
Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo
(Pirates of the Caribbean: At World's End)
Gore Verbinsky, 2007 (Usa), 168'
uscita italiana: 23 maggio 2007
voto su C.C. 
Uno dei primi film di cui ci capitò di parlare su Pianosequenza fu il secondo capitolo della saga dei pirati caraibici, che terminava con la, reversibile, dipartita del mitico capitan Jack Sparrow (il solito, magnifico Johnny Depp).
Chiudendo il post affermavo quanto fosse importante “recuperarlo”, più che per i suoi eroici meriti per poter condurre in porto (e via con gli ammiccamenti marinareschi) un ennesimo più che discreto capitolo della saga.
Verbinsky ovviamente lo fa, e l’ottimo Johnny lo ripaga con il suo consueto straordinario apporto, anche se non sempre supportato dal resto degli “attori” (per alcuni utilizzare questa definizione mi pare davvero esagerato…).
Che dei pirati non ci sia da fidarsi è una cosa palese, ma nonostante ciò sono inevitabili mille compromessi e patti segreti da accettare ancora una volta per William Turner (Orlando Bloom, aridatece l'elfo) e la sempre più coraggiosa Elizabeth Swann (Keira Knightley).
Come già detto in apertura, c’è da salvare il capitano Sparrow (Depp), intrappolato in una specie di limbo e ossessionato da esilaranti personalità multiple, in più si deve fare i conti con gli screzi amorosi tra un pirata mezzo mollusco ed una divinità un po’ zoccola, con l'inaffidabile vecchia conoscenza Barbossa (Geoffrey Rush) e con le brame di potere dell’antipaticissimo Lord Beckett (Tom Hollander), nemico di tutti i pirati con cui non può fare accordi.
Dopo oltre due ore di combattimenti, spade, cannoni, insulti e risate sembra quasi di essere punto e a capo, osservando il buon Sparrow che prima viene schiaffeggiato dalle solite donzelle del posto, e poi salpa, su una barchetta monovela perchè di nuovo orfano della sua Perla Nera, verso nuove ed incredibili avventure,
Francamente ignoro se siano in programma ulteriori capitoli di questa fortunata saga, ma una cosa posso garantirla: Verbinsky e la sua ciurma potrebbero continuare in eterno con le loro storie di pirati un po’ tutte uguali ma nonostante questo inevitabilmente affascinanti.
Certo senza Depp sarebbe tutto diverso: Johnny è il pilastro su cui si tengono tutti e tre i film, con questa sua straordinaria capacità di inventare un personaggio ambiguo, codardo ma eroico, effeminato ma sciupafemmine, apparentemente imbranato ma in realtà molto capace, uno che, anche se non sembra, ha sempre ben chiaro come agire.
In questo Ai confini del mondo, vengono concessi a Johnny ulteriori spunti comici, come nelle scene in cui decine di Sparrow interloquiscono tra loro, si uccidono, si insultano, tutti assolutamente irresistibili.
Il cameo di Keith Richards è poi un diretto omaggio all’ottimo Depp, che spesso dice di essersi ispirato proprio alla rock star per alcuni caratteri del suo personaggio (non a caso Richards interpreta il padre di Sparrow).
Il resto sono ammiccamenti e smorfie della Knightley e sguardi allibiti di Bloom, ai quali ormai siamo discretamente abituati.
E soprattutto ci sono, tanti, soldi ben spesi: alcune scene sono epiche, la battaglia finale stilisticamente apprezzabile e decisamente coinvolgente, enormi vascelli abitati da uomini-molluschi che riemergono dal fondo del mare, catastrofiche esplosioni, coreografici duelli.
Si riesce anche a perdonare il buon Verbinsky che scimmiotta Leone&Morricone in occasione dell’incontro tra capitani che si svolge su una bianchissima spiaggia poco prima che gli scontri abbiano inizio.
Tutto all’insegna del divertimento di un soddisfatto spettatore.
Insomma anche quello che potrebbe essere l’ultimo capitolo di questa saga che ha riportato in auge i film di cappa e spada risulta essere un eccellente blockbuster, perfetto per passare qualche ora di relax e risate.
Niente di più.