El secreto de sus ojos: un Oscar finalmente meritato - Pianosequenza.net
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La televisione crea l'oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi.

Jean-Luc Godard
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El secreto de sus ojos: un Oscar finalmente meritato
a cura di Emanuele P. (del 04/06/2010 @ 10:17:32, in Al Cinema, linkato 530 volte)

Il segreto dei suoi occhi
(El Secreto de Sus Ojos)
Juan José Campanella, 2009 (Argentina, Spagna), 129'
uscita italiana: 4 giugno 2010
voto su C.C.

La vita di Benjamin Esposito (Ricardo Darín), assistente del Pubblico Ministero ormai in pensione, è stata condizionata da un caso all'apparenza banale affrontato a metà degli anni Settanta. Nell'Argentina della dittatura, era stato costretto a scappare dalla sua città e dalla donna che amava (Soledad Villamil) a causa della minaccia rappresentata da un giovane delinquente che aveva stuprato ed ucciso una ragazza restando poi impunito grazie alla sua collaborazione con il governo. Di ritorno in città dopo trent'anni, Benjamin ripercorrerà quegli eventi (spera che raccogliere le sue memorie in un romanzo possa avere una qualche funzione catartica) tentando di lenire i rimpianti che lo hanno torturato per tutta la vita.

L'argentino Juan José Campanella ha trascorso gli ultimi dieci anni lavorando soprattutto per i network televisivi statunitensi, curando la regia di alcuni episodi dei principali serial tv “commerciali” (Six Degrees, 30 Rock, The Guardian, House, vari spin-off di Law & Order) e questa esperienza lo ha probabilmente reso in grado di affrontare la narrazione cinematografica con maggiore spigliatezza ed incisività. Infatti il suo El secreto de sus ojos è prima di tutto un film “di sceneggiatura”, che trae tutta la forza vitale proprio dalla indubbia qualità del soggetto dal quale è stato tratto – il romanzo La pregunta de sus ojos di Eduardo Sacheri, co-autore dell'adattamento; Campanella si limita a dirigere con mestiere gli attori (molto validi) e solo in poche occasioni tenta di forzare lo stile o di aggiungere effettivamente qualcosa alla narrazione – interessanti e ben girate la sequenza iniziale e quella ambientata nello stadio del Racing. Confrontarsi con il problema dei “salti temporali” può divenire pericoloso per un regista, ma l'autore argentino (che firma anche il montaggio oltre a regia e sceneggiatura) riesce a condurre armoniosamente i personaggi attraverso passato e presente, mettendo in evidenza come questi finiscano con l'essere indissolubilmente legati – in questo ambito è da sottolineare la fotografia di Félix Monti, che accompagna l'assecondarsi dei piani narrativi con grande gusto. Come spesso accade riferendosi a film di qualità, è difficile costringere El secreto de sus ojos negli schemi di un solo “genere”: il legal-thriller che sembra essere al centro della narrazione ne è infatti solo una parte, forse addirittura marginale , mentre si rivela in tutta la sua forza la componente melodrammatica della storia, quella che coinvolge Benjamin e Irene, un racconto d'amore che arriva a scomodare persino dei luoghi comuni ben radicati come la differenza di classe o l'allontanamento forzato degli innamorati, senza però divenire mai stucchevole o d'intralcio allo sviluppo della trama. Merita di essere menzionato anche Pablo Rago, che interpreta in modo convincente il marito della ragazza uccisa, e che col comportamento del suo personaggio rappresenta la ideale continuazione (estremizzazione?) della traccia melodrammatica: l'infinito amore provato nei confronti della moglie condizionerà inevitabilmente la sua vita e renderà forse più giustificabili le sue azioni.
Insomma sembra che, per una volta, l'Oscar sia capitato nelle mani della persona giusta.
Da invidiare.
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# 1
grande film davvero e ancora più bello se visto in versione originale!
a cura di  Anonimo  (inviato il 07/06/2010 @ 12:35:55)
# 2
bellissimo!grande nella sua semplicità.
a cura di  Anonimo  (inviato il 23/06/2010 @ 19:13:40)
# 3
“Il segreto dei suoi occhi” è un dramma giallo-poliziesco di facile e accattivante canovaccio. Un intreccio sentimentale di un amore mai confessato, soffocato dalla politica. Incartocciato da flashback lunghi e fiacchi, rievocanti eventi di 25 anni prima, il racconto cerca perennemente una sua identità e un significato.

Tanto è bastato ai membri dell’Academy per attribuirgli l’Oscar come Miglior Film Straniero di quest’anno, evitando la potenza devastatrice e lucida de “Il nastro bianco” di Haneke. Una volta di più l’importanza di questo premio scricchiola sotto i colpi dell’età di coloro i quali compongono la ghenga. Il gusto dei giurati, sia che abbia a che fare con avvenimenti storici (privi di qualsiasi denuncia, per carità!) o immaginari, non ha nemmeno un barlume di criterio. Ci auguriamo che per qualcuno suoni la… Campanella.

E’ pur vero che, qua e là, il film indovina idee brillanti, grazie alle battute saga
a cura di  Pompiere  (inviato il 21/07/2010 @ 17:23:03)
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