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Il delitto paga
a cura di Emanuele P. (del 19/12/2006 @ 14:18:53, in Amarcord, linkato 2414 volte)

Crimini e misfatti
(Crimes and Misdemeanors)
Woody Allen, 1989 (Usa), 107'

I crimini e misfatti del titolo sono una perfetta presentazione di ciò cui assisteremo in questa ottima opera di Woody Allen, più defilato del solito.
C’è infatti un luminare della oftalmologia, ricco, affermato e rispettato (Martin Landau), la cui vita tranquilla viene d’un tratto messa in discussione dai capricci della sua amante (Anjelica Huston), una hostess conosciuta anni prima, che, stufa di essere il proverbiale “terzo incomodo”, ha deciso di parlare con la moglie del buon medico e rivelarle tutta la verità.
Judah (questo il rivelatore nome del luminare) prima tenta di convincerla a desistere dal suo intento, quindi si confida con un suo paziente rabbino in procinto di perdere la vista, ed infine col fratello, classica pecorona nera della famiglia.
Quest’ultimo gli propone, senza mezzi termini, di sbarazzarsi dell’amante uccidendola, assicurandogli che non avrebbe avuto nessun ulteriore inconveniente.
Dopo tanta indecisione, la goccia che fa traboccare il vaso è l’intenzione della ex hostess di rivelare in pubblico alcune azioni finanziare non proprio pulite che Judah aveva commesso in passato.
Acconsente quindi a commissionare l’omicidio, che avviene come da programma.
Iniziano quindi enormi e pesantissimi sensi di colpa, che sfociano in visioni e flashback dal suo passato, vissuto in una famiglia ferventemente religiosa e un po’ estremista.
Accarezza l’idea di costituirsi, di liberarsi da questo enorme peso, ma più il tempo passa e più tutto sembra lontano.
Negli stessi giorni si susseguono le vicende, e siamo passati ai misfatti, che coinvolgono il regista di documentari un po’ sfigati Cliff (Woody Allen), costretto dal vil denaro a girare uno speciale-apologia sull’odiato cognato Lester (Alan Alda) produttore di successo.
Ovviamente il documentario risulterà essere tutt’altro che lusinghiero (fantastica la scena del montaggio in cui Woody confronta il piglio di Lester con quello di Mussolini durante un’adunata), e il buon Cliff, frustrato anche dalle solite delusioni amorose, si ritroverà a confrontarsi durante una festa di matrimonio con Judah, ormai libero da ogni senso di colpa, in una geniale sequenza finale.

Insomma il messaggio è uno solo, e piuttosto chiaro, i cattivi vincono quasi sempre, ed il crimine/misfatto paga.
Woody, quasi più pessimistico del solito, ci risparmia qualche nevrosi sostituendola con spunti di riflessione più o meno profondi (emblematico il personaggio del filosofo su cui brama di girare un documentario, uomo pieno di gioia di vivere che però al termine del film si suicida lasciando il biglietto : “sono uscito dalla finestra”).
Le risate però non mancano, così come i momenti grottescamente esilaranti.
Molto interessante anche l’idea di introdurre alcune parti della narrazione con spezzoni di film d’annata scelti ad hoc, inseriti con la “scusa” del fanatismo cinematografico di Cliff, perennemente al cinema.
Si inizia con la commedia, si prosegue nel drammatico e si sfocia nel giallo vecchia maniera, per concludere di nuovo con la commedia, amara e piena di significati.
Uno dei migliori film di Allen.