
Gli abbracci spezzati(Los Abrazos Rotos)Pedro Almodóvar, 2009 (Spagna), 129’
uscita italiana: 13 novembre 2009
voto su
C.C. 
L’ultimo film di Pedro Almodóvar dimostra ancora una volta come il regista spagnolo sia uno dei pochissimi cineasti europei in grado di rivaleggiare con le patinate produzioni hollywoodiane (per interpretazioni, qualità tecnica, appeal mediatico), pur senza rinunciare ad un inconfondibile e personalissimo modo d’intendere il cinema.
La narrazione salta agilmente dal 2008 al 1994, raccontandoci delle vicende di un regista di successo (Lluís Homar), divenuto cieco in seguito ad un incidente stradale, e della sua primadonna ed amante (Penelope Cruz), contesa ad un ricco e spietato imprenditore (José Luis Gómez).
Ovviamente, ridotta ad una breve sinossi, la storia sembrerebbe “semplice”, quasi lineare o scontata, mentre invece grazie alla cifra stilistica di Almodóvar (anche autore della sceneggiatura), raggiunge una ammirabile complessità, divenendo prima strutturato melodramma, quindi svagata commedia, infine avvincente giallo d'ispirazione hitchcockiana.
In un mondo dai colori vivacissimi, frutto del sapiente lavoro di un maestro della fotografia come Rodrigo Prieto (La 25ma Ora, Brokeback Mountain, 21 grammi, giusto per citare qualcuno dei film nobilitati dalla sua opera), vengono lentamente alla luce verità celate per anni, misteriosi personaggi difficilmente definibili; sfruttando il navigato escamotage del metacinema, Almodóvar reinterpreta con grande abilità i cliché del genere e regala allo spettatore un godibilissimo divertissement, ricco di citazioni (la più evidente Viaggio in Italia, di Rossellini), di brio, d’equilibrio, di sconfinato amore per il cinema – emblematica la sequenza finale, nella quale possiamo chiaramente identificare il protagonista con lo stesso regista iberico quando afferma che i film vanno terminati, qualsiasi sia la condizione dell'autore.
Grazie alla brillante coppia d’interpreti Homar-Cruz ogni scena diviene intensa e credibile, in particolare la Cruz (che a tratti, come spesso le accade durante gli ultimi anni, ricorda incredibilmente Anna Magnani) illumina la scena, artefice di continue e sorprendenti metamorfosi che la vedono diventare ingenua Audrey Hepburn o terribile femme fatale col solo cambiare di una parrucca. Il grande pregio di Los Abrazos Rotos diventa anche il suo unico limite: quella leggerezza e quella radiosa forza che ne caratterizzano ogni scena possono far dubitare sull’effettiva “sostanza” della storia raccontata. Ma nel momento in cui iniziano a scorrere i titoli di coda, questo sembra importare davvero poco.
Prezioso.
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