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 Fellini ....... di Emanuele P.
 
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Non è necessario che un regista sappia scrivere ma, se sa leggere, aiuta.

Billy Wilder
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
a cura di Mario T. (del 30/12/2006 @ 19:32:15, in Al Cinema, linkato 2161 volte)

Commediasexi
(Commediasexi)
Alessandro D'Alatri, 2006 (Italia), 102'
uscita italiana: 15 dicembre 2006

Da un certo punto di vista, paragonare Commediasexi agli altri due titoli natalizi, Natale a New York e Olé, è fuori luogo: parliamo di un film a confronto con due non-film. Commediasexi ha una storia, una sceneggiatura, soprattutto ha una regia. Neri Parenti e i fratelli Vanzina si affidano invece esclusivamente alla (opinabile) simpatia degli interpreti, collegando in sequenza una ventina di sketch completamente sconnessi fra loro dal punto di vista cinematografico (a volte anche logico...). Tuttavia, dobbiamo contestualizzare, pertanto non possiamo non riconoscere il grandissimo merito ad Alessandro D'Alatri di aver sfidato coraggiosamente la tirannia del cinepanettone, in un paese dove il pubblico bue (non vedo l'ora di ricevere accuse di elitarismo e snobismo) osanna i suddetti non-registi arrivando perfino a compiere lo scempio di fare un parallelismo con il talento che all'epoca non veniva riconosciuto a Totò (forse ha ragione Ratzinger, questo relativismo è proprio una fregatura). Fatta questa doverosa e polemica premessa, passiamo al merito del film.
D'Alatri ci racconta di una Roma capitale della politica e dello spettacolo, dove un "sordiano" Bonolis interpreta il politico dalla doppia morale, tutto casa e chiesa in pubblico e gaudente provolone nel privato con la starletta di turno, impersonata da una certamente azzeccata Elena Santarelli. La carriera della Santarelli prende il largo grazie agli "onorevoli" aiuti (nella finzione o nella realtà!?), ma lo scandalo è alle porte: così Bonolis ben pensa di mollare la patata bollente al suo fedele ed ingenuo autista, Sergio Rubini, il quale avrà non pochi problemi con la moglie Margherita Buy (già in con coppia con lui in Manuale D'Amore) quando i rotocalchi gli additeranno la procace velina come amante. E, nel frattempo chissà cosa combina la moglie dell'onorevole, Stefania Rocca, con un verace cuoco Michele Placido...
L'intuizione è buona (anticipatrice dello scandalo Vallettopoli), gli attori sono in parte e i camei (Rocco Papaleo, Fabio De Luigi, Alfonso Signorini, Bruno Vespa) danno un tono all'ambiente, ma la commedia non decolla. D'Alatri, a tratti è graffiante (caustico il ritratto del Monsignore dall'accento tedesco che dispensa consigli a Bonolis pur non volendo metter bocca negli affari della politica), ma non ha il coraggio di affondare gli artigli fino in fondo: invece di mettere a nudo vizi e virtù(?) della politica, del mondo dello spettacolo e del modello familiare italiano, preferisce appiattire i personaggi sulla lunga distanza e trasformarli in macchiette, perdendo così quel tono di satira sociale che prometteva all'inizio. L'indulgenza dilaga soprattutto nel finale, dove tutti (tranne Bonolis che passa il capodanno in convento) sono felici e contenti: Rubini ricompone la frattura familiare, riavviciandosi a sua moglie e ritrovando il dialogo con i figli, mentre la Santarelli viene riabilitata anche moralmente. In definitiva, una commedia che avrebbe dovuto lasciare l'amaro in bocca, e che invece lascia un po' amareggiati per l'occasione persa... l'augurio (oltre a quello di un buon anno nuovo per i lettori) è di proseguire su questa strada, perché D'Alatri dimostra ad ogni modo di possedere i requisiti per confezionare la nuova commedia all'italiana.
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a cura di Emanuele P. (del 26/12/2006 @ 21:30:19, in Amarcord, linkato 4636 volte)

La 25ma Ora
(The 25th hour)
Spike Lee, 2003 (Usa), 134'

Non manca una volta che, dopo la visione di questo film, resti per qualche secondo tra l'allibito e il sorpreso.
La 25ma ora è infatti il film che, più di ogni altro negli ultimi anni, si può considerare vicino alla perfezione.
Un vero capolavoro di armonia, gusto e intensità.
Straordinario il contrappunto musicale (curato da un aficionados di Lee, Terence Blanchard), ottime le interpretazioni del cast, grande cura nella scelta delle location ed in generale una cifra stilistica elevatissima, lo rendono un film quasi perfetto.
Non si può evitare di spendere qualche parola sui grandiosi protagonisti.
Edward Norton (che già da giovanissimo nel suo ruolo in Schegge di Paura, aveva ampiamente dimostrato le enormi qualità di cui era dotato) conferisce al suo personaggio una profondità ed intensità quasi inarrivabili, ed è magistralmente supportato dagli ottimi Philip Seymour Hoffman, attore sempre troppo sottovalutato fino alla sua affermazione grazie a Capote, e Barry Pepper (il cinismo del suo personaggio è fantastico).
Anche Spike Lee ci mette del suo inserendo delle chicche da grande regista, come l'effetto "nastro trasportatore" nelle scene ambientate all'interno del locale (effetto che potremo apprezzare anche nelle opere successive), o l'assenza di sonoro, eccetto che per i cinguetii degli uccelli, in una delle magistrali sequenze finali.
Qualche parola anche sulla trama.
Monty (Norton) è uno spacciatore quasi pentito che viene incastrato dalla polizia in seguito ad una "soffiata", proprio poco prima che possa abbandonare definitivamente il suo lavoro.
Assistiamo quindi alla sua ultima giornata di vita normale, quella che precede l'arrivo nel carcere dove dovrà scontare una pena di sette anni.
Gli amici, il padre (un eccezionale Brian Cox), la fidanzata (Rosario Dawson), i suoi vecchi colleghi; tutti cercano di sostenere Monty durante questo terribile "ultimo" giorno.

Quando ci sia avvia verso la fine della pellicola una domanda inizia a ronzare in mente: come può un cosi grande film concludersi senza risultare troppo buonista/tragico?
Ecco la soluzione dell'ottimo Spike Lee: assistiamo negli ultimi minuti alla venticinquesima ora della giornata di Monty; attraverso le parole del padre immaginiamo insieme a lui come potrebbe essere la sua vita se decidesse di fuggire, ricominciando la sua esistenza sotto un altro nome, con un'altra identità.
Un giorno potrebbe ricongiungersi con la sua amata, avere una vita normale, persino dei figli.
Ma il sogno si sbiadisce sempre di più, rivela tutta la sua irrazionalità, la sua impraticabilità, fino a farci ritrovare la faccia tumefatta di Norton, mentre guarda fuori dal finestrino dell'auto che lo sta portando al carcere.
Purtroppo le ore, nella realtà, sono solo ventiquattro.
Superbo.

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a cura di Emanuele P. (del 21/12/2006 @ 14:18:42, in Re per una notte, linkato 2157 volte)

Rese note le nomination per il 64esimo Golden Globes, tutto secondo copione, o quasi, con The Departed a farla, giustamente, da padrone.
Niente nomination per Flags of Our Fathers, ma il buon Clint si rifà con Letters from Iwo Jima, e con la doppia nomination per la miglior regia.
Snobbati i film italiani per la categoria foreign language, e la serie tv House per la best television series. Nominato invece il protagonista, Hugh Laurie, già vincitore l'anno scorso.

Ecco tutte le nomination di attinenza cinematografica:

1. BEST MOTION PICTURE - DRAMA

1. BABEL
Anonymous Content Production/Una Produccion De Zeta Film/Central Film Production; Paramount Pictures/Paramount Vantage
2. BOBBY
A Michel Litvak Production/Bold Films; MGM/The Weinstein Company
3. THE DEPARTED
Warner Bros. Pictures; Warner Bros. Pictures
4. LITTLE CHILDREN
New Line Cinema; New Line Cinema
5. THE QUEEN
A Granada Production; Miramax Films

2. BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A MOTION PICTURE - DRAMA

1. PENELOPE CRUZ — VOLVER
2. JUDI DENCH — NOTES ON A SCANDAL
3. MAGGIE GYLLENHAAL — SHERRYBABY
4. HELEN MIRREN — THE QUEEN
5. KATE WINSLET — LITTLE CHILDREN

3. BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A MOTION PICTURE - DRAMA

1. LEONARDO DICAPRIO — BLOOD DIAMOND
2. LEONARDO DICAPRIO — THE DEPARTED
3. PETER O'TOOLE — VENUS
4. WILL SMITH — THE PURSUIT OF HAPPYNESS
5. FOREST WHITAKER — THE LAST KING OF SCOTLAND

4. BEST MOTION PICTURE - COMEDY OR MUSICAL

1. BORAT: CULTURAL LEARNINGS OF AMERICA FOR MAKE BENEFIT GLORIOUS NATION OF KAZAKHSTAN
One America; Twentieth Century Fox
2. THE DEVIL WEARS PRADA
Twentieth Century Fox; Twentieth Century Fox
3. DREAMGIRLS
DreamWorks Pictures/Paramount Pictures; DreamWorks Pictures/Paramount Pictures
4. LITTLE MISS SUNSHINE
Big Beach/Bonafide Productions; Fox Searchlight Pictures
5. THANK YOU FOR SMOKING
Room 9 Entertainment/David O. Sacks Production/Content Film; Fox Searchlight Pictures

5. BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A MOTION PICTURE - COMEDY OR MUSICAL

1. ANNETTE BENING — RUNNING WITH SCISSORS
2. TONI COLLETTE — LITTLE MISS SUNSHINE
3. BEYONCE KNOWLES — DREAMGIRLS
4. MERYL STREEP — THE DEVIL WEARS PRADA
5. RENEE ZELLWEGER — MISS POTTER

6. BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A MOTION PICTURE - COMEDY OR MUSICAL

1. SACHA BARON COHEN — BORAT: CULTURAL LEARNINGS OF AMERICA FOR MAKE BENEFIT GLORIOUS NATION OF KAZAKHSTAN
2. JOHNNY DEPP — PIRATES OF THE CARIBBEAN: DEAD MAN'S CHEST
3. AARON ECKHART — THANK YOU FOR SMOKING
4. CHIWETEL EJIOFOR — KINKY BOOTS
5. WILL FERRELL — STRANGER THAN FICTION

7. BEST ANIMATED FEATURE FILM

1. CARS
Walt Disney Pictures/Pixar Animation Studio; Buena Vista Pictures Distribution
2. HAPPY FEET
Kingdom Pictures, LLC; Warner Bros. Pictures/Village Roadshow Pictures
3. MONSTER HOUSE
Columbia Pictures; Sony Pictures Releasing

8. BEST FOREIGN LANGUAGE FILM

1. APOCALYPTO (USA)
Touchstone Pictures/Icon Productions; Buena Vista Pictures Distribution
2. LETTERS FROM IWO JIMA (USA/JAPAN)
Warner Bros. Pictures/DreamWorks Pictures; Warner Bros. Pictures
3. THE LIVES OF OTHERS (GERMANY)
Wiedemann & Berg/ Bayerischer Rundfunk / ARTE / Creado Film; Sony Pictures Classics
4. PAN'S LABYRINTH (MEXICO)
Estudios Picasso/Tequila Gang/Esperanto; Picturehouse
5. VOLVER (SPAIN)
El Deseo; Sony Pictures Classics

9. BEST PERFORMANCE BY AN ACTRESS IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE

1. ADRIANA BARRAZA — BABEL
2. CATE BLANCHETT — NOTES ON A SCANDAL
3. EMILY BLUNT — THE DEVIL WEARS PRADA
4. JENNIFER HUDSON — DREAMGIRLS
5. RINKO KIKUCHI — BABEL

10. BEST PERFORMANCE BY AN ACTOR IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE

1. BEN AFFLECK — HOLLYWOODLAND
2. EDDIE MURPHY — DREAMGIRLS
3. JACK NICHOLSON — THE DEPARTED
4. BRAD PITT — BABEL
5. MARK WAHLBERG — THE DEPARTED

11. BEST DIRECTOR - MOTION PICTURE

1. CLINT EASTWOOD — FLAGS OF OUR FATHERS
2. CLINT EASTWOOD — LETTERS FROM IWO JIMA
3. STEPHEN FREARS — THE QUEEN
4. ALEJANDRO GONZALEZ INARRITU — BABEL
5. MARTIN SCORSESE — THE DEPARTED

12. BEST SCREENPLAY - MOTION PICTURE

1. GUILLERMO ARRIAGA — BABEL
2. TODD FIELD & TOM PERROTTA — LITTLE CHILDREN
3. PATRICK MARBER — NOTES ON A SCANDAL
4. WILLIAM MONAHAN — THE DEPARTED
5. PETER MORGAN — THE QUEEN

13. BEST ORIGINAL SCORE - MOTION PICTURE

1. ALEXANDRE DESPLAT — THE PAINTED VEIL
2. CLINT MANSELL — THE FOUNTAIN
3. GUSTAVO SANTAOLALLA — BABEL
4. CARLO SILIOTTO — NOMAD
5. HANS ZIMMER — THE DA VINCI CODE

14. BEST ORIGINAL SONG - MOTION PICTURE

1. "A FATHER'S WAY" - THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Music by: Seal and Christopher Bruce
Lyrics by: Seal
2. "LISTEN" - DREAMGIRLS
Music & Lyrics by: Henry Krieger, Anne Preven, Scott Cutler and Beyonce Knowles
3. "NEVER GONNA BREAK MY FAITH" - BOBBY
Music & Lyrics by: Bryan Adams, Eliot Kennedy and Andrea Remanda
4. "THE SONG OF THE HEART" - HAPPY FEET
Music & Lyrics by: Prince Rogers Nelson
5. "TRY NOT TO REMEMBER" - HOME OF THE BRAVE
Music & Lyrics by: Sheryl Crow

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a cura di Emanuele P. (del 19/12/2006 @ 14:18:53, in Amarcord, linkato 2237 volte)

Crimini e misfatti
(Crimes and Misdemeanors)
Woody Allen, 1989 (Usa), 107'

I crimini e misfatti del titolo sono una perfetta presentazione di ciò cui assisteremo in questa ottima opera di Woody Allen, più defilato del solito.
C’è infatti un luminare della oftalmologia, ricco, affermato e rispettato (Martin Landau), la cui vita tranquilla viene d’un tratto messa in discussione dai capricci della sua amante (Anjelica Huston), una hostess conosciuta anni prima, che, stufa di essere il proverbiale “terzo incomodo”, ha deciso di parlare con la moglie del buon medico e rivelarle tutta la verità.
Judah (questo il rivelatore nome del luminare) prima tenta di convincerla a desistere dal suo intento, quindi si confida con un suo paziente rabbino in procinto di perdere la vista, ed infine col fratello, classica pecorona nera della famiglia.
Quest’ultimo gli propone, senza mezzi termini, di sbarazzarsi dell’amante uccidendola, assicurandogli che non avrebbe avuto nessun ulteriore inconveniente.
Dopo tanta indecisione, la goccia che fa traboccare il vaso è l’intenzione della ex hostess di rivelare in pubblico alcune azioni finanziare non proprio pulite che Judah aveva commesso in passato.
Acconsente quindi a commissionare l’omicidio, che avviene come da programma.
Iniziano quindi enormi e pesantissimi sensi di colpa, che sfociano in visioni e flashback dal suo passato, vissuto in una famiglia ferventemente religiosa e un po’ estremista.
Accarezza l’idea di costituirsi, di liberarsi da questo enorme peso, ma più il tempo passa e più tutto sembra lontano.
Negli stessi giorni si susseguono le vicende, e siamo passati ai misfatti, che coinvolgono il regista di documentari un po’ sfigati Cliff (Woody Allen), costretto dal vil denaro a girare uno speciale-apologia sull’odiato cognato Lester (Alan Alda) produttore di successo.
Ovviamente il documentario risulterà essere tutt’altro che lusinghiero (fantastica la scena del montaggio in cui Woody confronta il piglio di Lester con quello di Mussolini durante un’adunata), e il buon Cliff, frustrato anche dalle solite delusioni amorose, si ritroverà a confrontarsi durante una festa di matrimonio con Judah, ormai libero da ogni senso di colpa, in una geniale sequenza finale.

Insomma il messaggio è uno solo, e piuttosto chiaro, i cattivi vincono quasi sempre, ed il crimine/misfatto paga.
Woody, quasi più pessimistico del solito, ci risparmia qualche nevrosi sostituendola con spunti di riflessione più o meno profondi (emblematico il personaggio del filosofo su cui brama di girare un documentario, uomo pieno di gioia di vivere che però al termine del film si suicida lasciando il biglietto : “sono uscito dalla finestra”).
Le risate però non mancano, così come i momenti grottescamente esilaranti.
Molto interessante anche l’idea di introdurre alcune parti della narrazione con spezzoni di film d’annata scelti ad hoc, inseriti con la “scusa” del fanatismo cinematografico di Cliff, perennemente al cinema.
Si inizia con la commedia, si prosegue nel drammatico e si sfocia nel giallo vecchia maniera, per concludere di nuovo con la commedia, amara e piena di significati.
Uno dei migliori film di Allen.

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a cura di Emanuele P. (del 17/12/2006 @ 23:44:37, in Amarcord, linkato 4290 volte)

21 Grammi
(21 Grams)
Alejandro Gonzalez Iñarritu, 2003 (Usa), 125'

C’è chi afferma che, al momento della morte, il nostro corpo perda 21 grammi, e che dunque questo sia il “peso dell’anima”. Da tale pseudoscientifica teoria l’ottimo regista messicano Alejandro Gonzalez Iñarritu e lo sceneggiatore Guillermo Arriaga traggono l’idea per questo godibilissimo film dall’intreccio assolutamente mai banale e dalla realizzazione stilisticamente contorta ed affascinante.
Il malavitoso redento Jack (un grande Benicio Del Toro), che si è aggrappato ad un fanatismo cattolico piuttosto bigotto per dare un senso alla sua vita “persa”, rientrando a casa il giorno del suo compleanno, turbato da una giornata non propriamente positiva, investe ed uccide un padre con le sue due figlie.
Jack, pieno di sensi di colpa e spinto dalle sue ferventi convinzioni religiose, vorrebbe costituirsi, ma la moglie glielo impedisce, ricordandosi di quanto fosse difficile tirare su una famiglia tutta da sola.
Nel frattempo Cristina (la solita Naomi Watts, bella e brava), resa vedova e privata delle figlie dalla scellerata guida di Jack, straziata dal dolore, concede che il cuore del suo defunto marito sia trapiantato ad un, seppur abbastanza giovane, cardiopatico.
Il suo nome è Paul (Sean Penn), e dopo questo episodio la sua vita non sarà più la stessa.
Lascia la moglie (Charlotte Gainsbourg) che lo aveva accudito durante tutti i mesi di invalidità e si mette alla ricerca della persona a cui “deve” la sua nuova vita.
Inizia così a spiare Cristina, pedinarla, e finisce con l’innamorarsene, approfittando involontariamente della sua profonda debolezza.
Ma il rancore è ancora forte e le conseguenze troppo drammatiche. Nulla potrà essere come prima per nessuno dei nostri sfortunati eroi.

Iñarritu si disinteressa sin da subito dei piani temporali, della cronologicità nella sua narrazione.
Il risultato è un montaggio estremamente complesso, contorto, che risulta però il vero fiore all’occhiello di questa pellicola.
Grandiose anche le interpretazioni dei tre protagonisti, semplicemente perfetti.
Le emozioni sono forti, i temi trattati tanti e diversissimi – l’inseminazione artificiale, il fanatismo religioso, l’aborto, la donazione degli organi – e lo spettatore resta a tratti confuso e spiazzato, ma in nessun momento si maledice l’idea di aver scelto di vedere questo film.
Ci saranno sicuramente alcuni che bollano quest’opera come troppo confusionaria, appariscente o pretenziosa.
A maggior ragione, io la ho particolarmente apprezzata.

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a cura di Emanuele P. (del 16/12/2006 @ 15:39:12, in Frames, linkato 2150 volte)

Sequenza iniziale dal film:

Apocalypse Now
(Apocalypse Now)
Francis Ford Coppola, Usa (1979), 150'

La musica dei Doors si fonde alle immagini con geniali dissolvenze.
Armonia allo stato puro.

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a cura di Emanuele P. (del 15/12/2006 @ 00:19:34, in Re per una notte, linkato 2371 volte)

Credo che miglior notizia, per inaugurare questa sezione dedicata ai Festival ed Award cinematografici, non potesse davvero esserci.
Dopo anni di cecità di fronte alle sue epiche melodie, con le uniche nomination, senza neanche premio finale, per i temi dei film: I giorni del cielo (1978), Mission (1986), Gli Intoccabili (1987), Bugsy (1991) e Maléna (2000), finalmente la Academy Awards ha deciso di premiare quello che è probabilmente il più grande compositore di temi per il cinema dell'intera storia con l'Oscar alla carriera.
Parliamo del romano Ennio Morricone naturalmente, classe 1928, compagno di scuole elementari e di mille avventure del Maestro Sergio Leone, per cui ha composto melodie che resteranno per sempre nelle orecchie, ma soprattutto nel cuore di ognuno di noi.

Inutile ricordare i grandissimi del cinema ignorati dalla rassegna hollywoodiana, da Kubrick allo stesso Leone, e la assoluta discutibilità della scelta dei personaggi da premiare.
Alla Academy però, da qualche anno, stanno intraprendendo una sorta di "via di redenzione", onorando grandissimi interpreti troppo spesso snobbati con premi alla carriera (Lumet ed Altman gli ultimi due).

Di certa c'è una cosa: il premio a Morricone è da considerarsi tutt'altro che un "congedo" dal mondo del cinema.
Lo stesso Ennio, intervistato, ha dichiarato di sentirsi vivo ed iperattivo in questi giorni più che mai.
Basta notare che sarà impegnato in numerosi e prestigiosi concerti già in queste poche settimane che anticipano il suo meritatissimo viaggio a Los Angeles.

Cento di questi anni ancora.

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a cura di Emanuele P. (del 13/12/2006 @ 13:42:33, in Amarcord, linkato 3371 volte)

La parola ai giurati
(Twelve Angry Men)
Sidney Lumet, 1957 (Usa), 95'

Il titolo originale è rivelatore: Twelve Angry Men, dodici uomini arrabbiati.
Questo è lo stato d’animo della maggior parte dei solerti cittadini che vengono scelti per presiedere la giuria in un processo.
C’è chi ha altro da fare e va di fretta, chi , incattivito dalla vita, è propenso ad un giustizialismo spinto, chi considera quei momenti solo una perdita di tempo da ridurre al minimo.
Non importa che in ballo ci sia la vita di un giovane ragazzo – che ha l’ “aggravante” di essere di origini ispaniche -, accusato di parricidio.
Le prove sembrano schiaccianti, il tempo corre e sono tutti d’accordo sulla sua colpevolezza.
O meglio quasi tutti.
Il giurato numero otto infatti (il “buono” per antonomasia, Henry Fonda – meno che per Leone nel suo C’era una volta il West -) si pronuncia alla prima votazione con un laconico “not guilty”, non colpevole – memorabile la scena dello spoglio dei voti -.
Non che sia convinto della innocenza del ragazzo, vuole solo stimolare una discussione più accurata essendosi accorto della superficialità con cui i suoi “colleghi” avevano deciso di affrontare la situazione.
Poco a poco, riesaminando prova dopo prova, testimonianza dopo testimonianza, il buon Henry riesce a portare dalla sua parte tutti gli altri undici giurati, e a evitare una, probabilmente ingiusta, condanna.

Sidney Lumet esordisce sul grande schermo (aveva in precedenza diretto sceneggiati tv) con un film per certi versi “televisivo”.
Tutta la azione infatti si svolge tra la camera in cui sono riuniti i giurati per deliberare ed il prospiciente bagno (Hitchcock docet).
Niente flashback, niente esterni, l’imputato lo vediamo solo per qualche istante nei primissimi momenti della narrazione.
Insomma niente legal thriller o robetta simile, Lumet indaga sapientemente nella psicologia di ogni personaggio, ognuno dei quali caratterizzato in modo eccellente fino all’esasperazione, ed ottimamente interpretato.
Incredibile come un film girato ormai quasi cinquant’anni fa sia assolutamente ancora modernissimo.

Prima perla di una lunga e luminosa carriera, culminata nel 2004 con l’Oscar alla carriera, che avrebbe annoverato con i successivi Serpico (1974), Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975) e Quinto Potere (1976) alcuni dei capolavori assoluti del cinema moderno.

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a cura di Emanuele P. (del 11/12/2006 @ 18:47:23, in Frames, linkato 4039 volte)

Sequenza tratta dal film:

Vestito per uccidere
(Dressed to Kill)
Brian De Palma, Usa (1980), 105'

Fantastica scena ambientata all'interno di una galleria d'arte.
De Palma muove la camera come pochi.

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a cura di Mario T. (del 09/12/2006 @ 19:49:59, in Al Cinema, linkato 22133 volte)


Shortbus
(Shortbus)
John Cameron Mitchell, 2006 (Usa), 102’
uscita italiana: 24 novembre 2006

Mettiamo subito le cose in chiaro: Shortbus non è film per puritani, bigotti e probiviri, ma neanche per benpensanti, sedicenti moralisti, parrocchiani, perbenisti e margheritini avversi ai Pacs. John Cameron Mitchell traccia un ritratto dell’anima gay newyorkese e non solo: nello Shortbus, un locale imboscato nella Grande Mela, spiriti liberi si riuniscono la sera per evadere dagli schemi della società, liberare la propria sessualità, fare nuovi incontri. Ed è lì che si intrecciano le storie dei due Jamie, coppia omosessuale in crisi (Paul Dawson e PJ DeBoy), di Sofia, terapista del sesso che non riesce ad avere un orgasmo (Sook-Yin Lee), di Severin la dominatrix (Lindsay Beamish) e di tanti altri, tra fauni, transgender e libertini.

Mitchell, alla sua seconda opera, rivela tutto il suo talento visivo: dalla New York by night di cartone colorato illuminata dalla luce delle migliaia di appartamenti, all’ambiente kitsch dello Shortbus, la trama si svolge raccontando con armonia le vicende dei protagonisti. Il regista non ha paura di osare, ma lo fa con naturalezza, senza forzare alcuna accento sulla trasgressività di alcune scene “forti”, non solo esplicite sessualmente, ma anche insolite. Si può intravedere, volendo, una sottile critica della società massificata e schematizzata, un’accusa alla reazione teo-con successiva all’undici settembre, dalle quali i personaggi rifuggono per perdersi nell’oasi dello Shortbus; ma è solo un elemento a margine di un viaggio onirico e utopico negli anfratti dell’animo umano. Superate le loro traversie, i protagonisti si ricongiungeranno con loro stessi ancora una volta nello Shortbus. Un finale che non vuole essere un happy-ending buonista, perché conscio del suo carattere utopico, ma che sfuma lentamente, proprio come un sogno, in un circo colorato dai tratti felliniani.

E’ un film forte, girato con grande dolcezza. A tratti, è anche esilarante. Di certo, non è per tutti – a cominciare dal divieto per i minori. Sarà difficile che un film così “di rottura” (ma che non se ne vanta) possa essere apprezzato in un paese dove politica e società civile si scandalizzano per la messa in onda di una fiction di Lino Banfi. Tant’è vero che la Conferenza Episcopale l’ha bollato come inaccettabile/malsano, rifiutandosi addirittura di farne la recensione scomunicante come di consueto. Io invece non posso che consigliarvelo, promettendovi che se saprete disgiungere l’etica dall’estetica, se saprete spogliarvi della morale comune, resterete piacevolmente sorpresi dalla bellezza poetica di questo film.
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Pagine: 1 2


online dal 16 ottobre 2006

Titolo
Al Cinema (196)
Amarcord (63)
Anteprime (33)
Cattiva Maestra Televisione (13)
Contenuti Speciali (43)
Frames (29)
Professione Reporter (5)
Re per una notte (63)
Sentieri Selvaggi (9)
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