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Un viaggio non troppo tranquillo nel cinema di genere
a cura di Emanuele P. (del 23/10/2006 @ 13:13:29, in Amarcord, linkato 2485 volte)

Un tranquillo weekend di paura
(Deliverance)
John Boorman, 1972 (Usa), 109’

Quando si parla di “cinema di genere”, in realtà molto spesso non si ha la minima idea di cosa si stia ciarlando. Ed, in effetti, una arida distinzione tra cinema di genere, d’autore, di spazzatura o di cos'altro è, come la maggior parte delle classificazioni, opera inutile ed anche dannosa.
Pero' se mai si dovesse azzardare un elenco di film annoverabili nella categoria “cinema di genere”, Un tranquillo weekend di paura dovrebbe sicuramente figurare tra i primissimi nomi.
L’opera di Boorman (che avrebbe poi diretto il sequel dell’esorcista ed altri dimenticabili film) è un riuscitissimo mix di generi classici: c’è l’avventura, il thriller, il drammatico, a tratti anche un po’ il musicale (memorabile la scena del “duello dei banjo” con la celeberrima melodia poi usata ovunque, comprese pubblicità varie).
E’ proprio il sonoro uno dei punti forti di Deliverance (titolo originale, enormemente diverso da quello italiano). Infatti, come già fatto dall’accoppiata Leone-Morricone con il carillon in Per qualche dollaro in più, Boorman ci propone la musica che dapprima proviene dall’interno della narrazione (i due banjo del “duello” di cui sopra), e poi col proseguire della storia finisce con l’estranearsi, arrivando “dall’esterno” e divenendo sempre più acuta.
Di conseguenza mentre nei primi istanti del film la melodia risulta allegra, piena di brio e quasi un trade d’union tra i quattro forestieri e gli indigeni del luogo, col passare del tempo diviene sempre più inquietante tanto da sottolineare con i suoi toni acuti i momenti con maggior tensione della narrazione (ed il conseguente cambiamento dei rapporti tra i quattro e gli strani abitanti del posto).
Qualche parola va spesa anche per i quattro protagonisti, che, su tutti Jon Voight e Burt Reynolds, sono perfetti per ruoli molto stereotipati (il coraggiosone un po’ bullo, l’assicuratore cialtrone, l’hippy redento, l’onesto padre di famiglia) e che anche durante le scene più pericolose non hanno mai utilizzato controfigure, presi com’erano dai loro personaggi.
Le sequenze sul fiume e quelle della scalata della montagna da parte di Voight sono semplicemente perfette.
Si tollera così durante tutto il film (neanche tanto in sordina) un continuo atto d’accusa nei confronti del progresso che non tiene conto della natura, distruggendola senza pietà – su tutto, le betoniere dei primi secondi di proiezione che seguono alle immagini del fiume che scorre libero e vitale - .

Se avete un’ora e mezza libera, vi consiglio ti intraprendere insieme a questi quattro strani conoscenti (e non amici) un viaggio nel cuore della natura più selvaggia e degli strani personaggi che ancora la abitano.
Ma attenzione, il weekend sarà tutto meno che tranquillo.