City Island: bugie e segreti a lieto fine - Pianosequenza.net
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 Cimino... di Emanuele P.
 
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Per me la violenza è un soggetto del tutto estetico. Dire che non ti piace la violenza al cinema è come dire che al cinema non ti piacciono le scene di ballo.

Quentin Tarantino
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City Island: bugie e segreti a lieto fine
a cura di Emanuele P. (del 02/07/2010 @ 15:22:36, in Al Cinema, linkato 147 volte)

City Island
(City Island)
Raymond De Felitta, 2009 (USA), 100'
uscita italiana: 25 giugno 2010
voto su C.C.

Andy Garcia è un secondino (ma per carità non chiamatelo mai così) che sogna di diventare attore sin dalla prima volta nella quale aveva visto Marlon Brando prendersi una interminabile pausa prima di pronunciare una battuta. La sua intera vita familiare si regge su una complicata struttura composta da mezze verità e “bugie bianche” che caratterizza il rapporto con la moglie Julianna Margulies ed i figli Ezra Miller e Dominik García-Lorido, che fa la stripper (di nascosto) per mantenersi dopo aver perso una borsa di studio. In questo dedalo di incomprensioni s'inserisce Steven Strait, del quale Garcia è padre biologico, galeotto barbuto ma pronto da novello messia a dimostrare l'importanza della sincerità nei rapporti.

Raymond De Felitta scrive e mette in scena un film esattamente a metà tra esercizio di recitazione e mediocre commedia anni novanta di Woody Allen: aggrappandosi con qualche retorica di troppo alla idilliaca City Island tenta di spiegarci che spesso futili bugie nascondono insicurezza e scarsa fiducia, facendo leva sulla interpretazione molto credibile di Andy Garcia (anche il cast di supporto, con Alan Arkin ed Emily Mortimer, è di tutto rispetto) e su alcune trovate particolarmente divertenti, come le avventure del giovane Ezra Miller, che sogna di (iper)nutrire ragazze sovrappeso come estrema forma d'amore.
Ad un certo punto nella storia, poco dopo la metà, l'intreccio inizia a riempirsi di equivoci in modo pericoloso, quasi facendoci venire in mente la spazzatura che annualmente ci depositano in sala a Natale, ma scacciato questo terribile pensiero si riesce comunque a sopportare tutti questi misunderstanding, perché sono in qualche modo giustificati dalla trama e soprattutto risultano indispensabili ad ottenere il finale catartico del quale il film aveva bisogno – la sequenza conclusiva, degna di una pièce, è sicuramente riuscita.
City Island è insomma un film simil-indipendente che fa del soggetto e delle interpretazioni il suo principale motivo d'interesse senza deludere le pur basse aspettative; anzi, nella pessima stagione estiva italiana, si trasforma addirittura in una piacevole brezza rinfrescante.
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