The Wrestler: ritorno in grande stile per Mickey Rourke - Pianosequenza.net
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 Leone / 2... di Emanuele P.
 
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Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia.

François Truffaut
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The Wrestler: ritorno in grande stile per Mickey Rourke
a cura di Emanuele P. (del 07/03/2009 @ 10:25:56, in Al Cinema, linkato 1120 volte)

The Wrestler
(The Wrestler)
Darren Aronofsky, 2008 (Usa), 109’
uscita italiana: 6 marzo 2009
voto su C.C.
 
La vera notizia è che sotto quei capelli biondi stratinti, quell’abbronzatura da lampada scadente, quel viso (e quel corpo) torturati da anni di eccessi, c’è ancora lo stesso sguardo. C’è ancora Mickey Rourke. Lo stesso di Ore disperate, di Angel Heart, di Rusty il selvaggio, de L’anno del dragone.
Per il film della rinascita (dopo la partecipazione, grottesca ma incoraggiante, al progetto Sin City) Rourke ha avuto la fortuna e l’abilità di trovare la storia perfetta, oltre che il regista perfetto, Darren Aronofsky: un ritorno da assoluto protagonista (con tanto di Leone d'oro a Venezia).
La vita di Randy “The Ram” Robinson (Rourke) sembra lo specchio di quella dell’ex divo di Hollywood: star degli anni ottanta, ma devastato dai novanta, trascorsi a svendersi e (auto)distruggersi. Wrestler professionista, logorato da una professione che a stento gli garantisce l’alloggio in una roulotte, l’Ariete prova a ricostruire la sua vita cercando aiuto e supporto in una spogliarellista (Marisa Tomei) che per certi versi sta vivendo una “crisi d’intentità” molto simile alla sua, e nella figlia (Evan Rachel Wood) mai davvero conosciuta. Troverà conforto solo nel suo, fedele, pubblico.
 
Le parole del Boss Springsteen che concludono la proiezione sono perfetto coronamento di un’esperienza emozionante: Aronofsky (con lo sceneggiatore Robert D. Siegel) riesce a conciliare magistralmente premesse smielate e azione cruenta, utilizzando continuamente la camera a spalla e puntando su una fotografia curatissima (opera di Maryse Alberti) da cui traspare un alone indelebile di stanchezza e sconfitta. Gli squallidi scenari in cui si svolge l’azione (arene cadenti, supermercati di quart’ordine, roulotte ammaccate) sono lo specchio dell’esistenza di un ex eroe dimenticato, incapace di restare “a galla” abbastanza da garantirsi un futuro. È solo e vecchio, ma sembra non accorgersene finché un infarto non lo riporta alla dura realtà, costringendolo a vedersi finalmente attraverso gli occhi degli altri: come un fallito, abbandonato e senza futuro. Una delle sequenze più riuscite è senza dubbio quella in cui Rourke accompagna la figlia, Evan Rachel Wood, nei luoghi dell’infanzia – ancora una volta parte di quello che era un passato “felice” –, Aronofsky li segue dolcemente, attraverso i ruderi di un vecchio complesso. Il regista newyorkese è capace però di cambiare totalmente registro nelle scene “d’azione”, nelle quali mostra con incredibile intensità i devastanti (e coreografati) scontri tra wrestler – da sottolineare anche la sequenza in cui "scorta" Rourke, con l’immancabile camera a spalla, mentre questi si avvia per la prima volta verso il suo nuovo lavoro al bancone del supermercato, supportato, solo nella sua mente, dagli stessi boati e le stesse invocazioni che gli venivano riservate sul ring.
Un po’ come l’attore che lo interpreta, Randy “The Ram” riesce ad essere se stesso solo facendo ciò per cui è nato, lontano da quella realtà che può ferire più di mille schiaffi; lottare o recitare non fa tanta differenza.
E non dimentichiamoci quello sguardo, quella presenza scenica inimitabile, caratteristiche innate che sono sopravvissute al peggio. Speriamo che Rourke voglia finalmente tornare ad usarle.
Risveglio (auspicato).
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# 1
Nulla da aggiungere o da togliere. Personalmente concordo parola per parola.
Gran film, ottime interpretazioni e la splendida canzone del Boss.
Da consigliare ciecamente.
a cura di  Mr. Hamlin  (inviato il 07/03/2009 @ 16:36:20)
# 2
"lottare o recitare non fa tanta differenza".

Bellissimo, una frase che racchiude perfettamente la straordinaria interpretazione di Rourke.
a cura di  Ale55andra  (inviato il 09/03/2009 @ 11:59:42)
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