
Smokin' Aces
(Smokin' Aces)
Joe Carnahan, 2007 (Gran Bretagna, Francia, Usa), 108'
uscita italiana: 20 luglio 2007
voto su C.C. 
Tarantino con il suo cinema ha aperto la strada a tutta una serie di registi, più o meno giovani, più o meno capaci, che si lasciano affascinare da atmosfera modaiola, hip hop, spari, discorsi verbosi e sboccati, flashback e colpi di scena intuibili.
Sebbene alcuni di loro siano assolutamente apprezzabili – Guy Ritchie (Lock and stock, Snatch), Paul McGuigan (Slevin), Robert Rodriguez (Sin City) – altri sembrano avere ancora un po’ di strada da percorrere.
Questo Smokin’ Aces è un incompiuto, che sfoggia discreto stile e qualche ottima scelta alla regia ma che deve soccombere di fronte ad una sceneggiatura confusa e approssimativa.
Buddy “Aces” Israel (Jeremy Piven), acclamato entartainer di Las Vegas, l’ha fatta grossa. Per qualche motivo il boss del luogo (di Cosa Nostra, è bello sapere che si importi qualcosa dall’Italia…) ha posto sulla sua testa una taglia da un milione di dollari; conditio sine qua non è il cuore del tapino, che deve essere consegnato al mafioso.
Intorno all’illusionista si scatenano tutta una serie di assurdi personaggi.
Il pezzo grosso dell’FBI (Andy Garcia), i suoi scagnozzi (Ray Liotta e Ryan Reynolds), e tutta una pletora di killer attratti dalla pioggia di dollari che li attende a lavoro compiuto.
Ci sono le due hitwomen Taraji P. Henson e Alicia Keys (wow), c’è il camaleontico Tommy Flanagan dai mille travestimenti, c’è l’ex agente torturatore Nestor Carbonell, c’è Affleck in una breve apparizione, ci sono tre nazi ultra violenti, insomma, c’è tutto il campionario del pulp (a momenti un po' troppo becero).
Centinaia di proiettili dopo, discretamente “telefonato”, arriva il colpo di scena d’ordinanza.
Joe Carnahan scrive (male) e dirige (bene) un insolito film d’azione.
I personaggi sono divertenti, alcune scene esilaranti (il killer che dopo aver ucciso Affleck si china sul suo viso e gli muove le labbra usandolo come una marionetta per “assolverlo” dalle sue colpe), e lo stile accattivante.
Il direttore della fotografia calabrese, Mauro Fiore, supporta Carnahan magnificamente, contribuendo in modo decisivo al mood della pellicola (molto interessanti anche i titoli di coda).
I protagonisti sono in parte, Piven su tutti, e assecondano uno script discutibile (c’è anche un cameo di Matthew Fox, il dottorino di Lost).
La parata di nomi più o meno celebri non basta però a tenere in piedi una sceneggiatura risibile: la storia è confusa, scimmiotta malamente i film di Ritchie e sembra nel finale tirare le fila del discorso in modo affrettato e inconcludente.
Fracassone, stentato, ma anche divertente, Smokin’ Aces non annoia mai, ed a momenti ricorda le atmosfere dei migliori pulp britannici degli ultimi anni.
Lo stile di Carnahan è davvero interessante, scene sempre frenetiche, montaggio serrato, qualche split screen; tutto s’infrange sullo scoglio di una sceneggiatura inconcludente.
Magari la prossima andrà meglio, e allora potremo assistere ad un’opera degna delle sue potenzialità.
Piccoli pulp crescono…