Brevi interviste con uomini schifosi diventa film: perché?

Brevi interviste con uomini schifosi (Brief Interviews with Hideous Men) John Krasinsky, 2008 (Usa), 80’
Temevo questo momento. Il giorno in cui un giovane e supponente “autore” del cinema americano, probabilmente indipendente, avrebbe proposto nel pieno di un acceso brainstorming qualcosa tipo “ideona! che ne dite di un bel film tratto dai racconti di David Foster Wallace?”.
La brillante idea (considerata tale solo dai pochi incapaci di apprezzare l’assoluta genialità di DFW) è venuta a mr John Krasinsky , un attorucolo alla prima da regista, forse conosciuto per il serial tv The Office nel quale mostra da numerose stagioni il suo enorme faccione tipicamente americano.
La scelta di Brief Interviews with Hideous Men come raccolta di racconti dai quali trarre un film, mette in luce la presenza di un vero e proprio masochismo latente nelle intenzioni del povero Krasinsky, che si ritrova fra le mani un insieme confuso ed eterogeneo di istantanee sul mondo maschile (raccolte più o meno sapientemente da Wallace sotto forma di questionario), prive di un comun denominatore diverso dalla spregevolezza innata del nostro genere. Per questo il giovane americano si affanna a costruire un ipotetico fil rouge tra i vari episodi, rappresentato dall’approccio non convenzionale di una ragazza (Julianne Nicholson) ad una ricerca accademica sul femminismo, e si concede la licenza di inventare ulteriori “interviste” non presenti nella raccolta originale. Infine, con un tocco di egocentrismo che non passa inosservato, si ritaglia un personaggio cruciale nello sviluppo degli eventi (il protagonista della B.I. #20, vero e proprio capolavoro di DFW), interpretando da par suo quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere l’illuminante finale della pellicola.
Ne esce però fuori solo uno sconclusionato ed a tratti estenuante susseguirsi di individui disgustosi, che perde ogni significato con la sua trasposizione cinematografica; nonostante Krasinsky provi ad utilizzare un paio di scaltre trovate stilistiche per ravvivare la narrazione (il momento migliore del film è probabilmente il segmento in “finto-flashback” nel quale recita Christopher Meloni) diventa evidente la fatica fatta per riempire gli ottanta minuti di pellicola. Alcune delle B.I. scelte non hanno alcuna attinenza con la storia, altre vengono proposte in modo così pedissequo ed approssimativo da divenire solo noiose; persino il fulcro di tutta la raccolta di Wallace, la già citata B.I. #20, viene svilita da una contestualizzazione discutibile e pretenziosa.
Krasinsky non omaggia DFW, si limita a scimmiottare i suoi personaggi o ad “adattarli” alla sciagurata logica della sceneggiatura che ha concepito, e paradossalmente (ma non tanto, a pensarci bene) riesce ad essere lontanamente brillante solo nelle sequenze originali, quelle scritte appositamente per il cinema. Speriamo lo abbia capito anche lui.
Oltraggioso.
08 Febbraio 2010 - Questo il responso che ci siamo visti recapitare dalla Commissione per la Revisione Cinematografica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alias la censura italiana: SENTIRSIDIRE quello che i genitori non vorrebbero mai [2010], a poche settimane dall'uscita nelle sale cinematografiche italiane, è stato vietato ai minori di 18 anni. Un altro morso alla nostra libertà di scelta e di giudizio. Non perchè ci siano scene di sesso esplicito, non perchè ci siano scene di violenza insostenibili, ma perchè il film è considerato pericoloso per le giovani menti, trattando argomenti delicati quali la pedofilia e la prostituzione giovanile. Come se il Cinema dovesse sostituirsi alle famiglie, ai professori, ai preti. Per capirci il film Albakiara è pieno di sesso e violenza, ma alla fine c'è la redenzione e questo basta perchè il divieto sia stato dato solo ai quattordici. E che dire dei terrifican
a cura di
CIAK
(inviato il 09/02/2010 @ 16:14:40)
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