(The Simpsons Movie)
David Silverman, 2007 (Usa), 87’
uscita italiana: 14 settembre 2007
voto su
C.C. 
Parlare dei Simpson non è cosa facile; le “facce gialle” (come continua imperterrito a chiamarli mio nonno) imperversano dal 1987 sulle TV di mezzo mondo. Hanno seppellito il Muro di Berlino e l’URSS, sono sopravvissuti alle Torri Gemelle e ai reality: il Times li ha ufficialmente riconosciuti come lo show del secolo (quello appena passato). Hanno ispirato trattati di sociologia e di filosofia, o più semplicemente hanno determinato i nuovi canoni della comicità occidentale di massa, sdoganando i “cartoni animati” e facendo divertire (e riflettere, considerata la forte componente satirica) milioni di fan sfegatati, compreso il sottoscritto. Per tutti questi motivi la seguente recensione non terrà conto nel suo giudizio finale delle debolezze e delle lacune del film, ma lo valuterà in quanto summa di vent’anni di puro genio.
Ne I Simpson sono condensati tutti quegli elementi che nel corso di 400 episodi in 18 stagioni hanno animato Springfield e i suoi abitanti, con i vizi e le virtù propri di ciascun personaggio. Per questa ragione il film può essere “compreso” solo da chi conosce a fondo la storia dei gialli d’America, dal pioniere Gebedia all’odierno sindaco Quimby; non che lo spettatore occasionale non possa godere ugualmente dell’estro comico di Homer, ma sarà privato del piacere più grande, quello di riuscire a cogliere tutte le chicche e le sfumature dell’universo simpsoniano. Ciò che fidelizza e compiace lo spettatore evoluto, infatti, è lo sfrenato citazionismo intertestuale che spazia dal cinema alla politica all’attualità fino a diventare autoreferenziale; un meccanismo perversamente divertente mutuato in parte dal Saturday Night Live e ricorrente nell’opera di Tarantino.
Nel suo primo lungometraggio la famiglia Simpson si trova alle prese con l’emergenza ambientale: il lago di Springfield è troppo inquinato, tanto da mobilitare perfino il Governo degli Stati Uniti, presieduto da un improbabile Schwarzenegger (improbabile giusto perché, essendo di origine austriaca, non può essere eletto alla Casa Bianca…). A differenza dei classici episodi da venti minuti, dove gli espedienti comici dimostrano un piglio decisamente critico nell’affrontare il tema della puntata, nel film l’emergenza ambientale è solo un pretesto per dare sfogo alla creatività degli autori (su tutti Matt Groening, James L. Brooks e Sam Simon) , che si sbizzarriscono infilando una gag dietro l’altra; il ritmo resta decisamente alto, compresi i titoli di coda (mai visto in vita mia un intero cinema restare incollato alle poltrone fino all’ultimo millimetro di pellicola) ma viene a mancare la graffiante satira sociale a cui siamo abituati, il fattore determinante del successo dei Simpson, l’elemento che ha dato profondità alla serie per tutti questi anni.
Per quanto riguarda il contesto italiano, non possiamo risparmiarci una menzione d’onore per il doppiaggio; sarà per la pigrizia tutta tricolore di rifiutare lingua originale e sottotitoli, ma sta di fatto che la scuola italiana non ha eguali, e i Simpson su tutti giovano di una squadra di doppiatori, dal mi-ti-co! Tonino Accolla a Ilaria Stagni a Monica Ward a Liù Bosisio (solo per citare i componenti della famiglia, ma sono fantastiche tutte le voci prestate ai personaggi cosiddetti “minori”, che poi costituiscono la vera marcia in più della serie), a dir poco fenomenale, capace di restituire lo spessore linguistico dei personaggi nell'idioma italico.
Siamo in presenza di un vero e proprio cult-movie, non per i contenuti ma per ciò che rappresenta, ovvero un’intera generazione di appassionati che sfidando i canoni televisivi e culturali dell'epoca hanno vinto la loro piccola grande rivoluzione fino ad approdare al cinema, segnando un successo che nessun emulo politically uncorrect, per quanto valido (da I Griffin a South Park), potrà mai eguagliare.