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Uno sguardo sulla sceneggiatura d'eccellenza
a cura di Emanuele P. (del 22/07/2007 @ 09:45:28, in Al Cinema, linkato 1660 volte)

Sguardo nel vuoto
(The Lookout)
Scott Frank, 2007 (Usa), 98'
uscita italiana: 13 luglio 2007
voto su C.C.

Sempre più di frequente capita che capaci sceneggiatori decidano di “evolversi”, dirigendo le storie che loro stessi hanno scritto.
I risultati sono alterni, ma alcuni di questi neo-registi hanno già garantito film tutt’altro che mediocri (tra gli ultimi, Harsh Times).
Scott Frank, apprezzato sceneggiatore (tra gli altri: Out of sight, Minority Report, The Interpreter), aveva da tempo terminato la stesura di quello che era considerato uno dei migliori script hollywoodiani non ancora realizzati.
Quale modo migliore per girarlo se non farlo da sé?
Il risultato è questo The Lookout – Sguardo nel vuoto, notevole drama-thriller che riesce in massima parte a difendere la fama di cui nutriva nell’ambiente degli addetti ai lavori.

La vita di Chris Pratt (Joseph Gordon-Levitt, una piacevole scoperta), stellina dell’hockey di ottima famiglia, viene cambiata radicalmente da un incidente d’auto del quale è responsabile e nel quale muoiono due suoi amici.
Oltre alle ovvie conseguenze psicologiche, Chris deve fare i conti con un problema neurologico che gli impedisce di ordinare in modo cronologicamente corretto gli eventi.
Divide il suo appartamento con un ragazzo cieco che ha conosciuto in terapia (Jeff Daniels), e la sua vita si trascina senza scopo con una avvilente e sempre uguale routine.
L’incontro col classico “pessimo individuo” (Matthew Goode) che lo conduce sulla cattiva strada è quasi scontato, ma l’epilogo non lo sarà affatto.

Scott Frank dirige in modo accademico, limitandosi a valorizzare una sceneggiatura eccellente.
Mette al centro della narrazione l’ottimo Gordon-Levitt, che è una spanna sopra il resto del cast (nonostante il personaggio di Daniels sia il classico “grillo parlante” di cui il pubblico si innamora presto), e lascia scorrere una trama priva di particolari incongruenze e mai scontata.
Cadere nei cliché di tanti film già visti era facile, ma Frank lascia fuori la porta i fremiti post-adolescenziali, il patetismo stucchevole e le overdose di flashback che rendono tanto mediocri le pellicole degli ultimi tempi.
Si sarebbe potuto approfondire meglio alcuni aspetti della storia, che sono lasciati un po’ in sospeso e non convincono fino in fondo (la psicoterapia, la ex fidanzata uscita quasi incolume dall’incidente, il rapporto con la famiglia), ma, tutto sommato, The Lookout riesce egregiamente nello scopo prefissato: coinvolgere lo spettatore, trascinarlo dentro questa storia di ordinaria estraniazione e poi lasciarlo andare, svuotato per qualche istante da tutto ciò che ha intorno.

Possiamo solo concludere dicendo all’ottimo Scott Frank che, per il momento, è ancora più capace a scrivere che a dirigere, ma c’è sempre tempo per migliorare…

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