
Sicko
(Sicko)
Michael Moore, 2007 (Usa), 113'
uscita americana: 22 giugno 2007
uscita italiana: 24 agosto 2007
voto su C.C. 
A meno che non si tratti delle avventure in mezzo al mare di geniacci dai cappellini rossi, i documentari al cinema proprio non li sopporto.
Per questo - ed anche per le tesi fanta-complottistiche che si prefiggeva di esporre – mi rifiutai di vedere Fahrenheit 9/11, nonostante possegga da anni il dvd (infelice regalo).
Gli stessi motivi mi hanno spinto anche a non veder mai, restando in tema, il famigerato Bowling a Columbine.
Mettiamola così: se proprio voglio assistere ad una inchiesta ben fatta, preferisco l'ottimo Iacona che, con orecchino ben in vista e una deliziosa “erre” moscia, snocciola tutte le magagne del nostro bel paese.
Dopo questa doverosa premessa, quello che sto per affermare sembrerà ancora più strano.
Sicko è un ottimo film.
O meglio è un ottimo documentario, girato con gusto e cifra stilistica degne di un film (fantastica la sequenza con musical propagandistico dell’URSS che fa seguito all’esposizione dell’utopistico, visto con occhi americani, sistema sanitario “socialista” inglese).
Il problema dell’assistenza sanitaria negli States è piuttosto complesso, e senza averne una adeguata conoscenza non si possono fare considerazioni oggettive; qui si parla di cinema, e dunque mi fiderò del panzuto regista americano.
Moore ci descrive il sistema sanitario USA come un vero e proprio inferno. Chi è privo di una assicurazione (volendo semplificare molto, in America la sanità è “privatizzata”) non può usufruire degli ospedali, avere rimborsi per medicine, non può dunque curarsi; i fortunati a possedere una copertura totale non sono poi in condizioni particolarmente migliori: al minimo errore nelle pratiche, al minimo sintomo non comunicato con il giusto preavviso, al minimo “passo falso”, la loro copertura salta e si ritrovano anch’essi privi di una sufficiente assistenza.
La prima parte di Sicko è dedicata alla raccolta delle eterogenee testimonianze di tanti americani drammaticamente colpiti dall’inefficienza del sistema sanitario a stelle e striscie (emblematica la storia dell’uomo che ha dovuto, dopo un incidente, scegliere quale falange farsi “ricucire” in base al minor costo dell’operazione).
Quindi Moore si sposta prima oltre confine, in Canada, e poi oltreoceano in Inghilterra e Francia, per esaminare sistemi sanitari definiti “socialisti”, cioè, anche qui banalizzando, a “carico” dello Stato (che ovviamente garantisce i servizi ottenendo dal gettito fiscale i fondi necessari). In queste idilliache terre, il paziente non deve far altro che arrivare in ospedale e “farsi curare”, senza dover pagare nulla.
Il regista americano, un po’ caricatura di sé stesso, è sempre più estasiato da questi paesi dei balocchi che si svelano davanti ai suoi occhi in tutta la loro magnificenza, e reagisce con scetticismo tentando di intervistare chiunque pur di trovare il proverbiale “pelo nell’uovo”. Alla fine, dopo aver appreso che in Francia un dottore “a domicilio” ti arriva a casa, gratuitamente, ad ogni ora del giorno e della notte, anche per diagnosticarti una indigestione, o che in Inghilterra, un medico in pieno “sistema socialista” possiede una casa da un milione di dollari, una fuoriserie e mega tv al plasma, Moore, ormai sconfitto, gli chiede se perlomeno lo Stato costringe i suoi dottori ad usare i mezzi pubblici per spostarsi …
Persino nella famigerata prigione di Guantanamo e dai terribili comunisti cubani la sanità sembra essere più efficiente che in America. Tanto da convincere il regista ad espatriare - portando con sé alcuni “eroi” dell’ 11 settembre che si erano ammalati cronicamente a causa del loro lavoro di salvataggio ed a cui il governo aveva negato le sovvenzioni – approdando a Cuba dopo una epica traversata, e successiva, ovvia, simil-lieta conclusione (c’è da dire che la qualità dei medici cubani è indiscutibile).
Inquietante la sequenza che pare svelare, attraverso intercettazioni ante litteram, che ci sia Nixon anche dietro il modo selvaggio in cui la sanità è gestita negli States, con il disegno di legge incriminato che fu approvato grazie ai discutibili rapporti tra l’allora presidente e il magnate delle assicurazioni Permanente, Edgar Kaiser.
Nonostante ci sia in parte da eccepire sulle sue affermazioni (in Italia il SSN dovrebbe essere perfetto per come la vede lui, essendo il secondo al mondo…), Moore è molto convincente, efficace, sarcasticamente patriottico e xenofobo, interpretando adeguatamente la parte dello strenuo detrattore del “socialismo sanitario”sino alla resa, di fronte all’evidenza che non è il resto del mondo ad essere anti americano, ma sono loro, per una volta, quelli che sbagliano.
Ci fa notare infatti Moore - in conclusione del film e citando un “odiato” francese - che tutto il mondo ha ammirato l’America proprio in quanto capace di correggere i propri errori; a giudicare dai “poteri forti” coinvolti e dalla situazione, nutriamo dei seri dubbi che stavolta riescano a confermare questa loro "attitudine" (il dietrofront di Mrs Clinton sull'argomento docet... ).
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