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Spike Lee e l'ora che non esiste
a cura di Emanuele P. (del 26/12/2006 @ 21:30:19, in Amarcord, linkato 4961 volte)

La 25ma Ora
(The 25th hour)
Spike Lee, 2003 (Usa), 134'

Non manca una volta che, dopo la visione di questo film, resti per qualche secondo tra l'allibito e il sorpreso.
La 25ma ora è infatti il film che, più di ogni altro negli ultimi anni, si può considerare vicino alla perfezione.
Un vero capolavoro di armonia, gusto e intensità.
Straordinario il contrappunto musicale (curato da un aficionados di Lee, Terence Blanchard), ottime le interpretazioni del cast, grande cura nella scelta delle location ed in generale una cifra stilistica elevatissima, lo rendono un film quasi perfetto.
Non si può evitare di spendere qualche parola sui grandiosi protagonisti.
Edward Norton (che già da giovanissimo nel suo ruolo in Schegge di Paura, aveva ampiamente dimostrato le enormi qualità di cui era dotato) conferisce al suo personaggio una profondità ed intensità quasi inarrivabili, ed è magistralmente supportato dagli ottimi Philip Seymour Hoffman, attore sempre troppo sottovalutato fino alla sua affermazione grazie a Capote, e Barry Pepper (il cinismo del suo personaggio è fantastico).
Anche Spike Lee ci mette del suo inserendo delle chicche da grande regista, come l'effetto "nastro trasportatore" nelle scene ambientate all'interno del locale (effetto che potremo apprezzare anche nelle opere successive), o l'assenza di sonoro, eccetto che per i cinguetii degli uccelli, in una delle magistrali sequenze finali.
Qualche parola anche sulla trama.
Monty (Norton) è uno spacciatore quasi pentito che viene incastrato dalla polizia in seguito ad una "soffiata", proprio poco prima che possa abbandonare definitivamente il suo lavoro.
Assistiamo quindi alla sua ultima giornata di vita normale, quella che precede l'arrivo nel carcere dove dovrà scontare una pena di sette anni.
Gli amici, il padre (un eccezionale Brian Cox), la fidanzata (Rosario Dawson), i suoi vecchi colleghi; tutti cercano di sostenere Monty durante questo terribile "ultimo" giorno.

Quando ci sia avvia verso la fine della pellicola una domanda inizia a ronzare in mente: come può un cosi grande film concludersi senza risultare troppo buonista/tragico?
Ecco la soluzione dell'ottimo Spike Lee: assistiamo negli ultimi minuti alla venticinquesima ora della giornata di Monty; attraverso le parole del padre immaginiamo insieme a lui come potrebbe essere la sua vita se decidesse di fuggire, ricominciando la sua esistenza sotto un altro nome, con un'altra identità.
Un giorno potrebbe ricongiungersi con la sua amata, avere una vita normale, persino dei figli.
Ma il sogno si sbiadisce sempre di più, rivela tutta la sua irrazionalità, la sua impraticabilità, fino a farci ritrovare la faccia tumefatta di Norton, mentre guarda fuori dal finestrino dell'auto che lo sta portando al carcere.
Purtroppo le ore, nella realtà, sono solo ventiquattro.
Superbo.