Pianosequenza.net
Immagine
 Pasolini... di Mario T.
 
"
Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.

Ingmar Bergman
"
 
\\ Ingresso : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
a cura di Emanuele P. (del 28/04/2008 @ 15:32:50, in Amarcord, linkato 2135 volte)

Michael Clayton
(Michael Clayton)
Tony Girloy, 2007 (Usa), 125’
 
Sono tra quelli che, al momento di comprare un libro, lo sfogliano fino ad arrivare all’ultima pagina, leggendo le parole che lo concludono. Ha un che di magico trovarsi, tempo dopo, a rileggere quelle parole interpretandole in modo totalmente diverso, conoscendo tutto ciò che c’è stato prima. Anche per questo apprezzo particolarmente le sceneggiature “circolari”, in cui il regista ci mostra alcune scene finali sin dall’inizio, per poi farcele comprendere appieno solo un’ora dopo. Michael Clayton ne è un valido esempio: Tony Girloy (regista e sceneggiatore) confeziona una equilibrata spy-story, in cui non manca l’atmosfera intensa di un buon thriller.
 
Michael Clayton (il sempre affidabile George Clooney), tuttofare di un affermatissimo studio legale, è abituato a lavare i panni sporchi degli altri, nel modo meno pubblico possibile. Conosce un po’ tutti, ha agganci nella polizia – come il fratello Sean Cullen –, ma è incapace di arginare la crescente psicosi del “collega” ed amico Tom Wilkinson, che rischia di diventare sempre più pericoloso anche per il suo studio. È infatti a conoscenza di informazioni confidenziali che lederebbero uno dei principali clienti, la società diretta dalla algida ed insicura Tilda Swinton, disposta a tutto pur di mettere a tacere questa mina vagante.
Non manca un cameo per Sidney Pollack, importante socio dello studio legale.
 
Il lavoro migliore, Tony Girloy (L’avvocato del diavolo, la trilogia di Jason Bourne) lo fa curando con attenzione e capacità il montaggio. Ne sono un esempio le sequenze in cui viene mostrata Tilda Swinton mentre si prepara, tesissima, per i suoi discorsi o le memorabili scene iniziali, in cui un ipnotico monologo di Wilkinson viene accompagnato dal susseguirsi di istantanee del deserto e quasi spettrale edificio sede dello studio legale, dopo l'orario di chiusura.
Girloy si avvale poi di ottimi tecnici, come il direttore della fotografia Robert Elswit (fedele collaboratore di P.T. Anderson) o il compositore James Newton Howard (Il Sesto Senso), autore di una efficace colonna sonora, oltre che di un cast assolutamente all’altezza.
La comparsata di Sidney Pollack è quasi un lusso: con Clooney in versione film-impegnato e un gruppo di buonissimi interpreti (da segnalare la già citata Swinton, oltre a Tom Wilkinson), la pellicola raggiunge le due ore mantenendo molto alti il ritmo e la qualità.
Le dinamiche di simil-spionaggio, intricate quanto basta, sono mostrate con ottimo tempismo – e, come detto, con un magistrale uso del montaggio: tra le migliori sequenze di tutto il film ci sono infatti quelle che vedono come protagonisti l’affiatata ed efficiente coppia di spie-killer.
L’innegabile talento visivo di Girloy, già ampiamente dimostrato in The Devil’s Advocate, ha nuova conferma, con illuminanti idee come quella dei cavalli che, bellissimi e quasi irreali, salvano la vita al protagonista con la loro apparizione.
Da apprezzare anche il finale, che dribbla un pericolosissimo e quasi già scritto Tarallucci&Wine ending.
 
Prodotto dal Clooney impegnato – alter ego di quello che fa film come gli Ocean’s o In amore niente regole per accumulare pecunia spendibile in buon Cinema – Michael Clayton è un film godibile, di qualità, per quelli che sono disposti ad entrare in sala col cervello non completamente scollegato.
Da vedere, anche in DVD.
 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
a cura di Emanuele P. (del 13/04/2008 @ 09:36:24, in Al Cinema, linkato 2351 volte)

Interview
(Interview)
Steve Buscemi, 2007 (Usa), 81’
uscita italiana: 11 aprile 2008
voto su C.C.
 
Remake del tristemente noto film omonimo, diretto da Theo Van Gogh – regista e autore olandese assassinato nel 2004 da un fondamentalista islamico nella sua Amsterdam –, Interview vorrebbe essere un omaggio di Buscemi alla memoria dello sfortunato collega. Il film è in realtà un ozioso e lungo sketch teatrale, in cui solo la ottima vena dei protagonisti riesce a rendere la visione discretamente sopportabile.
Si tratta infatti della inusuale intervista che Pierre Peders (Steve Buscemi), giornalista specializzato in politica con mille scheletri nell’armadio, è costretto, suo malgrado, ad estorcere alla affermatissima attrice Katya (Sienna Miller). Il primo impatto è pessimo, dopo un aperitivo al ristorante sembrerebbe tutto finito; invece, complice il caso, la conversazione continua nel loft-palcoscenico dell’attricetta, in tutta la sua ambiguità. Diviene un gioco di seduzione, un logorroico inseguirsi di gatto e topo, topo e gatto. Lei recita con ingenuità, lui mente: o è forse il contrario?
 
Steve Buscemi – autore anche dello script, aiutato da David Schechter nell’arrangiamento della sceneggiatura originale, di Theodor Holman – si autodirige senza fare particolari danni, ma senza neanche riuscire a conferire la giusta intensità alla storia. Rimedia con una notevole prova attoriale, complice anche la ispirata (e ispirante) partner Sienna Miller, perfettamente a suo agio in un ruolo che le sembra cucito addosso.
Il film è però troppo spesso sospeso in situazioni oltre il limite dell’inverosimile ed in verbosi dialoghi, ridondanti e a tratti noiosi. La natura staticissima, quasi teatrale, dello script non contribuisce certo a migliorare la situazione, con quasi tutta l’azione che si svolge nell’enorme loft dell’attrice, pieno di orpelli bigotti, candele ed alcolici. Questi ultimi svolgono un ruolo fondamentale, insieme a pillole, droghe e compagnia cantante, nel disinibire i protagonisti, che litigano, si baciano ma soprattutto mentono, mentono, mentono. Unici, inanimati, testimoni sono le cineprese amatoriali dei due, che rivestiranno un ruolo cruciale nello sviluppo della storia.
Col passare dei minuti, entrambi i personaggi subiscono una lenta metamorfosi: il goffo e distaccato giornalista diventa un miserabile e scaltro "cercatore di scoop", la bella attrice si rivela invece molto meno svampita di quanto non voglia a tutti i costi dimostrare; il suo «lo sapevo», che pronuncia un po' delusa dopo aver assistito alla reazione di Buscemi, di fronte alla rivelazione dell'inconfessabile segreto della donna, è significativo in tal senso.
La svolta finale, un po’ coupe de théâtre, un po’ conclusione attesa, riesce in parte a risvegliare lo spettatore intontito dall’ora e mezza di ciarle estenuanti, conferendo alla pellicola almeno una interessante chiave di lettura. Alla fine, anche Buscemi sembra essere d’accordo: sono sempre le donne ad avere la carta vincente.
 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
a cura di Emanuele P. (del 08/04/2008 @ 10:14:17, in Contenuti Speciali, linkato 1581 volte)

E' online il numeroquattro (aprile 2008) della rivista digitale Rapporto Confidenziale (http://confidenziale.wordpress.com/).
Un numero enorme, pieno di interessanti contenuti: il solito grandissimo lavoro.
Presenti anche alcuni nostri contributi (The Darjeeling Limited, Juno, Abre Los Ojos vs Vanilla Sky).

Vi rimando al blog della rivista per il sommario completo.

Diffondete, diffondete, diffondete...

# Versione alta qualità (9,48 MB)
# Versione bassa qualità (4,54 MB)

 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
a cura di Emanuele P. (del 07/04/2008 @ 10:15:26, in Sentieri Selvaggi, linkato 4833 volte)

Quando una melodia ricorda, per qualche strofa o accordo, un’opera precedente, si è sempre pronti a gridare al plagio; se un romanzo riprende letteralmente frasi e periodi di un altro scritto, scattano le denuncie; nel cinema invece – e questo è un altro degli aspetti che ci fanno amare la settima arte – è possibile rivivere sequenze più o meno memorabili del passato in nuove pellicole, citazioni a volta involontarie, più spesso esplicite, difficilmente “in mala fede”, piccole chicche riservate ai cinemaniaci attenti.
Il tanto discusso (e amato) Quentin Tarantino è sicuramente il regista che tra quelli dell’ultima generazione ha saputo coltivare una passione per il cinema – anche quello meno “nobile” – a tratti maniacale. Il cineasta americano è una sorta di autistico della celluloide (perdonerete la definizione), che spesso si ritrova a proporre nei suoi film frammenti e sensazioni tratte da opere precedenti, senza neanche volerle citare coscientemente. Attraverso le migliaia di pellicole che ha divorato sin da giovane, Tarantino ha interiorizzato una inarrivabile quantità di immagini e situazioni, prese sia da capolavori acclamatissimi che da più beceri film di genere – è ben nota la sua passione per i cosiddetti B-movies.
Nel Cinema di Tarantino spesso scoviamo citazioni che è facile considerare “spontanee”, senza tortuose ricerche o paraculistiche intenzioni; ne è perfetto esempio il suo ultimo lavoro, Death Proof, esplicito e godibilissimo omaggio ai film di genere meno “nobili” (americani e non).
Tra le tante citazioni è possibile selezionarne alcune, paradigmatiche riguardo il concetto di omaggio tout-court, in cui Tarantino utilizza finanche la colonna sonora di quelle opere originali per sottolineare immagini di un simile contesto – ci limiteremo principalmente alle citazioni che riguardano il cinema italiano, dall’alto della consueta e mirabile ignoranza.

- L’uccello dalle piume di cristallo (Dario Argento, 1970)

L’opera prima da solista alla regia di Dario Argento si apre con una sequenza, magnificamente supportata dal tema musicale presente in tutto il film (Violenza Inattesa, di Ennio Morricone), in cui ci vengono mostrati una serie di “scatti” che l’inevitabile maniaco ruba alla sua prossima vittima.
Allo stesso modo, nel secondo “episodio” di Death Proof, Tarantino ci mostra la soggettiva di Russell che scatta alcune foto alle tre ragazze che si appresta a terrorizzare (ma mica tanto), e utilizza oltre alla medesima colonna sonora di Morricone, anche un espediente stilistico molto simile. Il sapiente uso di sfocatura e riquadri del regista americano ricorda infatti da vicino quello più spartano ma ugualmente efficace di Argento, che si limita a circondare l’immagine con segni che ricordano quelli che è possibile vedere attraverso l’obbiettivo di una macchina fotografica.
La citazione è insomma integrale, musica più immagini; e sicuramente non casuale. 

- Italia a mano armata (Franco Martinelli, 1976)



In tutto il già citato secondo episodio di Death Proof sono evidenti citazioni sparse di molti poliziotteschi italiani (Di Leo, Lenzi e compagnia cantante); in particolare è sembrata evidente questa relativa al film di Martinelli, che come nel caso precedente è rafforzata dall’utilizzo della stessa colonna sonora d’annata (Italia a mano armata, di Franco Micalizzi). Nella sequenza dell’inseguimento, in cui Russell è continuamente tamponato dal gruppo di terribili stunt-women, il main theme di Micalizzi fa irruzione proprio nel momento in cui la macchina “a prova di morte” di Stuntman Mike viene costretta a compiere un enorme salto verso la vicina e affollatissima highway; questa sequenza ricorda da vicino quella in cui è Maurizio Merli a saltare nel vuoto a bordo della sua mitica Alfa della polizia, proprio accompagnato dallo stesso ritmatissimo contrappunto musicale.

- Blow Out (Brian De Palma, 1981)

Stavolta la citazione è solo "musicale": Tarantino utilizza come sottofondo allo scambio di romantici messaggini la melodia del grande Pino Donaggio (Sally and Jack), che De Palma scelse per sottolineare il tragico finale del suo Blow Out. In comune c'è l'atmosfera, allo stesso tempo romantica ed un po' malinconica.

- Vanishing Point - Punto Zero (Richard C. Sarafian, 1971)



L'ultimo esempio è quello più esplicito, in quanto la pellicola di Sarafian è spesso citata all'interno del secondo episodio di Death Proof; in particolare grazie al guest starring della storica 70's Dodge Challenger, maniacalmente ricercata da Zoe Bell e compagne. Tutta la seconda parte del film di Tarantino è direttamente ispirata alle pellicole australiane degli anni '70-'80, che erano contraddistinte dalla immancabile presenza di una lunghissima sequenza d'azione in cui era protagonista un inseguimento d'auto. Al contrario dei film americani di simile genere dello stesso periodo, quelli australiani – come pontificato dallo stesso Tarantino – erano caratterizzati da sequenze d'inseguimenti in cui lo "scenario" risultava solo un semplice e dimenticabile supporto per le scene: tutta l'attenzione era dedicata alle auto, agli scontri, alla velocità. Anche per questo il geniale Quentin ha scelto le pellicole aussie come modello di riferimento per quella che avrebbe dovuto essere «la migliore sequenza di inseguimento d'ogni tempo, o perlomeno una delle prime tre...». Il risultato è eccezionale.

Abbiamo proposto solo alcune tra le numerossime citazioni (più o meno esplicite) che Tarantino ci ha regalato nel suo ultimo capolavoro, ma è giusto chiudere segnalando anche due esempi di genio "inedito", due sequenze in cui il cineasta americano ci dimostra tutta la sua abilità.

Ovviamente, non potevamo esimerci dal citare il perfetto piano sequenza di 9 minuti durante il quale Tarantino gira attorno alla tavola del diner quasi "spiando" i discorsi delle quattro ragazze. Un sapiente lavoro di zoom e movimenti di camera permette di mostrare tutto il lungo e verbosissimo dialogo senza mai rendere la sequenza stuccosa o ripetitiva.

In omaggio allo stile fintotrash di tutto il "progetto Grindhouse", ecco poi la sequenza dell'acceso diverbio tra le due stuntwomen. Tarantino sceglie una inquadratura virtualmente "impossibile", in cui tenere a fuoco le due ragazze, distanti tra loro. Con un occhio un po' più attento si può notare come in effetti la scena sia un "collage": nella parte centrale è evidente una spalla, fuori fuoco e non allineata...

Perdonateci se continueremo a definire eretici, quelli che odiano Tarantino, o lo considerano un regista "banale". Davvero nulla di più falso può essere detto...

 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
a cura di Emanuele P. (del 05/04/2008 @ 09:34:06, in Al Cinema, linkato 2898 volte)

Gone Baby Gone
(Gone Baby Gone)
Ben Affleck, 2007 (Usa), 114'
uscita italiana: 4 aprile 2008
voto su C.C.

Amanda, giovanissima figlia di una tossicodipendente (Amy Ryan) scompare misteriosamente dalla sua cameretta. Inizia l’inevitabile tam tam mediatico, speciali in onda 24h al giorno, curiosi e sciacalli vari che si precipitano sull’uscio di casa; gli unici parenti che sembrano realmente disperati sono lo zio Lionel (Titus Welliver) e, soprattutto, la zia Beatrice (Amy Madigan), convinti che le ricerche della polizia, coordinate dal pluridecorato capitano Doyle (Morgan Freeman), non siano sufficienti. Chiedono quindi aiuto a una insolita coppia di investigatori (il duo Casey Affleck-Michelle Monaghan), sbarbati ma con una profonda conoscenza del “territorio”. Questi, dopo le prime remore, iniziano a collaborare con due detective (Ed Harris e John Ashton), esplorando differenti piste che li conducono a sospettare di uno spacciatore (Edi Gathegi), che avrebbe agito per ottenere dalla madre snaturata un bottino sottrattogli qualche tempo prima.
Proprio quando la storia sembrerebbe scivolare in uno squallido finale, ogni cosa viene messa in discussione: nulla è davvero ciò che sembra.
 
Ben Affleck, alla sua opera prima da regista, dà vita ad un ottimo film di genere, magistralmente supportato da una sceneggiatura perfetta, adattata dallo stesso Affleck e da Aaron Stockard partendo dal soggetto di Dennis Lehane (già autore di Mystic River).
Lo sviluppo “ad orologeria” è compatto ed efficace: la storia inizia come semplice dramma ma lentamente si trasforma in avvincente e moderno thriller. C’è un momento (dopo un’ora scarsa di proiezione) in cui sembra che le luci in sala stiano per riaccendersi, in quanto il film raggiunge una tutto sommato convincente conclusione (con tanto di lapidaria voce fuori campo); si tratta invece del vero inizio dell’intreccio che sino a quel momento aveva vissuto solo un lungo ed efficace prologo. Da quell’istante in poi, lo spettatore riconsidera tutto ciò che ha già visto sotto una luce differente, smettendo di dare per scontati ruoli ed atteggiamenti prevedibili. Si susseguono serrati, ma soprattutto credibili – questo è un gran complimento – i colpi di scena, e lo svolgimento raggiunge una amara ma significativa conclusione.
Non manca un certo cinismo e una spiazzante obbiettività nel ritrarre il mondo dei media oltre al miserabile atteggiamento della madre, vittima più che delle droghe di una imbarazzante ignoranza e povertà d’animo. Agli antipodi c’è il personaggio di Casey Affleck – ottima la sua interpretazione, così come quella di Amy Ryan – quasi oppresso da enormi imperativi morali che lo spingono a dover fare sempre la scelta giusta, comandamenti remore di un passato da ragazzo difficile “salvato” dalla Chiesa. Il suo è quasi autolesionismo, che lo conduce persino a perdere la sua amata metà in nome di un discutibile bene maggiore.
Più in generale, ogni personaggio è finemente caratterizzato e ben interpretato da un cast decisamente all’altezza.
Anche Affleck (il regista, stavolta) porta avanti senza sbavature il suo compito, permettendosi qualche interessante trovata stilistica – vedi la sequenza dell’irruzione di Affleck, Harris ed Ashton nella casa di alcuni sospettati o la ambigue scene del riscatto-agguato. Persino i flashback, per una volta, non sono terribilmente stuccosi e superflui.
Penalizzato da una distribuzione ai limiti del “criminoso” (in Italia come negli States), Gone Baby Gone è un film estremamente godibile, che segnala Ben Affleck come interessante regista alle prese con un genere tutt’altro che semplice – e che ultimamente vive un discreto momento di “stanca”.
Sorpresa (graditissima).
 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
a cura di Emanuele P. (del 04/04/2008 @ 11:04:09, in Al Cinema, linkato 1655 volte)

Esce oggi nelle sale italiane Juno, il film vincitore del RomaFilmFest.
Vi riproponiamo la nostra recensione, presentata in anteprima qualche tempo fa:

Juno
(Juno)
Jason Reitman, 2007 (Usa), 92’
anteprima italiana: 26 ottobre 2007 (RomaFilmFest)
uscita italiana: 4 aprile 2008

Proprio nella settimana in cui Moccia si propone come regista (si, avete capito bene, r-e-g-i-s-t-a) della pellicola tratta dal suo ultimo “libro”, è giusto parlare di Juno, meraviglioso film vincitore dell’ultima Festa del Cinema di Roma che uscirà tra qualche mese nelle sale italiane...

continua a leggere...

 Permalink   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1


online dal 16 ottobre 2006

Titolo
Al Cinema (196)
Amarcord (63)
Anteprime (33)
Cattiva Maestra Televisione (13)
Contenuti Speciali (43)
Frames (29)
Professione Reporter (5)
Re per una notte (63)
Sentieri Selvaggi (9)
Uno Sparo Nel Buio (4)

Post del mese:
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017

Gli interventi più cliccati


Cerca per parola chiave
 


Titolo
Logo (33)

Le fotografie più cliccate


Titolo
Blog segnalato da:












Giudice su:




Inland Empire Aggregator









Net news di Informazione Libera


Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog






Creative Commons License
I testi sono pubblicati sotto una 
Licenza Creative Commons.


27/02/2017 @ 19:13:46
script eseguito in 63 ms