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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Il dubbio
(Doubt)John Patrick Shanley, 2008 (Usa), 104’ uscita italiana: 30 gennaio 2009 voto su C.C. 
Già pluripremiata opera teatrale, Doubt sbarca al cinema sotto gli attenti occhi del suo autore, John Patrick Shanley, che la dirige con zelo, affidandosi a tre grandissime interpretazioni.
America, 1964. In un collegio gestito da religiosi, s’insinua un terribile dubbio. La direttrice (Maryl Streep), fare da inquisitrice, autoritaria e temuta è convinta che il prete della parrocchia (Philip Seymour Hoffman) nutra un’attenzione troppo “particolare” per il loro unico alunno di colore (Joseph Foster). A mediare tra le due fortissime personalità c’è una giovane e candida suora (Amy Adams) che fatica a comprendere quale sia la verità.
Sarebbe davvero ingenuo ridurre tutto il film alla domanda è-stato-lui-o-no: questo “mistero” è infatti un pretesto per affrontare tematiche più interessanti ed universali, dal contrasto interno alla Chiesa tra progresso e conservatorismo, allo scontro tra convinzione (fede) ed empirismo, senza dimenticare ovvi riferimenti all’annoso problema della pedofilia nelle istituzioni religiose – e Shanley lo fa senza citare un caso ben preciso o reale, ottenendo paradossalmente un risultato molto più convincente.
L’interpretazione di Maryl Streep rischia di oscurare ogni altro personaggio. L’attrice americana prenota ampiamente l’ennesima statuina dorata grazie ad una recitazione impeccabile, fatta di impercettibili gesti, di ieratica sicurezza; persino l’ottimo Seymour Hoffman sembra fare una fatica estrema a reggere il confronto, fino a soccombere (come il suo personaggio) nell’accesissimo “confronto finale”. A onor del vero la sequenza in cui la Streep dà il meglio di sé è quella del confronto con Viola Davis, pragmatica madre della presunta vittima degli abusi: recitazione semplicemente perfetta (da entrambe le parti).
È proprio nelle interpretazioni, oltre che nel valido script, che risiede l’indubbia forza dell’opera; senza rinnegare la palese origine teatrale, la pellicola si salva infatti dalle pericolose (e deleterie) trappole che caratterizzano spesso le trasposizioni.
La scelta di ambientare la narrazione nel 1964, poco dopo l’uccisione di John Fitzgerald Kennedy, in un momento di profonda incertezza per la società americana, è cruciale perché giustifica lo sviluppo della storia, caratterizzato anche da interrogativi diversi da quelli sulla colpevolezza del prete-istitutore. Persino la direttrice, implacabile e tradizionalista (sebbene in parte vittoriosa) alla fine è costretta a cedere, ammettendo di avere dei dubbi che indeboliscono le sue granitiche certezze. Per fortuna.
Universale.

Lasciami entrare(Låt den rätte komma in)Tomas Alfredson, 2008 (Svezia), 114’ uscita italiana: 9 gennaio 2009 voto su C.C. 
Un film incantevole.
Oskar (Kåre Hedebrant) dodicenne svedese vessato da compagni prepotenti e condizionato da una situazione familiare un po’ complicata, inizia a mostrare i primi segni di una preoccupante voglia di rivincita. Accumula ritagli di cronaca nera, si appassiona alle armi da taglio, e nel frattempo continua a subire, senza alcuna reazione, gli atti di bullismo dei compagni di classe.
La conoscenza della sua nuova e stranissima vicina di casa, Eli (Lina Leandersson), lo aiuterà a vincere paure e inquietudini pre-adolescenziali.
Tomas Alfredson riesce ad infrangere, tutti insieme, buona parte dei cliché che accompagnano ormai sempre più spesso horror e film interpretati da teen ager. La sua storia è infatti molto più vicina a Paranoid Park piuttosto che a Twilight o simili, nonostante abbia avuto la coraggiosa idea di affiancare i primi problemi di un giovane adolescente con vampiri e situazioni da fiaba dark.
Partendo dal romanzo di John Ajvide Lindqvist (da lui stesso adattato per la scenaggiatura), Alfredson costruisce nella fredda ed apatica periferia svedese un perfetto palcoscenico naturale per le avventure dei suoi piccoli eroi; il sangue, che caratterizza garbatamente alcune scene chiave, contrasta con la onnipresente neve che copre ogni luogo.
Quasi tutta la violenza è fuori campo, solo suggerita, e le poche sequenze di genere sono girate con tale gusto estetico dall’apparire quasi poetiche – o comunque memorabili, vedi le disavventure del custode che accudisce il “piccolo” vampiro.
La sorprendente espressività dei giovani protagonisti (in particolare Hedebrant, bravissimo) contribuisce, insieme al puntuale contrappunto musicale di Johan Söderqvist, a conferire notevole vigore ad ogni situazione, senza mai scadere nello splatter o nel melodramma adolescenziale. In generale Alfredson può contare su una realizzazione tecnica inappuntabile oltre che su un DNA cinematografico che ha le sue radici nei capolavori scandinavi ed europei; il risultato è un film raffinato, difficile da intrappolare in un singolo genere, che unisce sapientemente delle interessanti e universali riflessioni sull’adolescenza con piccole perle per gli appassionati del tema vampiri.
Insomma, Lasciami entrare (o meglio, “lascia entrare quello giusto” come vorrebbe una più saggia traduzione del titolo originale, che fa riferimento ad alcune credenze transilvane) è un piccolo capolavoro assolutamente da non perdere.
Poetico.
Non molte soprese dalle nomination per gli Oscar 2009 (i vincitori saranno annunciati il 22 febbraio): il nostro Gomorra è escluso dai cinque migliori film stranieri, flop anche per Eastwood che vede i suoi Changeling e Gran Torino fuori dai giochi nelle categorie principali. The Curious Case of Benjamin Button (13), Slumdog Millionaire (10), Milk (8) e The Dark Knight (8, in maggior parte nomination "tecniche") si segnalano come papabili vincitori di più statuette. Buon exploit anche per Wall-E (6) nominato nella categoria miglior sceneggiatura, che manca però l'ambiziosa corsa al titolo di "film dell'anno".
Ecco l'elenco completo delle nomination:
Best motion picture of the year
- “The Curious Case of Benjamin Button” - “Frost/Nixon” - “Milk” - “The Reader” - “Slumdog Millionaire”
Achievement in directing
- “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), David Fincher - “Frost/Nixon” (Universal), Ron Howard - “Milk” (Focus Features), Gus Van Sant - “The Reader” (The Weinstein Company), Stephen Daldry - “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Danny Boyle
Performance by an actor in a leading role - Richard Jenkins in “The Visitor” (Overture Films) - Frank Langella in “Frost/Nixon” (Universal) - Sean Penn in “Milk” (Focus Features) - Brad Pitt in “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.) - Mickey Rourke in “The Wrestler” (Fox Searchlight)
Performance by an actor in a supporting role
- Josh Brolin in “Milk” (Focus Features) - Robert Downey Jr. in “Tropic Thunder” (DreamWorks, Distributed by DreamWorks/Paramount) - Philip Seymour Hoffman in “Doubt” (Miramax) - Heath Ledger in “The Dark Knight” (Warner Bros.) - Michael Shannon in “Revolutionary Road” (DreamWorks, Distributed by Paramount Vantage)
Performance by an actress in a leading role
- Anne Hathaway in “Rachel Getting Married” (Sony Pictures Classics) - Angelina Jolie in “Changeling” (Universal) - Melissa Leo in “Frozen River” (Sony Pictures Classics) - Meryl Streep in “Doubt” (Miramax) - Kate Winslet in “The Reader” (The Weinstein Company)
Performance by an actress in a supporting role
- Amy Adams in “Doubt” (Miramax) - Penélope Cruz in “Vicky Cristina Barcelona” (The Weinstein Company) - Viola Davis in “Doubt” (Miramax) - Taraji P. Henson in “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.) - Marisa Tomei in “The Wrestler” (Fox Searchlight)
Best animated feature film of the year
- “Bolt” (Walt Disney), Chris Williams and Byron Howard - “Kung Fu Panda” (DreamWorks Animation, Distributed by Paramount), John Stevenson and Mark Osborne - “WALL-E” (Walt Disney), Andrew Stanton
Achievement in art direction
- “Changeling” (Universal), Art Direction: James J. Murakami, Set Decoration: Gary Fettis - “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), Art Direction: Donald Graham Burt, Set Decoration: Victor J. Zolfo - “The Dark Knight” (Warner Bros.), Art Direction: Nathan Crowley, Set Decoration: Peter Lando - “The Duchess” (Paramount Vantage, Pathé and BBC Films), Art Direction: Michael Carlin, Set Decoration: Rebecca Alleway - “Revolutionary Road” (DreamWorks, Distributed by Paramount Vantage), Art Direction: Kristi Zea, Set Decoration: Debra Schutt
Achievement in cinematography
- “Changeling” (Universal), Tom Stern - “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), Claudio Miranda - “The Dark Knight” (Warner Bros.), Wally Pfister - “The Reader” (The Weinstein Company), Chris Menges and Roger Deakins - “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Anthony Dod Mantle
Achievement in costume design
- “Australia” (20th Century Fox), Catherine Martin - “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), Jacqueline West - “The Duchess” (Paramount Vantage, Pathé and BBC Films), Michael O’Connor - “Milk” (Focus Features), Danny Glicker - “Revolutionary Road” (DreamWorks, Distributed by Paramount Vantage), Albert Wolsky
Best documentary feature
- “The Betrayal (Nerakhoon)” (Cinema Guild), A Pandinlao Films Production, Ellen Kuras and Thavisouk Phrasavath - “Encounters at the End of the World” (THINKFilm and Image Entertainment), A Creative Differences Production, Werner Herzog and Henry Kaiser - “The Garden” A Black Valley Films Production, Scott Hamilton Kennedy - “Man on Wire” (Magnolia Pictures), A Wall to Wall Production, James Marsh and Simon Chinn - “Trouble the Water” (Zeitgeist Films), An Elsewhere Films Production, Tia Lessin and Carl Deal
Best documentary short subject
- “The Conscience of Nhem En” A Farallon Films Production, Steven Okazaki - “The Final Inch” A Vermilion Films Production, Irene Taylor Brodsky and Tom Grant - “Smile Pinki” A Principe Production, Megan Mylan - “The Witness - From the Balcony of Room 306” A Rock Paper Scissors Production, Adam Pertofsky and Margaret Hyde
Achievement in film editing
- “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), Kirk Baxter and Angus Wall - “The Dark Knight” (Warner Bros.), Lee Smith - “Frost/Nixon” (Universal), Mike Hill and Dan Hanley - “Milk” (Focus Features), Elliot Graham - “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Chris Dickens
Best foreign language film of the year
- “The Baader Meinhof Complex” A Constantin Film Production, Germany - “The Class” (Sony Pictures Classics), A Haut et Court Production, France - “Departures” (Regent Releasing), A Departures Film Partners Production, Japan - “Revanche” (Janus Films), A Prisma Film/Fernseh Production, Austria - “Waltz with Bashir” (Sony Pictures Classics), A Bridgit Folman Film Gang Production, Israel
Achievement in makeup
- “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), Greg Cannom - “The Dark Knight” (Warner Bros.), John Caglione, Jr. and Conor O’Sullivan - “Hellboy II: The Golden Army” (Universal), Mike Elizalde and Thom Floutz
Achievement in music written for motion pictures (Original score)
- “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.),Alexandre Desplat - “Defiance” (Paramount Vantage), James Newton Howard - “Milk” (Focus Features), Danny Elfman - “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), A.R. Rahman - “WALL-E” (Walt Disney), Thomas Newman
Achievement in music written for motion pictures (Original song)
- “Down to Earth” from “WALL-E” (Walt Disney), Music by Peter Gabriel and Thomas Newman, Lyric by Peter Gabriel - “Jai Ho” from “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Music by A.R. Rahman, Lyric by Gulzar - “O Saya” from “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Music and Lyric by A.R. Rahman andMaya Arulpragasam
Best animated short film
- “La Maison en Petits Cubes” A Robot Communications Production, Kunio Kato - “Lavatory - Lovestory” A Melnitsa Animation Studio and CTB Film Company Production, Konstantin Bronzit - “Oktapodi” (Talantis Films) A Gobelins, L’école de l’image Production, Emud Mokhberi and Thierry Marchand - “Presto” (Walt Disney) A Pixar Animation Studios Production, Doug Sweetland - “This Way Up”, A Nexus Production, Alan Smith and Adam Foulkes
Best live action short film
- “Auf der Strecke (On the Line)” (Hamburg Shortfilmagency), An Academy of Media Arts Cologne Production, Reto Caffi - “Manon on the Asphalt” (La Luna Productions), A La Luna Production, Elizabeth Marre and Olivier Pont - “New Boy” (Network Ireland Television), A Zanzibar Films Production, Steph Green and Tamara Anghie - “The Pig” An M & M Production, Tivi Magnusson and Dorte Høgh - “Spielzeugland (Toyland)” A Mephisto Film Production, Jochen Alexander Freydank
Achievement in sound editing
- “The Dark Knight” (Warner Bros.), Richard King - “Iron Man” (Paramount and Marvel Entertainment), Frank Eulner and Christopher Boyes - “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Tom Sayers - “WALL-E” (Walt Disney), Ben Burtt and Matthew Wood - “Wanted” (Universal),Wylie Stateman
Achievement in sound mixing
- “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce and Mark Weingarten - “The Dark Knight” (Warner Bros.), Lora Hirschberg, Gary Rizzo and Ed Novick - “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Ian Tapp, Richard Pryke and Resul Pookutty - “WALL-E” (Walt Disney),Tom Myers, Michael Semanick and Ben Burtt - “Wanted” (Universal), Chris Jenkins, Frank A. Montaño and Petr Forejt
Achievement in visual effects
- “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), Eric Barba, Steve Preeg, Burt Dalton and Craig Barron - “The Dark Knight” (Warner Bros.), Nick Davis, Chris Corbould, Tim Webber and Paul Franklin - “Iron Man” (Paramount and Marvel Entertainment), John Nelson, Ben Snow, Dan Sudick and Shane Mahan
Adapted screenplay
- “The Curious Case of Benjamin Button” (Paramount and Warner Bros.), Screenplay by Eric Roth, Screen story by Eric Roth and Robin Swicord - “Doubt” (Miramax), Written by John Patrick Shanley - “Frost/Nixon” (Universal), Screenplay by Peter Morgan - “The Reader” (The Weinstein Company), Screenplay by David Hare - “Slumdog Millionaire” (Fox Searchlight), Screenplay by Simon Beaufoy
Original screenplay
- “Frozen River” (Sony Pictures Classics), Written by Courtney Hunt - “Happy-Go-Lucky” (Miramax), Written by Mike Leigh - “In Bruges” (Focus Features), Written by Martin McDonagh - “Milk” (Focus Features), Written by Dustin Lance Black - “WALL-E” (Walt Disney), Screenplay by Andrew Stanton, Jim Reardon, Original story by Andrew Stanton, Pete Docter
Come ogni anno, sono stati consegnati i National Society of Film Critics Awards, ovvero i premi che la stampa specializzata statunitense assegna ai miglior film, ed interpreti, della stagione appena trascorsa. Mai banali, rappresentano un discreto metro di giudizio per le pellicole presentate durante l'anno.
Ecco l'elenco dei vincitori:
Best Film: Waltz with Bashir (Vals im Bashir) (Ari Folman)
Best Director: Mike Leigh – Happy-Go-Lucky
Best Screenplay: Happy-Go-Lucky – Mike Leigh
Best Actor: Sean Penn – Milk
Best Actress: Sally Hawkins – Happy-Go-Lucky
Best Film - Experimental: Razzle Dazzle (Ken Jacobs)
Best Film - Non-Fiction: Man on Wire (James Marsh)
Best Foreign Language Film: non assegnato perchè il miglior film dell'anno è un film girato in lingua straniera
Best Cinematography: Slumdog Millionaire – Anthony Dod Mantle
Best Supporting Actor: Eddie Marsan – Happy-Go-Lucky
Best Supporting Actress: Hanna Schygulla – The Edge of Heaven (Auf der anderen Seite)

Burn After Reading – A prova di spia
(Burn After Reading) Ethan e Joel Coen, 2008 (Usa), 96’
Non era facile, a pochi mesi dal capolavoro No Country for Old Men, tirare fuori dal cilindro un altro film straordinario. I fratelli Ethan e Joel Coen virano perciò sulla commedia un po’ politica e un po’ sociale, con qualche divertito luogo comune di troppo, ma nobilitata da un cast pieno di stelle dotate di un sanissimo grado d'autoironia.
La farsa gira tutta intorno ad un compromettente cd, pieno di informazioni confidenziali, perso a causa della negligenza di un amareggiato analista, John Malkovich, fresco di licenziamento inspiegabile dalla CIA. L’uomo è sposato con un'intollerabile arpia (Tilda Swinton) che, per giunta, lo tradisce con un bizzarro ominide, paranoico e ipocondriaco (un impagabile George Clooney, che vale da solo il film). Le loro disavventure sono fatalmente collegate, grazie al famoso cd, a quelle di due aspiranti spie dal quoziente intellettivo preoccupantemente basso, Frances McDormand e Brad Pitt, che vengono in possesso dei dati segreti e tentano maldestramente di lucrarci, sotto lo sguardo un po’ complice del loro capo, Richard Jenkins.
Come intuibile dalla sinossi, il film sembra più una parata di nomi che una commedia particolarmente brillante. I fratelli Coen non si sforzano più di tanto nell’immaginare una trama coerente od originale, ma preferiscono contare sulla caratterizzazione, forzata, dei vari personaggi per conferire alla storia la giusta vis comica. In effetti il ritmo serrato, insieme ad alcune interpretazioni molto riuscite (vedi il solito commediante nato, Clooney, e Pitt, che per una volta sceglie un ruolo col quale prendere in giro molti dei suoi consueti personaggi), mantiene la pellicola su livelli più che accettabili, anche se col passare dei minuti ci si inizia a chiedere, parafrasando il principe De Curtis, dove questi sceneggiatori vogliano andare a parare. Ed il finale, affrettato e confuso, sembra favorire l’ipotesi secondo la quale i Coen abbiano semplicemente finito la pellicola su cui girare – o peggio, le idee da proporre. Può non bastare, infatti, accontentarsi di dipingere la CIA come un insieme di babbei (davvero brillante J.K. Simmons nel ruolo del grande capo), incapaci di gestire una “crisi” che da ridicola assume le proporzioni della strage, o affidarsi alle smorfie di Pitt e Malkovich per ottenere una commedia veramente interessante.
Probabilmente senza avere ancora negli occhi Bardem, con pistola ad aria compressa e pettinatura discutibile, si potrebbe essere più generosi nei confronti di Burn After Reading. Una volta visto il meglio, però, diventiamo tutti molto esigenti.
Bravi, ma non si impegnano.

Sette anime (Seven Pounds) Gabriele Muccino, 2008 (Usa), 125’
uscita italiana: 9 gennaio 2009 voto su C.C.  Uno dei critici del New York Post – neanche il più snob tra i quotidiani della grande mela – consiglia, nella sua recensione, di fare un test della glicemia dopo la visione di Sette anime, a causa dell’altissimo contenuto in zuccheri della melassa che Gabriele Muccino propone nel suo secondo interminabile film made in Hollywood.
Nemmeno il nuovo re Mida del cinema a stelle e strisce, Will Smith, riesce a tirare su una trama insensata, frutto della sceneggiatura di Grant Nieporte, caratterizzata da assurdità mediche condite con salsa al melodramma spinto. L’inadeguatezza dello script costringe a parlare ben poco circa lo sviluppo della faccenda, per non privare del minimo senso la visione del film; ci limiteremo a dire che Smith (recitando perennemente in simil-pianto) è un uomo distrutto dal senso di colpa che ha deciso di fare della sua vita un continuo martirio, grazie al quale espiare un terribile peccato originale. Sprecati qua e là figurano Rosario Dawson e il sempre ottimo Barry Pepper.
Nonostante mi manchi una qualsiasi capacità divinatoria, a metà film sono riuscito addirittura ad indovinare l’esatto svolgimento di buona parte della sequenza finale – l’espediente del cercapersone-salvacuore è davvero troppo, troppo, troppo ovvio; questo, per una pellicola che millanterebbe aspirazioni da “avvincente mistero”, non sembra un gran bel segno.
Muccino è già intrappolato, dopo La ricerca della felicità, in una retorica fatta tutta di piagnistei e sdolcinatezze intollerabili, e non fa davvero nulla per smarcarsene. Anzi, il regista italiano appena possibile calca la mano, dilatando tempi e silenzi, tanto da dare la netta sensazione che il film, se fosse stato ancora un po’ meno ritmato, sarebbe finito con l’essere riprodotto in modalità rewind. Mentre con la sua opera prima d’oltreoceano la magnificazione del sogno americano era riuscita a divenire per certi versi addirittura coinvolgente e piacevole, con Sette anime ogni tentativo di costruire un’architettura narrativa degna si infrange contro l’esasperato (ed esasperante) muro del pianto issato anche grazie al lavoraccio del già citato Nieporte – non sorprende che la sua migliore opera finora sia stata un episodio della serie tv Sabrina, vita da strega.
Volendo salvare qualcosa, si può dire che la trovata di spezzettare, in uno stillicidio, il prevedibile colpo di scena finale, rende la narrazione un po’ meno banale e ridicola (ma solo un po’).
L’estetica mucciniana ha come fine ultimo e supremo il suscitare malinconia nello spettatore, avvilendolo con un continuum di situazioni strappalacrime e reazioni esasperate; la cosa sembra non funzionare più neanche in America, adesso che “l’effetto esotismo” dell’italiano è passato e resta solo un’avvilente matassa da melodramma di scarsa qualità (ancor più preoccupante è l’esotismo di ritorno che si inizia a sentire in Italia, dove fioccano per il buon Gabriele guest direction, presentazioni e compagnia cantando).
Insomma: attendiamo impazienti il sequel de L’ultimo bacio – anzi de last chiss, che così siamo anche noi più internazionali. Se ne sente davvero il bisogno.
Sono stati consegnati ieri notte i Golden Globes, celebre anticamera degli Oscar. A farla da padrone, Slumdog Millionaire, di Danny Boyle (premiato anche come miglior regista). Noi festeggiamo per il globe dorato a Vicky Cristina Barcelona; solo nomination per l'italiano Gomorra, di Matteo Garrone. Atteso il riconoscimento postumo come miglior attore non protagonista per Heath Ledger, indimenticabile Joker in The Dark Knight. Dominio nel campo tv per le serie Mad Men e 30 Rocks, oltre che per il film-tv John Adams.
Ecco l'elenco completo delle nomination. I vincitori sono segnalati in grassetto.
Best Motion Picture - Drama
Slumdog Millionaire The Curious Case Of Benjamin Button Frost/Nixon The Reader Revolutionary Road
Best Director - Motion Picture
Danny Boyle – Slumdog Millionaire Stephen Daldry – The Reader David Fincher – The Curious Case Of Benjamin Button Ron Howard – Frost/Nixon Sam Mendes – Revolutionary Road
Best Screenplay - Motion Picture
Slumdog Millionaire, Written by Simon Beaufoy The Curious Case Of Benjamin Button, Written by Eric Roth Doubt, Written by John Patrick Shanley Frost/Nixon, Written by Peter Morgan The Reader, Written by David Hare
Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Kate Winslet – Revolutionary Road Anne Hathaway – Rachel Getting Married Angelina Jolie – Changeling Meryl Streep – Doubt Kristin Scott Thomas – I've Loved You So Long
Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Mickey Rourke – The Wrestler Leonardo DiCaprio – Revolutionary Road Frank Langella – Frost/Nixon Sean Penn – Milk Brad Pitt – The Curious Case Of Benjamin Button
Best Motion Picture - Musical Or Comedy
Vicky Cristina Barcelona Burn After Reading Happy-Go-Lucky In Bruges Mamma Mia!
Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Sally Hawkins – Happy-Go-Lucky Rebecca Hall – Vicky Cristina Barcelona Frances McDormand – Burn After Reading Meryl Streep – Mamma Mia! Emma Thompson – Last Chance Harvey
Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical Or Comedy
Colin Farrell – In Bruges Javier Bardem – Vicky Cristina Barcelona James Franco – Pineapple Express Brendan Gleeson – In Bruges Dustin Hoffman – Last Chance Harvey
Best Performance by an Actress In A Supporting Role in a Motion Picture
Kate Winslet – The Reader Amy Adams – Doubt Penélope Cruz – Vicky Cristina Barcelona Viola Davis – Doubt Marisa Tomei – The Wrestler
Best Performance by an Actor In A Supporting Role in a Motion Picture
Heath Ledger – The Dark Knight Tom Cruise – Tropic Thunder Robert Downey Jr. – Tropic Thunder Ralph Fiennes – The Duchess Philip Seymour Hoffman – Doubt
Best Animated Feature Film
Wall-E Bolt Kung Fu Panda
Best Foreign Language Film
Waltz With Bashir (Israel) The Baader Meinhof Complex (Germany) Everlasting Moments (Sweden, Denmark) Gomorrah (Italy) I've Loved You So Long (France)
Best Original Score - Motion Picture
Slumdog Millionaire, Composed by A. R. Rahman The Curious Case Of Benjamin Button, Composed by Alexandre Desplat Changeling, Composed by Clint Eastwood Defiance, Composed by James Newton Howard Frost/Nixon, Composed by Hans Zimmer
Best Original Song - Motion Picture
"The Wrestler" – The Wrestler Music & Lyrics By: Bruce Springsteen
"Down To Earth" – Wall-E Music By: Peter Gabriel and Thomas Newman Lyrics By: Peter Gabriel
"Gran Torino" – Gran Torino Music By: Clint Eastwood, Jamie Cullum, Kyle Eastwood and Michael Stevens Lyrics By: Jamie Cullum
"I Thought I Lost You" – Bolt Music & Lyrics By: Miley Cyrus and Jeffrey Steele
"Once In A Lifetime" – Cadillac Records Music & Lyrics By: Beyoncé Knowles, Amanda Ghost, Scott McFarmon, Ian Dench, James Dring and Jody Street
Best Television Series - Drama
Mad Men (AMC) Dexter (SHOWTIME) House (FOX) In Treatment (HBO) True Blood (HBO)
Best Performance by an Actress In A Television Series - Drama
Anna Paquin – True Blood (HBO) Sally Field – Brothers & Sisters (ABC) Mariska Hargitay – Law & Order January Jones – Mad Men (AMC) Kyra Sedgwick – The Closer (TNT)
Best Performance by an Actor In A Television Series - Drama
Gabriel Byrne – In Treatment (HBO) Michael C. Hall – Dexter (SHOWTIME) Jon Hamm – Mad Men (AMC) Hugh Laurie – House (FOX) Jonathan Rhys Meyers – The Tudors (SHOWTIME)
Best Television Series - Musical Or Comedy
30 Rock (NBC) Californication (SHOWTIME) Entourage (HBO) The Office (NBC) Weeds (SHOWTIME)
Best Performance by an Actress In A Television Series - Musical Or Comedy
Tina Fey – 30 Rock (NBC) Christina Applegate – Samantha Who? (ABC) America Ferrera – Ugly Betty (ABC) Debra Messing – The Starter Wife (USA) Mary-Louise Parker – Weeds (SHOWTIME)
Best Performance by an Actor In A Television Series - Musical Or Comedy
Alec Baldwin – 30 Rock (NBC) Steve Carell – The Office (NBC) Kevin Connolly – Entourage (HBO) David Duchovny – Californication (SHOWTIME) Tony Shalhoub – Monk (USA)
Best Mini-Series Or Motion Picture Made for Television
John Adams (HBO) A Raisin In The Sun (ABC) Bernard And Doris (HBO) Cranford (PBS) Recount (HBO)
Best Performance by an Actress In A Mini-series or Motion Picture Made for Television
Laura Linney – John Adams (HBO) Judi Dench – Cranford (PBS) Catherine Keener – An American Crime Shirley MacLaine – Coco Chanel Susan Sarandon – Bernard And Doris (HBO)
Best Performance by an Actor in a Mini-Series or Motion Picture Made for Television
Paul Giamatti – John Adams (HBO) Ralph Fiennes – Bernard And Doris (HBO) Kevin Spacey – Recount (HBO) Kiefer Sutherland – 24 (FOX) Tom Wilkinson – Recount (HBO)
Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Series, Mini-Series or Motion Picture Made for Television
Laura Dern – Recount (HBO) Eileen Atkins – Cranford (PBS) Melissa George – In Treatment (HBO) Rachel Griffiths – Brothers & Sisters (ABC) Dianne Wiest – In Treatment (HBO)
Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Series, Mini-Series or Motion Picture Made for Television
Tom Wilkinson – John Adams (HBO) Neil Patrick Harris – How I Met Your Mother (CBS) Denis Leary – Recount (HBO) Jeremy Piven – Entourage (HBO) Blair Underwood – In Treatment (HBO)

Il seme della discordia (Il seme della discordia) Pappi Corsicato, 2008 (Italia), 85'
In Italia siamo sempre felici di poter bollare tutto in qualche modo. Dai calciatori, ai personaggi pubblici, fino ai registi: ognuno merita una fiera e pretestuosa etichetta che difficilmente potrà schiodarsi di dosso, qualsiasi cosa farà della sua vita.
Pappi Corsicato, napoletano atipico con una certa tendenza alla misandria, è quindi divenuto subito “l’Almodóvar de noantri”, con tutto quello che ne può seguitare; l’uscita di ogni suo film non ha più potuto prescindere da una certa patina di giudizio a priori e considerazioni bigotte.
Il seme della discordia, accolto con scetticismo da critica e pubblico, è invece l’esempio più lampante dell’innegabile estro cinematografico che l’ottimo Corsicato è capace di proporre: un divertissement godibile, esercizio di stile che offusca, e mette in secondo piano, una trama di certo non particolarmente illuminante.
La coppia Caterina Murino-Alessandro Gassman è prigioniera di mutismo ed abitudine: lei, imprenditrice in carriera piena di ambizioni, condivide con la madre (Valeria Fabrizi) un negozietto di abbigliamento e brama l’apertura di un innovativo concept store (di cosa si tratti effettivamente, nessuno sembra capirlo); lui, rappresentante di concimi in perenne viaggio, ha una donna in ogni serra e trascura moglie e matrimonio. L’equilibrio viene turbato dalla misteriosa gravidanza della donna, fedelissima al marito sterile, che sconvolge tutto il microcosmo da fiaba in cui scorrazzano anche Isabella Ferrari (pizzettara deliziosamente sguaiata), Martina Stella (commessa con la sindrome da bambola) e Michele Venitucci, guardia privata dal cruciale ruolo nello sviluppo della vicenda.
Corsicato riesce in un’impresa diabolica: annullare ogni riferimento alla città forse più riconoscibile dell’intero globo, e lo fa ambientando la sua storia nel Centro Direzionale di Napoli, un quartiere pieno di grattacieli, in cui ogni spazio è razionalizzato, geometrico. Niente golfo, niente vicoli sconnessi; si tratta di un luogo etereo, in cui non stona un improbabile boschetto dai colori caldi nel quale è ambientata una delle sequenze stilisticamente più interessanti dell’intera pellicola – il duo Murino-Venitucci è ripreso, contemporaneamente, in campo lungo e primo piano, per valorizzare allo stesso tempo ambientazione e intensità degli sguardi.
Non mancano svariate citazioni, dal piano sequenza iniziale in cui dominano le attraenti gambe di indaffaratissime passanti, sino al più divertito riferimento tarantiniano che vede protagonista la Murino, con tanto di tuta scarlatta ed armata di una vanga d’oro, novella vendicatrice in pieno stile Kill Bill.
Il ritmo serratissimo segue con agilità lo svolgersi della vicenda, senza mai dimenticare di strizzare l’occhio alla teatralità e al paradosso: non si fa nulla per conferire verosimiglianza a ciò che accade nè tantomeno alla cifra stilistica con cui è proposto. L’unico riferimento partenopeo è possibile trovarlo nell’accento (discretamente celato) dei protagonisti e in un anonimo scorcio in riva al mare, scelto più per motivi estetici che di effettivo interesse narrativo – e usato come pretesto per ambientarvi un’altra sequenza memorabile, in cui Corsicato gioca con i primi piani della avvenente coppia di protagonisti e con la fotografia, che perde ogni riferimento realistico divenendo un riflesso del loro stato emotivo.
Esercizio di stile, effimero divertimento per cinematografari: chiamatelo come vi pare, ma si tratta di un assoluto piacere per chi lo guarda – e può/vuole apprezzare. Il resto sono le solite ciarle a priori, piuttosto presuntuose; in tal caso, tenetevi stretto il vostro Muccino preferito.
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