
Donne Assassine
(Donne Assassine)
Alex Infascelli, Francesco Patierno, Herbert Simone Paragnani, 2008 (Italia/ FOX Crime), 8 episodi
Ormai Sky ha deciso di uniformarsi ai più importanti network d’oltreoceano, scegliendo di proporre, oltre ai best-seller acquistati da terzi, anche prodotti più o meno autoctoni, sia attraverso i suoi canali Cinema (Quo Vadis, Baby?, Romanzo Criminale), sia con la “costola” Fox Crime.
Donne Assassine è il primo tentativo del canale tematico Fox in quest’ambito – otto episodi caratterizzati da un comune leitmotiv, ma con differenti protagonisti – ed il risultato lascia quantomeno perplessi.
La regia degli episodi è affidata al più sopravvalutato e presuntuoso regista di ogni tempo (Alex Infascelli) e a Francesco Patierno (Il Mattino ha l'oro in bocca, Pater familias) per sette episodi, mentre l’ultimo porta la firma di Herbert Simone Paragnani (tra i principali autori de I Cesaroni, mica cotica). Usando come specchio per le allodole un cast femminile italiano di tutto riguardo (perdonate la prolissità, ma poi qualcuna potrebbe prendersela a male: Marina Suma, Martina Stella, Sandra Ceccarelli, Claudia Pandolfi, Caterina Murino, Valentina Cervi, Ana Caterina Morariu, Violante Placido, Sabrina Impacciatore, Donatella Finocchiaro e Livia Bonifazi), le diaboliche menti di Fox Crime hanno dato vita ad otto script insensati, a metà tra il film di infima serie e la più assurda misoginia. Queste donne sono tutte pazze, frustrate, isteriche e stupide, e si rendono protagoniste di comportamenti totalmente irrazionali, paradossali, divenendo presto ridicole agli occhi dello spettatore. L’altra faccia della medaglia sono ovviamente i personaggi maschili, usciti peggio che da un film di Almodovar: stupratori, pederasta, ipocriti, egoisti o semplicemente criminali; l’incontro di queste due inconcepibili umanità (le pazze e i delinquenti/imbecilli) dà luogo a tutta una serie di grottesche situazioni, che vanno dalle manie persecutorie della prima protagonista (la Ceccarelli, che dovrebbe denunciare gli autori del soggetto per lesa carriera, se una carriera possedeva) all’improponibile ed ambigua relazione delle ultime due (Impacciatore e Finocchiaro, che una carriera perlomeno ce l’avevano).
Da notare poi che la maggior parte dei personaggi secondari – eccetto le suddette esche – sono sconosciuti che recitano in spagnolo, sospettiamo pescati da qualche soap opera sudamericana.
Solo a salvarsi è probabilmente Patierno, che nei “suoi” episodi evita il grandguignol inutile in cui sguazza Infascelli – la scena dell’assassinio della Pandolfi nel primo episodio non va vista dopo un pasto – affidandosi a una regia moderna ma efficace, e strappa grazie anche all’abbagliante Murino l’unico sei-meno-meno di tutto l’ambaradan (si deve ammettere però che la sua storia, di una moglie che prova in cento modi ad uccidere il marito tapino, Battiston, è quasi ridicola).
A concludere ogni episodio appare poi ciò che nella mia concezione di cinema – o simil cinema – deve essere quasi bandito: la schermata nera con cui il regista e lo sceneggiatore ammettono la loro incapacità creativa e si affidano ad un semplice, freddissimo, testo per riassumere avvenimenti che forse meriterebbero un’altra ora di pellicola. Si tratta di una dichiarazione d’inettitudine, reiterata e sempre uguale, nella quale ci viene fatto sapere che sì, la pazza è stata incarcerata ed hanno buttato via la chiave, oppure, brividi, è riuscita a farla franca in barba alla legge.
Se è questo il modo con cui vorremmo emulare i vari Dexter, Criminal Minds, o anche solo Durham County, abbiamo ancora molta, ma molta strada da percorrere.
Più che inutile: dannoso.