
Nemico Pubblico – Public Enemies
(Public Enemies)
Michael Mann, 2009 (USA), 143’
uscita italiana: 6 novembre 2009
L’epopea di John Dillinger, celeberrimo gangster dell’America post-Depressione, sembra costruita su misura per essere raccontata con lo stile ostentatamente machista di Michael Mann (primissimi piani, rigide carrellate, maestria nell'orchestrare sparatorie e confusione). Ladro di banche “gentiluomo” – ruba solo i soldi in cassa non quelli dei cittadini coinvolti, tratta quasi con gentilezza gli ostaggi, evita violenza non necessaria –, esperto in fughe impossibili, odiato da FBI e mafia, Dillinger (interpretato dall’affidabile Johnny Depp, un po’ sottotono) gira l’America e sfruttando la scarsa collaborazione tra le forze dell’ordine dei vari Stati, riesce a prendersi gioco di chiunque provi a catturarlo. E’ sfacciato, tanto da mostrare il suo volto al pubblico di un cinema mentre un avviso che lo riguarda viene proposto sul grande schermo o così controllato e sicuro di sé da recarsi nella stazione di polizia di Chicago per curiosare tra gli appunti della task force che lo bracca da anni. Le uniche persone a cui sembra realmente legato sono la fidanzata Billie (Marion Cotillard) e il fedele Red (Jason Clarke) compagno di mille avventure; la sua fine è segnata sin dall’inizio.
In una scena emblematica, Depp ( appena evaso insieme alla sua banda da una prigione di massima sicurezza) scaccia una ragazza che lo supplica di portarla via con sé, verso inevitabili e pericolose avventure. Perché in questo film, come nel bolide di Dillinger, sembra non siano ammessi gli estrogeni: è una storia di uomini duri, spietati, decisi. Da qualsiasi parte si schierino, non importa se il loro aspetto sembri innocuo (Baby Face, Pretty Boy), tutti questi personaggi sono pronti a far fuoco in ogni momento, ad ogni occasione, con il compiaciuto beneplacito di Mann e compagni – da segnalare l’efficacissima fotografia del nostro Dante Spinotti (vedi L.A. Confidential) e la colonna sonora di Elliot Goldenthal. Inaspettatamente è Christian Bale, nel ruolo del segugio incaricato di catturare Dillinger, a sfoderare la più convincente delle interpretazioni, con il suo viso perennemente contratto, le labbra sottili, l’ostentazione di solidi principi ed educazione inappuntabile. Gli fa da contraltare il burocrate Hoover (un ottimo Billy Crudup), con nessuna esperienza sul campo ma idee molto chiare, pronto a tutto pur di sfruttare, anche mediaticamente, l’affaire Dillinger. La recitazione di Depp, dal quale si aspetta sempre una magistrale prestazione, manca invece di intensità sebbene il fuoriclasse americano riesca ugualmente a conferire al carismatico gangster una dimensione convincente, grazie al suo indubbio fascino e, soprattutto, ad un innato talento. L’unica occasione di confronto diretto tra i due maschi alfa Bale-Depp, con quest’ultimo temporaneamente dietro le sbarre, evidenzia proprio come sia il solerte agente FBI a godere di una più funzionale caratterizzazione.
Col passare dei minuti il film diventa una sorta di meditabonda agiografia, continuum di sequenze d’azione ben ideate e girate, ma non mantiene un’unità narrativa apprezzabile.
Ben girato, privo di momenti “morti”, intenso: Public Enemies mantiene in pieno le aspettative. Nulla di più.
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