente far fatica a comprendere alcuni momenti dell’azione, perché tutto si svolge a una tale velocità ed intensità (e soprattutto con una tale armonia) che sembra di assistere a una studiatissima rappresentazione.
Spike Lee adora il basket (come testimonia anche il suo ottimo He Got Game, nel quale recitava da protagonista proprio una stella nascente e futuro campione della NBA, Ray Allen). Frustrato dalle recenti imprese dei suoi New York Knicks si è quindi rivolto, pare ai limiti della supplica, a quello che al momento è uno dei più rappresentativi esponenti dell’amato sport: Kobe Bryant. Pluricampione grazie al sodalizio (finito malaccio) con l’enorme Shaquille O’Neal, Kobe è finalmente tornato ai fasti di un tempo nella passata stagione, meritandosi il titolo di Mvp della lega (miglior giocatore) e arrivando ad un passo dalla vittoria finale con i suoi Los Angeles Lakers.
L’idea di Lee è geniale: seguire il neo Mvp durante una intera partita (piuttosto importante, la decisiva gara di semifinale contro i campioni uscenti) con l’ausilio di un numero enorme di camere dedicate oltre al privilegio dell’accesso al sancta sanctorum dello spogliatoio, spiando insomma per intero una “giornata lavorativa” di Kobe, dal pre-partita sino ai festeggiamenti finali – sembra un po’ la versione cestistica di Shine the Light del maestro Scorsese. Così facendo, il cineasta newyorkese ci svela, accompagnato dallo stesso Bryant che commenta le scene fuori campo (ironicamente lo stesso giorno in cui ha “regalato” agli amati Knicks di Spike Lee il numero record di 61 punti), un mondo affascinante, in cui il leader dei Lakers incita i compagni, li guida, scherza con arbitri ed avversari, sbraita, esulta. Si vive la partita dal campo, dando significato a centinaia di piccole cose (intercalari, termini, tecnicismi) che si rivelano in tutta la loro semplicità: si tratta di un gioco, e Kobe sembra divertirsi un mondo. È un eterno Peter Pan che non lascerà mai la sua isola felice.
In campo il fuoriclasse è logorroico, sempre pronto a dare un consiglio o un incoraggiamento (anche in italiano all’ex Udine Vujacic, ricordando i suoi anni vissuti qui da noi), capace di analizzare con freddezza e sorprendente acume tattico ogni frangente di quel gioco che conosce come le sue tasche.
Il docu-film, girato per la ESPN, coinvolge totalmente lo spettatore, anche quello che non ha mai visto una partita di basket prima di allora, grazie ad un montaggio curatissimo e all’efficacia della inedita e quasi totale “copertura” del campo di gioco – inutile dire che i fan della pallacanestro a stelle e strisce lo apprezzeranno ancora di più.
Suono e immagini, fusi insieme in perfetta armonia, un vero e proprio regalo di Spike Lee al suo pubblico (e all’amato sport): pura arte, puro spettacolo. D'altronde loro lo ripetono sempre, questa è la NBA, where amazing happens...

Soffocare (Choke) Clark Gregg, 2008 (Usa), 89’
uscita italiana: 13 maggio 2009 voto su C.C. 
Victor Mancini (Sam Rockwell) è un eroico perdente. Sessuomane, studente di medicina fallito (ma per nobili motivi), lavora, indossando vestiti ridicoli, come figurante in un parco a tema dove il tempo si è fermato al 1700 e si guadagna da vivere contando sulla riconoscenza (!) di tutti quelli che lo hanno salvato da un finto soffocamento. Il suo unico scopo nella vita è diventato accudire la madre (Anjelica Huston), nonostante questa abbia ormai corpo e mente devastati dall’età e dalle droghe, e gli abbia rovinato l’intera vita con le sue assurde teorie sul caos sociale, sulla protesta anticonformista. L’unico amico di Victor è Denny (Brad William Henke), anche lui afflitto da dipendenze imbarazzanti ma dotato di ciò che manca allo stralunato compare: la speranza. Gli basta innamorarsi di una spogliarellista che si chiama come un cocktail (Gillian Jacobs) per iniziare una metamorfosi verso la normalità con la quale Victor non riesce a convivere, afflitto da mille dubbi sulle sue vere origini. C’è infatti una dottoressa (Kelly Macdonald), nella clinica dove è internata la madre, che è convinta lui sia in qualche modo il nuovo Messia, un clone di Gesù…
Questa sproporzionata sinossi non riesce a rendere lontanamente ragione alla geniale opera di Chuck Palahniuk (vedi Fight Club) da cui è tratto il film. Purtroppo però chi decide di vedere Soffocare non trova sul suo sediolino, al cinema, una copia del romanzo da poter apprezzare, ma si affida alle infide mani di Clark Gregg (da attore, prezzemolino in serial e film, da sceneggiatore, autore del raccapricciante script de Le verità nascoste) cui viene dato il triplice compito di adattare, dirigere e interpretare, con poco più che un cameo, lo scritto di Palahniuk.
Tutto ciò che rende il romanzo imperdibile diviene nel film insensato, confuso, inutile. Rockwell è straordinario (e la cosa non sorprende), ma questo davvero non basta considerata la realizzazione quasi amatoriale della pellicola, persino dal punto di vista tecnico – la fotografia (di Tim Orr) sembra quella di una soap opera, con perenne totale esposizione, a tratti abbagliante.
Con il suo script, Gregg non valorizza buone parti della storia, abbozza sviluppi e situazioni, prediligendo il particolare scabroso o il momento simil comico (emblematica la scelta di "inventarsi" la sequenza del soffocamento nel ristorante cinese, una scena totalmente superflua che leva probabilmente spazio ad altre più importanti lasciate nel dimenticatoio); solo grazie all’assoluta originalità della storia il film mantiene comunque un certo interesse e riesce ad arrivare al gran colpo di scena finale immune da sbadigli e borbottii. Resta però evidente, a chi ha anche solo lontanamente apprezzato le potenzialità del romanzo, che si poteva ottenere molto di più (a maggior ragione considerando il cast di primissimo ordine, che si concede il lusso della grandiosa coppia d’interpreti Huston-Rockwell).
Palahniuk forse dormiva mentre gli mostravano il film?
Gran peccato.
E' iniziato oggi il Festival di Cannes (13-24 maggio), aperto dal film (in 3d) targato Disney Pixar, Up diretto da Pete Docter. La compagine italiana è piuttosto esigua, ma tutta la nostra attenzione è, ovviamente, rivolta all'attesissimo Inglorius Basterds del messia Quentin Tarantino. Interesse anche per le nuove opere di Gilliam, Amenabar, Gondry, Loach, Almodovar e Haneke.
Ecco l'elenco completo dei film proposti:
Competition:
À L'ORIGINE (IN THE BEGINNING) directed by Xavier GIANNOLI ANTICHRIST directed by Lars VON TRIER BAK-JWI (THIRST) directed by PARK Chan-Wook BRIGHT STAR directed by Jane CAMPION CHUN FENG CHEN ZUI DE YE WAN (Spring Fever) directed by LOU Ye DAS WEISSE BAND (THE WHITE RIBBON) directed by Michael HANEKE ENTER THE VOID directed by Gaspar NOÉ FISH TANK directed by Andrea ARNOLD INGLOURIOUS BASTERDS directed by Quentin TARANTINO KINATAY directed by Brillante MENDOZA LES HERBES FOLLES (WILD GRASS) directed by Alain RESNAIS LOOKING FOR ERIC directed by Ken LOACH LOS ABRAZOS ROTOS (BROKEN EMBRACES) directed by Pedro ALMODÓVAR MAP OF THE SOUNDS OF TOKYO directed by Isabel COIXET TAKING WOODSTOCK directed by Ang LEE THE TIME THAT REMAINS directed by Elia SULEIMAN UN PROPHÈTE (A PROPHET) directed by Jacques AUDIARD VENGEANCE directed by Johnnie TO VINCERE directed by Marco BELLOCCHIO VISAGE (FACE) directed by TSAI Ming-Liang
Un certain regard:
À DERIVA (ADRIFT) directed by Heitor DHALIA AMINTIRI DIN EPOCA DE AUR (TALES FROM THE GOLDEN AGE) directed by Hanno HÖFER, Razvan MARCULESCU, Cristian MUNGIU, Constantin POPESCU, Ioana URICARU DEMAIN DÈS L'AUBE (TOMORROW AT DAWN) directed by Denis DERCOURT EYES WIDE OPEN (EINAYM PKUHOT) (EYES WIDE OPEN) directed by Haim TABAKMAN INDEPENDENCIA (Independencia) directed by Raya MARTIN IRÈNE (IRENE) directed by Alain CAVALIER KASI AZ GORBEHAYE IRANI KHABAR NADAREH (NO ONE KNOWS ABOUT PERSIAN CATS) directed by Bahman GHOBADI KUKI NINGYO (AIR DOLL) directed by KORE-EDA Hirokazu KYNODONTAS (DOGTOOTH) directed by Yorgos LANTHIMOS LE PÈRE DE MES ENFANTS (FATHER OF MY CHILDREN ) directed by Mia HANSEN-LØVE LOS VIAJES DEL VIENTO (THE WIND JOURNEYS) directed by Ciro GUERRA MORRER COMO UM HOMEM (TO DIE LIKE A MAN) directed by João Pedro RODRIGUES MOTHER directed by BONG Joon-Ho NANG MAI (NYMPH) directed by Pen-Ek RATANARUANG POLITIST, ADJECTIV (POLICE, ADJECTIVE) directed by Corneliu PORUMBOIU PRECIOUS directed by Lee DANIELS SAMSON AND DELILAH directed by Warwick THORNTON SKAZKA PRO TEMNOTU (TALE IN THE DARKNESS) directed by Nikolay KHOMERIKI THE SILENT ARMY directed by Jean VAN DE VELDE TZAR directed by Pavel LOUNGUINE
Fuori concorso:
AGORA (AGORA) directed by Alejandro AMENABAR COCO CHANEL & IGOR STRAVINSKY directed by Jan KOUNEN DRAG ME TO HELL directed by Sam RAIMI L'ARMÉE DU CRIME (THE ARMY OF CRIME) directed by Robert GUÉDIGUIAN NE TE RETOURNE PAS (DON'T LOOK BACK) directed by Marina DE VAN PANIQUE AU VILLAGE (A TOWN CALLED PANIC) directed by Vincent PATAR, Stéphane AUBIER THE IMAGINARIUM OF DOCTOR PARNASSUS directed by Terry GILLIAM UP directed by Pete DOCTER
Special screenings:
CENDRES ET SANG (ASHES AND BLOOD) directed by Fanny ARDANT JAFFA (JAFFA) directed by Keren YEDAYA L'ÉPINE DANS LE COEUR (The thorn in the heart) directed by Michel GONDRY MANILA (Manila) directed by Adolfo ALIX, JR., Raya MARTIN MIN YE ... (" TELL ME WHO YOU ARE") directed by Souleymane CISSE MY NEIGHBOR, MY KILLER directed by Anne AGHION NO MEU LUGAR (EYE OF THE STORM) directed by Eduardo VALENTE PETITION (PETITION) directed by Zhao LIANG PORTRAIT DE GROUPE AVEC ENFANTS ET MOTOCYCLETTES (GROUP PORTRAIT WITH KIDS AND MOTORCYCLES) directed by Pierre-William GLENN UNE VIE TOUTE NEUVE (A BRAND NEW LIFE) directed by Ounie LECOMTE
Cinefondation:
#1 directed by Noamir CASTÉRA BÁBA directed by Zuzana KIRCHNEROVÁ - ŠPIDLOVÁ BY THE GRACE OF GOD directed by Ralitza PETROVA CHAPA directed by Thiago RICARTE DIPLOMA directed by Yaelle KAYAM EL BOXEADOR (THE BOXER) directed by Juan Ignacio POLLIO GOODBYE directed by SONG Fang GUTTER directed by Dan Ransom DAY IL NATURALISTA (THE NATURALIST) directed by Giulia BARBERA, Gianluca LO PRESTI, Federico PARODI, Michele TOZZI KASIA directed by Elisabet LLADÓ LE CONTRETEMPS (THE SETBACK) directed by Dominique BAUMARD MALZONKOWIE (SIGNIFICANT OTHERS) directed by Dara VAN DUSEN NAMMAE UI JIP (DON'T STEP OUT OF THE HOUSE) directed by JO Sung-hee SEGAL directed by Yuval SHANI SYLFIDDEN (THE SYLPPHID) directed by Dorte BENGTSON THE HORN directed by YIM Kyung-dong TRAVERSER directed by Hugo FRASSETTO

Star System - Se non ci sei non esisti (How To Lose Friends & Alienate People)Robert B. Weide, 2008 (Gran Bretagna), 110' uscita italiana: 8 maggio 2009 voto su C.C. Simon Pegg è una sorta di guru della commedia demenziale inglese. Nel resto del mondo (e in particolare da noi) è pressoché sconosciuto, o forse lontanamente ricordato per il suo lavoro meglio distribuito, l’esilarante Hot Fuzz; si tratta insomma di una sorta d’icona dell’anti-mainstream cinematografico: stupido, goffo, ma per qualche incomprensibile ragione anche un po’ radical chic.
Per questo Pegg è perfetto nell’interpretare il bizzarro Sidney Young, redattore di una insulsa rivista inglese cui viene offerto il lavoro (segretamente) bramato da una vita, un incarico nella cosmopolita New York che gli consentirebbe di entrare nel mondo patinatissimo del jet set sognato sin da bambino.
Il suo mentore è addirittura il redivivo Jeff Bridges (impagabile) e le interpreti femminili sono le abbaglianti Megan Fox e Kirsten Dunst, cosa vorreste di più?
Forse di più vorreste una trama che non sia stupida o scontata, e allora sarebbe meglio evitare questo film. Infatti il romanzo di Toby Young (qui co-produttore) da cui è tratta la pellicola è una sorta de Il Diavolo veste Prada in salsa demenziale, nel quale è enfatizzata per ovvi motivi la complessa vita pseudo sentimentale di Pegg, che ad un certo punto si trova a dover scegliere se conoscere (biblicamente) la Fox o tuffarsi in una romantica storia con la Dunst. Mica male.
Il regista Robert B. Weide tenta in vari modi di nobilitare la sceneggiatura, ammiccando in continuazione a felliniana memoria (lo ringraziamo sentitamente) e costruendo con attenzione quasi superflua alcune scene, ma s’imbatte inevitabilmente nel nulla cosmico che caratterizza la sua storia. Pegg di fatto lo salva, tenendo in piedi l’intero film con la solita brillante interpretazione (il suo sorriso è a dir poco coinvolgente). Un esempio è la impagabile sequenza in cui resta per un minuto intero con la mandibola che rasenta il suolo mentre guarda Megan Fox che gli si avvicina sguazzando in una piscina, da novella Anita Ekberg.
Insomma, in giro c’è senza dubbio di peggio, molto di peggio (chi ha detto l’horror di San Valentino, per qualche strano motivo uscito nelle sale a maggio?).
Annacquato.
La frase. «Who sends people dead fish?»
«The mafia.»
PS. A tempo perso, qualcuno mi spieghi il senso del titolo italiano (non che l'originale fosse 'sto capolavoro).

Bianciardi! (Bianciardi!)
Massimo Coppola, 2007 (Italia), 60'
Se c’è una cosa buona venuta fuori da MTV in tutta la storia della rete, questa è senza dubbio la trasmissione cult Avere Ventanni, di Massimo Coppola (già autore, per la stessa emittente, dell’innovativo Brand: New più tardi distrutto dall’opera dell’inutile e sopravvalutato Infascelli). Lo stesso gruppo di sapienti pensatori, che annovera tra le sue fila anche Giovanni Giommi e Alberto Piccinini, ha poi dato alla luce – dopo l’esordio ad MTV – anche una serie di notevoli documentari, trasmessi (e seppelliti) da La7, su temi cruciali spesso poco considerati dalla tv generalista.
Con Bianciardi!, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2007, Coppola e compagni dimostrano ancora una volta le loro notevoli capacità, essendo in grado di unire ad una ricercatissima cifra stilistica contenuti di prim’ordine e mai banali.
Si tratta infatti di un documentario dedicato a Luciano Bianciardi, controverso giornalista, scrittore, meglio dire intellettuale, che visse a metà del novecento. Noto al grande pubblico per il romanzo La vita agra – racconto parzialmente autobiografico della sua fuga a Milano dalle miniere di Ribolla, inizialmente giustificata da una “vendetta” per le vittime di un terribile incidente, ma che vede poi sbiadire ideali, convinzioni e sogni annullati dai condizionamenti della grande città – Bianciardi fu autore mirabile e dissacrante. Coppola non ricerca l’apologia ma si limita a percorrere lo stesso viaggio, dalla Toscana all’esilio volontario in Liguria, passando per la Lombardia, che lo scrittore nato a Grosseto compì sessant’anni prima. Aiutato dai ricordi della figlia, e di tanti amici e conoscenti (spesso illustri), Coppola e Piccinini costruiscono un ritratto completo e convincente di una personalità assai complessa, schiacciata dalle sue stesse contraddizioni – divenuta “schiava” della città che aveva promesso di “distruggere”, con la famigerata minaccia di una bomba con la quale abbattere il Pirellone, simbolo della spregiudicatezza e dell’ingiustizia del potere economico e politico.
Coppola sceglie di essere interlocutore “invisibile” (sempre fuori campo) degli intervistati, lasciando tutto lo spazio ai protagonisti del suo documentario e, soprattutto, alla storia che cerca di raccontare. Lo stile è originale e ricercato – come intuibile già dalla interessantissima sequenza dei titoli di testa – ma non mette per questo in secondo piano la narrazione, vero fulcro di tutta l’opera. Frammenti di vecchie interviste rilasciate da Bianciardi, brevi sequenze filmate (tratte anche dal film, La vita agra, in cui lo scrittore fu interpretato da Ugo Tognazzi) e testimonianze dei conoscenti si fondono sapientemente per dar vita ad un validissimo esempio di documentario – che ha dignità artistica quantomeno pari ad un film di eccellente qualità.
Piccolo, ma brillante, gioiello.
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