Sherlock Holmes: ritorno in grande stile per Guy Ritchie - Pianosequenza.net
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 Totò e Pier Paolo Pasolini... di Emanuele P.
 
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Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.

Ingmar Bergman
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Sherlock Holmes: ritorno in grande stile per Guy Ritchie
a cura di Emanuele P. (del 22/01/2010 @ 15:20:47, in Al Cinema, linkato 631 volte)

Sherlock Holmes
(Sherlock Holmes)
Guy Ritchie, 2009 (Usa, Gran Bretagna, Australia), 128'
uscita italiana: 25 dicembre 2009
voto su C.C.

Finalmente Guy Ritchie è tornato a dirigere un film sui suoi sorprendenti standard (Lock and Stock, Snatch), dopo essersi inaridito nelle vesti di Mr. Ciccone e aver collezionato una serie di insuccessi che rischiavano di frustrare le capacità creative di uno dei registi più interessanti della sua generazione. Paradossalmente l’autore britannico è riuscito nell’impresa proprio girando il più “rischioso” dei film possibili, ispirato ad una vera e propria icona inglese del secolo scorso, in decine di occasioni chiamata in causa dalla celluloide: Sherlock Holmes. La più grande intuizione di Ritchie (e soprattutto della sua truppa di sceneggiatori: Johnson, Peckham, Kinberg e Wigram) è quella di allontanarsi dal consueto approccio cinematografico utilizzato per raccontare le avventure dell’eroe inventato da sir Arthur Conan Doyle, che troppo spesso si risolveva in un semplicistico bivio tra l’accurata verosimiglianza o la commedia forzata (miglior esempio di quest’ultimo registro è La vita privata di Sherlock Holmes, scritto e diretto da Billy Wilder).
Questo Sherlock Holmes infatti, pur ispirandosi alle vicende narrate dal medico scozzese, ne modernizza personaggi e rapporti, rendendo la coppia di investigatori quasi più simile ad un consolidato duo di eroi da graphic novel. E l’espediente funziona. In questo contesto la cifra stilistica di Ritchie (montaggio serrato, slow motion, uso personalissimo della linea temporale) viene valorizzata al meglio, così come la coppia di interpreti Robert Downey Jr-Jude Law, che rende i protagonisti pienamente consoni allo spirito del film. Anche la storia, originale, contribuisce a creare il giusto mix di azione e ragionamento, vedendo Holmes e Watson alle prese con le macchinazioni di un Lord (Mark Strong) intenzionato ad impossessarsi del potere utilizzando la magia nera. Ovviamente, essendo il nostro protagonista uno dei paladini del positivismo, ogni cosa potrà essere spiegata razionalmente.
 
I cultori del Canone (ovvero i quattro romanzi e i cinquantasei racconti attribuiti ufficialmente a Conan Doyle che raccontano delle avventure dell’investigatore più famoso di tutti i tempi) potrebbero storcere il naso di fronte ad un Holmes succube dei sentimenti che prova per una donna (sebbene sia la celebre Irene Adler, interpretata nel film da Rachel McAdams), o che partecipa per puro divertimento a dei combattimenti clandestini, ma queste “licenze” che Ritchie e compagni si concedono sono più che tollerabili di fronte all’intelligente lavoro di caratterizzazione che accompagna ogni personaggio. Finalmente anche Watson, alter ego di Conan Doyle e sempre ritratto (dal cinema) come maldestro e un po’ tonto, diventa prestante, atletico e soprattutto consapevole: non è vittima della eccentrica intelligenza del suo caro amico, bensì ne risulta essere il completamento ideale – pragmatismo, esperienza sul campo, buon senso. E proprio il rapporto tra i due (incrinato dalla presenza di un terzo incomodo, la donna della quale Watson è innamorato, Kelly Reilly) risulta essere il principale fulcro dell’intero film, insieme alla vocazione da action movie che Ritchie ha deciso di conferire alla storia. Ognuna delle concitate sequenze può avvalersi poi del palcoscenico ideale rappresentato da una Londra meravigliosamente stilizzata e ricostruita con le più avanzate tecniche di computer grafica, oltre che del puntuale contrappunto musicale curato dal sempre affidabile Hans Zimmer (Il Gladiatore, Il cavaliere oscuro).
Robert Downey Jr., all'ennesima rinascita, è perfetto per il ruolo di protagonista; il suo Sherlock Holmes è tanto lontano dall’iconografia classica del celebre berretto e dell’immancabile lente d’ingrandimento, quanto vicino all’essenza vera e propria dell’eroe ideato da Conan Doyle.
Probabilmente ulteriori episodi sono già in cantiere (non a caso appare sulla scena lo storico antagonista di Holmes, il professor Moriarty) e c’è solo da sperare che la provvidenziale “furbizia” dimostrata da Ritchie e compagni in questo capitolo li accompagni anche in futuro.
Ispirato.
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# 1
ho adorato questo film: secondo me interpreta e capisce sherlock holmes molto di + di tante versioni + tradizionali! aspetto solo il sequel...
a cura di  troubledsleeper  (inviato il 23/03/2010 @ 23:22:19)
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