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Al, Bob e il loro thriller "ingiustificabile"
a cura di Emanuele P. (del 04/10/2008 @ 10:26:37, in Al Cinema, linkato 2206 volte)

Sfida senza regole
(Righteous Kill)
Jon Avnet, 2008 (Usa), 100’
uscita italiana: 26 settembre 2008
voto su C.C.
 
Capita spesso che David Letterman, nel suo Late Show, esclami una frase, quando si trova di fronte ad atteggiamenti e situazioni esagerate, esasperanti, eccessive cui non è difficile assistere nel Nuovo Mondo. L’ormai mitologico conduttore è solito dire in quelle occasioni: «That’s why the World hates us» (ecco perché il mondo ci odia).
Ecco, Righteous Kill si aggiunge all’elenco dei motivi per cui si potrebbe odiare l’America – più in particolare gli abitanti delle floride colline hollywoodiane: Jon Avnet, che ha già fatto ampiamente scempio dell’attempato Al Pacino in 88 Minutes, dirige un film pressoché inutile, in cui seppellire (semi)vivi i due padrini del cinema anni ’70.
Promettendo di non citare Robert Aldrich e il suo Che fine ha fatto Baby Jane? come inarrivabile esempio di convivenza tra star, vorremmo tentare di dire due parole sulla trama, ma la faccenda è più complicata di quanto potrebbe sembrare, perché la vera – e forse unica – ragione d’essere di tutta la narrazione risulta un colpo di scena che verrebbe svelato anche solo precisando con attenzione il nome proprio dei protagonisti (!). Ci limiteremo a dire che la pellicola vive del rapporto di amicizia-confidenza-dualismo che unisce due veterani della NYPD (Al Pacino e Robert De Niro), chiamati ad investigare su una serie di delitti compiuti da un redivivo giustiziere della notte.
 
Il problema (o quantomeno uno dei problemi principali) è che, nonostante si tratti di un thriller, il film manca totalmente di un qualsiasi momento di pathos o tensione: persino la “sacra” sequenza finale è ridicola, tremendamente breve, orfana del minimo senso scenico – vediamo il povero De Niro correre, quasi in pigiama, con i suoi anni che d’un tratto sembrano davvero troppi.
Avnet e compagni speravano forse che bastasse la sola presenza dei due “nomi” a nobilitare qualsiasi situazione, dimenticando però di considerare che non siamo più negli anni ’70 e che il tempo passa (ahinoi) per tutti. Pacino e De Niro duettano poco convinti, quasi senza volersi pestare i piedi, interpretando da cliché ambulanti una storia che sembra un bigino del cinema poliziesco di infima serie; per carità, nessuno dei due è alla peggiore interpretazione della carriera, ma il fondo del barile sembra davvero molto (troppo) vicino.
Vivacchiano nel film, con poco più che comparsate, anche 50 Cent (fiero spacciatore e gestore di night club) e Carla Gugino, ridotta ad interpretare una ninfomane con aspirazioni da agente CSI.
Come dicevamo all’inizio: ecco perché il mondo, almeno un po’, li odia.